Intorno alle 4:15 del mattino del 1 ottobre 2026, nella cittadina di Venosa, provincia di Potenza, un’esplosione improvvisa ha infranto la quiete della notte. L’evento ha interessato la filiale della BDM (ex Popolare di Bari) dove è collocato il bancomat. L’ordigno, identificato dagli addetti ai soccorsi come una “marmotta”, ha detonato all’interno della struttura, provocando danni significativi e consentendo ai responsabili di impossessarsi di una somma che supera i 50mila euro.
Le indagini preliminari indicano l’uso di uno o due ordigni artigianali di tipo marmotta progettati per penetrare la corazza metallica del distributore automatico e generare una deflagrazione controllata. L’esplosione ha frantumato il cofano del bancomat, aprendo la via al furto dei contanti accumulati all’interno della cassa. La rapida fuga dei colpevoli è avvenuta subito dopo l’esplosione, lasciando sul posto un pericoloso paesaggio di detriti e una scena di forte impatto emotivo per i residenti.
Colpo al bancomat BdM di Venosa
La filiale oggetto dell’attacco appartiene a BDM istituto che ha subito un danno materiale e reputazionale notevole. L’operazione, pianificata con precisione, ha messo a segno un bottino valutato in oltre 50mila euro denaro che è stato sequestrato prima che le forze dell’ordine potessero intervenire. Il dispositivo di estrazione è stato compromesso dalla potenza dell’esplosione, che ha permesso l’accesso diretto al fascio di banconote, dimostrando quanto pericolosa possa diventare la combinazione di tecnologia bancaria e esplosivo improvvisato.
Il “marmotta”, l’ordigno usato
Il termine marmotta indica un ordigno artigianale costituito da una carica esplosiva confezionata in modo rudimentale, solitamente avvolta da materiale isolante e inserita all’interno di oggetti di uso comune. In questo caso, l’ordigno è stato collocato all’interno del vano del bancomat mirando a provocare una deflagrazione capace di scardinare la struttura dell’ATM. La scelta di una marmotta suggerisce una preparazione non professionale, ma comunque sufficientemente efficace da superare le difese fisiche dell’apparecchiatura.
Risposta delle forze dell’ordine
Appena avvertita la detonazione, i carabinieri della compagnia di Venosa sono giunti sul luogo, seguiti immediatamente dai vigili del fuoco. Questi ultimi hanno dovuto attendere l’arrivo degli artificieri dell’Arma per verificare l’assenza di ulteriori dispositivi esplosivi e garantire la totale messa in sicurezza del sito. La loro operatività congiunta ha permesso di isolare l’area, effettuare le prime perizie e impedire rischi aggiuntivi per la popolazione circostante.
Le prime indagini
Il reparto investigativo dei carabinieri ha avviato una ricostruzione dettagliata dei fatti, raccogliendo tracce video, testimonianze dei residenti e campioni di residui esplosivi. L’obiettivo è identificare i soggetti responsabili e ricostruire il percorso seguito dal materiale sottratto. Contestualmente, le autorità stanno collaborando con i tecnici della banca per valutare i danni all’infrastruttura e predisporre le misure di ripristino necessarie.
Al momento, le indagini sono ancora in corso e non sono stati rilasciati ulteriori dettagli sui sospetti o sui possibili moventi. Le autorità hanno però assicurato che ogni risorsa disponibile sarà impiegata per portare a termine le operazioni investigative e recuperare, per quanto possibile, la somma sottratta.
