I mancati fondi al film dedicato a Giulio Regeni, diretto da Simone Manetti, ha acceso un confronto acceso tra istituzioni, mondo culturale e politica. La decisione della Commissione nominata dal ministro Alessandro Giuli ha sollevato critiche sui criteri di valutazione adottati e sul ruolo della discrezionalità nei finanziamenti al cinema, portando anche alle dimissioni di figure come Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti.
Caso Regeni e il no per i fondi sul film: reazioni politiche, polemiche e impatto sul settore
La decisione ha generato reazioni anche sul piano politico, trasformando il caso in una questione parlamentare. Il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione urgente al ministro Giuli, contestando il mancato finanziamento e parlando di una scelta “priva di adeguata motivazione” e difficilmente comprensibile.
Nel testo si evidenzia come l’esclusione di un’opera già realizzata e premiata sollevi dubbi sulla trasparenza del sistema, accusato di essere sempre più centralizzato e influenzato da logiche politiche.
Tra le voci critiche figurano anche quelle di Riccardo Magi e Angelo Bonelli, che hanno chiesto chiarimenti pubblici, ipotizzando che la decisione possa derivare da un orientamento politico piuttosto che da criteri esclusivamente artistici. Bonelli ha parlato apertamente di “bavaglio”, sostenendo che si stia impedendo la diffusione di un’opera legata a una vicenda sensibile. Anche il produttore Domenico Procacci ha espresso perplessità, interpretando la scelta come parte di un quadro più ampio e non come un caso isolato.
Il documentario, prodotto da Ganesh Produzioni insieme a Fandango e già distribuito nelle sale, ha ricevuto un’ampia adesione accademica: 76 università italiane hanno infatti promosso la sua proiezione. Inoltre, il progetto è stato presentato in diverse iniziative pubbliche, consolidando la sua rilevanza culturale. Parallelamente, emergono critiche più ampie al sistema di finanziamento del cinema, con ritardi nei bandi e difficoltà per le produzioni indipendenti. Secondo gli operatori del settore, tra cui rappresentanti di CNA Cinema e Audiovisivo, il comparto soffre per una maggiore complessità normativa e per un assetto che avrebbe ridotto l’efficacia dei meccanismi automatici di sostegno, incidendo negativamente sulla capacità produttiva complessiva.
Caso Regeni e no fondi per il film, Galimberti e Mereghetti annunciano le dimissioni
Il documentario dedicato a Giulio Regeni, intitolato “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” e diretto da Simone Manetti, al centro di un acceso dibattito dopo essere stato escluso dai finanziamenti pubblici, ha innescato tensioni interne alla Commissione incaricata di valutare i contributi al settore audiovisivo. L’opera, già riconosciuta con il Nastro della Legalità 2026, è stata giudicata dagli esperti nominati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli come non idonea a ricevere sostegno economico statale.
A seguito di questa decisione sono arrivate le prime rinunce all’incarico. Hanno lasciato la Commissione sia lo story editor Massimo Galimberti sia il critico cinematografico Paolo Mereghetti. Galimberti ha motivato la sua scelta dichiarando: “Sono anni che lavoro con il Ministero, ho fatto parte di varie Commissioni, però in questa fase, ho sentito una sorta di incompatibilità ambientale… Ci sono modalità che non condivido”. Ha inoltre sottolineato una distanza metodologica nelle valutazioni e una visione della cultura in cui non si riconosce pienamente. Mereghetti, pur non avendo partecipato alla valutazione del film su Regeni, ha invece rassegnato le dimissioni “per coerenza”, ribadendo il proprio dissenso rispetto all’impostazione generale.