Nel dibattito pubblico è tornata con forza la voce di Massimo Cacciari, che ha messo in guardia il centrosinistra dall’aprire la partita delle primarie subito dopo il risultato referendario. Secondo il filosofo, la priorità non può essere la disputa sui nomi ma la definizione di un programma condiviso in grado di rispondere ai problemi reali. L’osservazione punta il dito contro un’abitudine ricorrente: l’opposizione annuncia programmi generici e poi torna sul tema delle leadership, senza aver risolto i nodi fondamentali che il voto popolare ha reso evidenti.
Perché le primarie appaiono fuori tempo
Secondo Cacciari, convocare le primarie in questo momento rischia di essere soprattutto un esercizio autoreferenziale che non mobilita l’opinione pubblica: il filosofo sottolinea che in passato lo strumento è stato efficace solo quando il risultato era già prevedibile e serviva a stimolare la partecipazione, come nel caso storico del passato. Oggi, invece, parlare di gare interne senza prima costruire una sintesi programmatica significa litigare su facce e correnti, alimentando divisioni che poi pagherà l’elettorato. Per Cacciari la questione non è tanto scegliere un volto, ma dimostrare che il centrosinistra sa offrire soluzioni concrete e coerenti su temi sensibili.
La critica al rito delle promesse generiche
Il filosofo contesta il ricorso a slogan del tipo “faremo il programma” come sostituto del lavoro vero: per lui quella frase è diventata un modo per rimandare le scelte difficili. Serve invece un impegno reale su punti precisi, evitando che la discussione resti confinata a incontri di partito o a comunicati. Solo presentando un programma chiaro e praticabile si può poi decidere con cognizione di causa chi sarà il candidato alla guida del governo. In assenza di questo passaggio, le primarie rischiano di essere percepite come irrilevanti dall’opinione pubblica.
I nodi politici ed economici da sciogliere
Il cuore della critica di Cacciari riguarda due questioni che, a suo avviso, non hanno ancora ricevuto risposte convincenti: la politica fiscale e la politica estera. Sul piano economico il problema è trovare misure credibili per preservare il welfare e ridurre le disuguaglianze, indicando fonti di finanziamento concrete. Sul piano internazionale, invece, è necessaria coerenza: alternare posizioni filo-europee e posizioni solidali verso altre cause internazionali crea confusione e allontana i giovani e gli elettori che chiedono chiarezza e una visione strategica unica.
Politica fiscale: risorse e scelte coraggiose
Per tutelare il welfare occorre, secondo Cacciari, una politica fiscale più aggressiva su profitti, settori bancari e redditi elevati; la domanda centrale è pratica: dove si trovano i soldi per finanziare misure sociali senza impoverire i servizi? Il filosofo denuncia un tabù diffuso in parte del centrosinistra sul tema delle tasse: evitare la discussione corrisponde a rinunciare a proposte redistributive efficaci. Chiarezza su quali imposte rivedere e su come usare le risorse è fondamentale per trasformare i proclami in politiche realizzabili.
Politica estera: coerenza e attrattiva per i giovani
Cacciari evidenzia che molti giovani hanno votato mosso dalla stanchezza verso politiche di guerra e dall’assenza di strategie di pace: per questo il centrosinistra deve formulare posizioni comprensibili e coerenti sugli scenari internazionali. L’alternanza tra schieramenti filo-europei, anche riferendosi a figure come von der Leyen, e prese di posizione solidali con altre cause internazionali lascia spazio a contraddizioni che riducono l’attrattiva verso elettori più sensibili a temi globali. Chiarezza e visione sono quindi indispensabili per recuperare consenso tra i più giovani.
Costruire un’alternativa: programma, squadra e governo ombra
La sintesi proposta da Cacciari è netta: prima un accordo programmatico e poi la scelta dei nomi. Solo dopo aver definito le priorità politiche e aver formato una squadra credibile ha senso aprire la discussione sul candidato premier. Il filosofo ricorda inoltre l’importanza di presentarsi come una forza che abbia già pensato a una squadra di governo o a un governo ombra, per dimostrare concretezza amministrativa. A chi chiede un nome, Cacciari indica la logica del ruolo del partito maggiore dell’opposizione, pur lasciando spazio all’evoluzione delle alleanze.
Un messaggio per l’opposizione
In conclusione, l’invito è a leggere il risultato referendario come un indicatore di priorità sociali ed economiche e non come un pretesto per tensioni interne. Il percorso suggerito passa attraverso l’elaborazione di un programma condiviso, la volontà di affrontare i tabù fiscali e l’impegno a definire una linea coerente di politica estera. Solo così, ammonisce Cacciari, il centrosinistra potrà sperare di ricostruire credibilità agli occhi degli elettori e competere con efficacia nella scena politica nazionale.