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Come la crisi del credito ridefinisce il fintech del credito nel 2026

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Un'analisi basata su dati BCE e Bloomberg che spiega perché spread, liquidity e compliance tornano al centro del dibattito fintech

Perché il fintech del credito è sotto pressione nel 2026

I numeri parlano chiaro: secondo stime aggregate della BCE e dati di mercato riportati da Bloomberg, le piattaforme di credito digitale hanno visto un aumento medio degli spread di funding tra 120 e 250 punti base rispetto al 2021. Alcuni segmenti di consumer lending registrano inoltre un aumento dei tassi di default a doppia cifra rispetto ai cicli precedenti. Nel 2026 la pressione sui bilanci delle fintech del credito si manifesta sia sul costo della raccolta sia sulla qualità del credito.

1. Esperienza e memoria storica: il 2008 come lezione

Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che la crisi del 2008 ha lasciato due lezioni fondamentali: la liquidity non è eterna e l’assenza di adeguata due diligence sui crediti può causare shock sistemici. Chi lavora nel settore sa che l’euforia per l’innovazione tecnologica non sostituisce la prudenza creditizia. Oggi molte startup fintech hanno volumetrie e valutazioni rilevanti, ma strutture di funding più fragili rispetto alle banche tradizionali. Dal punto di vista regolamentare, questo profilo di rischio richiede maggiore supervisione sulle pratiche di underwriting.

2. Analisi tecnica: metriche che contano

I principali indicatori da monitorare restano lo spread di funding, il tasso di default (NPL/flow), i costi di acquisition (CAC) e la persistence del capitale disponibile. I numeri parlano chiaro: in un contesto di tassi d’interesse più alti, il costo medio del capitale per un operatore fintech non bancario è aumentato, comprimendo i margini e allargando gli spread applicati ai clienti finali. Chi lavora nel settore riconosce che la combinazione di maggiore costo del funding e alta sensibilità al capitale rende cruciale la diversificazione delle fonti di finanziamento.

La combinazione di maggiore costo del funding e alta sensibilità al capitale rende cruciale la diversificazione delle fonti di finanziamento. I dati sul mercato confermano tensioni operative e di credito.

Metriche chiave osservate nel mercato:

  • Spread di funding: +120-250 pb vs 2021 su carte e consumer lending (fonti: BCE, Bloomberg).
  • Tasso di default sui nuovi portafogli: crescita a cifra singola alta o doppia cifra in alcuni subsegmenti ad alto rischio.
  • Liquidity runway: molte piattaforme hanno runway di 6-12 mesi senza nuova raccolta in condizioni di mercato stressate.

3. Modelli di rischio e vulnerabilità

I modelli di rischio mostrano limiti evidenti di fronte agli stress recenti. Marco Santini, ex Deutsche Bank ed analista fintech, sottolinea la necessità di aggiornare gli scenari di stress.

Dal punto di vista metodologico, i modelli basati su serie storiche brevi sottostimano la volatilità. Chi lavora nel settore sa che l’uso di dataset più ampi e di shock idiosincratici migliora la robustezza delle stime.

I principali punti di vulnerabilità identificati sono tre. Primo, l’elevata correlazione tra funding cost e condizioni di mercato aumenta il rischio di rollover. Secondo, la concentrazione dei finanziatori accentua il rischio di liquidità. Terzo, le metriche di credito spesso non riflettono cambiamenti rapidi nelle condizioni macroeconomiche.

I numeri parlano chiaro: portafogli con esposizione elevata a segmenti a basso reddito presentano aumenti di default più pronunciati. Questo richiede parametri di perdita attesi e scenari di stress più cauti nelle valutazioni economiche.

Dal punto di vista regolamentare, le autorità richiedono maggiore trasparenza sui modelli e test di validazione indipendenti. La due diligence interna e la verifica esterna dei modelli sono elementi chiave per la compliance.

Per mitigare le vulnerabilità, le misure operative includono diversificazione delle fonti di funding, aumento delle riserve di liquidità e revisione dei criteri di scoring. In termini pratici, molte piattaforme dovranno ricalibrare gli stress test entro i prossimi trimestri.

Un ultimo sviluppo atteso riguarda l’adozione di scenari macro più severi nei prossimi round di validazione dei modelli, con impatti diretti sulle politiche di pricing e sulle strategie di raccolta.

La crescita rapida del fintech del credito intensifica il rischio quando la liquidity si contrae. Il ricorso a funding a breve per finanziare asset a lunga durata crea mismatch durate e incrementa la pressione sugli spread. Inoltre, la dipendenza da canali digitali rende i volumi sensibili a shock macroeconomici. Dal punto di vista operativo, ciò traduce in esigenze maggiori di gestione del capitale e di contingency planning.

4. Implicazioni regolamentari

Le autorità, dall’BCE alla FCA, stanno rafforzando requisiti su governance, stress testing e trasparenza dei modelli di pricing. Marco Santini, ex Deutsche Bank ed ora analista fintech indipendente, nota che la compliance svolge un ruolo stabilizzante per il mercato. Chi lavora nel settore sa che la regolazione può limitare eccessi di leva e rischio di liquidità.

Le possibili misure includono requisiti patrimoniali per piattaforme sistemiche, limiti sul leverage e obblighi di reporting più stringenti su BNPL e consumer lending. I numeri parlano chiaro: maggiore trasparenza riduce la probabilità di shock di mercato non segnalati. Dal punto di vista regolamentare, l’attenzione si concentra anche su due diligence, disclosure e meccanismi di backstop per i canali wholesale.

5. Strategie di mitigazione e opportunità

Le aziende con approccio prudente possono ridurre la vulnerabilità finanziaria attraverso tre leve principali. In primo luogo, la diversificazione delle fonti di funding riduce il rischio di concentrazione sui canali wholesale già sotto osservazione. In secondo luogo, il rafforzamento della due diligence sui crediti mitiga l’esposizione a portafogli a elevata volatilità. In terzo luogo, l’ottimizzazione delle unit economics e la riduzione del CAC migliorano la sostenibilità a margini compressi.

Dal punto di vista operativo, le piattaforme devono rivedere i modelli di pricing e i criteri di underwriting per adattarli a scenari di funding più costoso. Chi lavora nel settore sa che piccoli miglioramenti nello spread e nella selezione del portafoglio si traducono rapidamente in maggiore resilienza. Marco Santini, ex Deutsche Bank, osserva: “Nella mia esperienza in Deutsche Bank, l’enfasi su liquidity runway e controllo dei costi è stata determinante dopo la crisi del 2008”. I numeri parlano chiaro: piattaforme con costi di funding inferiori di 100 punti base e tassi di default contenuti possono ritornare a crescere in modo sostenibile anche con margini ridotti.

Dal punto di vista regolamentare, l’attenzione continuerà a concentrarsi su disclosure, meccanismi di backstop e requisiti di governance per i canali wholesale. Le società che adottano pratiche avanzate di reporting e stress testing possono accedere a funding più favorevole e consolidare la fiducia degli investitori.

6. Conclusione e prospettive di mercato

Il settore del fintech del credito è destinato a una fase di consolidamento: alcune piattaforme si ristruttureranno, altre rafforzeranno i modelli di business. Dal punto di vista regolamentare, si prevedono requisiti più stringenti su trasparenza e gestione del rischio. Per gli operatori, la priorità resta la gestione della liquidità, la qualità del credito e la disciplina commerciale; tali fattori determineranno la capacità di ripresa e la posizione competitiva nei prossimi cicli di mercato.

La pressione sul fintech del credito nel 2026 riflette l’attuale contesto di tassi e la memoria delle crisi passate. Marco Santini, ex Deutsche Bank, sottolinea che l’innovazione rimane necessaria, ma priva di adeguate metriche di rischio e capitale si trasforma in fragilità. I mercati tenderanno a premiare operatori che combinano tecnologia con rigore finanziario.

Si prevede una fase di consolidazione del settore, accompagnata da un incremento dei requisiti di compliance e da opportunità per soggetti capitalizzati e disciplinati. Dal punto di vista regolamentare, è plausibile un aumento della sorveglianza sui requisiti patrimoniali e sulla due diligence, con impatti diretti sulla capacità competitiva nelle future fasi cicliche. Fonti preferite: dati aggregati BCE, report di Bloomberg e analisi McKinsey Financial Services.