> > Costo della dieta mediterranea: variazioni stagionali e territoriali

Costo della dieta mediterranea: variazioni stagionali e territoriali

Costo della dieta mediterranea: variazioni stagionali e territoriali

Uno studio basato su oltre 326.000 rilevazioni confronta il costo di panieri salutari per diverse fasce d'età, evidenziando rincari stagionali e disparità tra Nord e Sud

Seguire una dieta mediterranea non ha lo stesso prezzo ovunque in Italia. Un recente studio accademico, firmato da Stefano Marchetti, Ilaria Benedetti, Haoran Yang e Mathias Silva Vazquez e pubblicato su Quality & Quantity, mette in luce come il costo mensile di un paniere alimentare sano e sostenibile sia variato nel tempo e nello spazio, influenzato da stagionalità, fabbisogno calorico e caratteristiche territoriali. L’analisi si basa su un enorme dataset che consente di distinguere traiettorie diverse per uomini, donne, adolescenti, bambini piccoli e anziani.

Il messaggio principale è chiaro: mangiare sano sta diventando più caro e non in modo uniforme. I rincari si concentrano soprattutto nella primavera e nell’estate, mentre alcune eccezioni emergono per i bambini piccoli. Queste oscillazioni non sono solo numeri: riflettono dinamiche di mercato, distribuzione della grande distribuzione organizzata e necessità nutrizionali specifiche delle diverse fasce di età.

Metodologia e portata dei dati

Per valutare il costo di un modello alimentare di riferimento, i ricercatori hanno costruito panieri coerenti con i principi della dieta mediterranea per cinque categorie demografiche. Lo studio copre il periodo da agosto 2026 a marzo 2026 e si è basato su 326.721 rilevazioni di prezzo relative a 167 prodotti in 107 province italiane, raccolte dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Grazie a questi dati è stato possibile stimare un costo minimo, medio e massimo per ogni paniere e monitorare come siano cambiate nel tempo le opzioni più accessibili per chi vuole mangiare sano.

Campione, indicatori e misure

Il lavoro distingue chiaramente tra diverse esigenze caloriche e nutrizionali, costruendo panieri per uomini adulti, donne adulte, adolescenti, bambini piccoli e anziani. Gli indicatori usati includono il valore medio mensile del paniere e le stime di costo minimo e massimo disponibili sul mercato. Il progetto è parte del PRIN 2026 ‘FOOD MeaSure’ (CUP: J53D23011590006), che esplora il rapporto tra povertà, vulnerabilità sociale e accesso a diete sostenibili usando dati ufficiali in modo innovativo.

Risultati principali: aumenti e differenze

I risultati mostrano aumenti significativi e costanti nel triennio considerato, con incrementi medi intorno al 20% per molte fasce. Il paniere degli uomini adulti risulta il più caro, fermandosi stabilmente sopra i 200 euro nei mesi primaverili ed estivi e scendendo verso i 150-160 euro nei mesi più freddi. Le donne adulte vedono il costo medio mensile salire da circa 175 a 208 euro in estate e da 130 a 156 euro in inverno: un aumento complessivo vicino al 19-20%.

Fasce più fragili e comportamenti stagionali

Per gli anziani il paniere si posiziona in una fascia intermedia, con valori che raggiungono i 160-170 euro nei mesi caldi e circa 120 euro in quelli freddi, anch’essi con un aumento complessivo attorno al 20%. Gli adolescenti passano da circa 109 a 131 euro in primavera-estate e da 65 a 78 euro in autunno-inverno. I bambini piccoli rappresentano l’eccezione: il loro paniere è l’unico che risulta più costoso nei mesi freddi (circa 65–79 euro) rispetto all’estate (49–62 euro), con un aumento complessivo compreso tra il 20% e il 25%. Questa anomalia segnala come le esigenze specifiche di età influenzino fortemente la composizione e il prezzo finale del paniere.

Variazioni geografiche e implicazioni politiche

Sul fronte territoriale emergono contrasti netti: i prezzi medi e massimi dei panieri sono generalmente più alti nelle province del Nord, mentre i prezzi minimi teorici risultano spesso più elevati nel Sud. I ricercatori ipotizzano che la minore presenza della grande distribuzione organizzata in alcune aree meridionali riduca concorrenza ed economie di scala, limitando l’offerta di opzioni a basso prezzo. Questo aspetto rende l’accesso a una dieta sana meno omogeneo sul territorio.

Le evidenze sollevano la necessità di strumenti di monitoraggio più raffinati e di interventi mirati per le fasce più vulnerabili: politiche che favoriscano la disponibilità di prodotti sani a prezzi accessibili, promozioni mirate e potenziali interventi sulla filiera potrebbero ridurre le disuguaglianze. In sintesi, il costo di una dieta sostenibile dipende tanto da fattori economici e logistici quanto da scelte nutrizionali individuali, e le soluzioni richiedono un approccio integrato tra settore pubblico e operatori del mercato.