Negli ultimi giorni di marzo 2026 la scena politica iraniana è apparsa profondamente scossa. Secondo ricostruzioni riportate dal New York Times il 30/03/2026 e da testate locali il 28/03/2026, una serie di raid attribuiti a Stati esterni ha eliminato figure di rilievo, lasciando dietro di sé un panorama decisionale confuso e frammentato. Questo vuoto ha favorito l’avanzata di gruppi e comandanti che fino a ieri avevano ruoli meno visibili nelle strutture formali del potere. La situazione ha conseguenze immediate sulla capacità di Teheran di prendere decisioni univoche e su come vengono condotti i contatti internazionali.
Il fenomeno non è soltanto una lista di vittime e sostituzioni: è una modificazione della geografia del potere. Con l’indebolimento di canali istituzionali tradizionali, sale in primo piano il peso dei Pasdaran (Iranian Revolutionary Guard Corps) e di figure militari che controllano reti operative e informazioni sensibili. Lo scenario appare a tratti incoerente: diplomatici stranieri riferiscono difficoltà a individuare interlocutori stabili, mentre alcuni leader esteri hanno descritto la situazione come «caotica» ma con possibili margini di apertura negoziale.
Chi ha guadagnato terreno
Nel vuoto di autorità, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha assunto un ruolo più centrale, controllando sia apparati di sicurezza sia canali decisionali informali. Questa dinamica ha portato a una concentrazione di potere che alcuni osservatori definiscono senza precedenti nella storia recente della Repubblica islamica. Il rafforzamento dei Pasdaran non è omogeneo sul piano politico: esistono correnti interne con priorità diverse, ma tutte condividono una maggiore influenza sulle questioni di sicurezza e sulle risposte militari, rendendo più complessa la previsione delle mosse di Teheran.
Figure emergenti e nuovi equilibri
Tra i nomi indicati come emergenti ci sono personalità come Vahidi, il ruolo di raccordo di Zolghadr, le ambizioni politiche di Ghalibaf e le capacità comunicative di Araghchi. Ciascuno di questi attori interpreta il potere in modo diverso: alcuni puntano a una linea più militare e reattiva, altri cercano spazi diplomatici per ridefinire relazioni esterne. Il risultato è un ecosistema decisionale dove i canali formali dello Stato convivono con network paralleli di comando e controllo, soprattutto nell’ambito della sicurezza regionale.
Impatto sui negoziati internazionali
Un elemento critico è il rapporto tra questa frammentazione e la capacità negoziale dell’Iran. Fonti internazionali hanno sottolineato che delegati incaricati di trattare potrebbero non conoscere i limiti delle concessioni che il loro stesso governo è disposto a fare. In pratica, la coerenza negoziale è minacciata: senza una catena di comando chiara, ogni proposta rischia di essere rifiutata o sovrascritta da un altro centro di potere. Questo indebolisce la posizione iraniana nelle trattative e aumenta il rischio di incomprensioni con Stati Uniti e Israele.
Difficoltà pratiche nella comunicazione
La confusione è stata riassunta pubblicamente da attori esterni: Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con «un funzionario di alto livello» e ha commentato che «nessuno sa con chi parlare», suggerendo come il caos interno possa essere percepito come un’opportunità per l’Occidente. Tuttavia, queste parole nascondono una realtà più complessa: interlocutori stranieri possono incontrare figure ben informate ma prive di autorità definitiva, creando trattative senza garanzie di applicazione o continuità.
Rischi regionali e scenari possibili
La concentrazione di potere nelle mani dei Pasdaran può tradursi in politiche più assertive e in una preferenza per strumenti di deterrenza piuttosto che per la diplomazia. Questo cambio di priorità rischia di aumentare le tensioni con i vicini e a livello globale, incidendo su rotte energetiche, alleanze e dinamiche militari. D’altro canto, una leadership frammentata può anche risultare più ricettiva a soluzioni negoziali locali, se emergono mediatori credibili e canali stabili di comunicazione.
In sintesi, la situazione descritta dalle fonti del 28/03/2026 e del 30/03/2026 mostra un Iran in transizione: un mix di vuoto di potere, ascesa di forze militari e incertezza diplomatica. Capire chi prende le decisioni oggi è essenziale per prevedere le mosse future e per costruire approcci esterni efficaci. Qualunque strategia internazionale dovrà tenere conto del ruolo crescente dei Pasdaran, della frammentazione interna e della necessità di canali di dialogo chiari per evitare escalation involontarie.