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Dati ufficiali sul commercio estero statunitense indicano un peggioramento del saldo commerciale a dicembre. Il fenomeno interessa gli Stati Uniti e riflette un aumento marcato delle importazioni di componenti tecnologici e beni capitali. Gli analisti collegano questi flussi a investimenti nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che stanno modificando la composizione degli scambi. I dati mostrano pressioni sul deficit commerciale e suggeriscono che la domanda di tecnologia avanzata rimarrà un fattore determinante nei mesi a venire.
Impatto complessivo e numeri chiave
Per l’intero 2026 il deficit nella sola categoria dei beni ha raggiunto un record di 1,24 trilioni di dollari. Il saldo complessivo di merci e servizi si è attestato a poco più di 901 miliardi di dollari, in lieve flessione rispetto all’anno precedente. Le esportazioni sono aumentate del 6%, mentre le importazioni sono cresciute quasi del 5%.
Il dato mensile di dicembre ha mostrato una seconda contrazione consecutiva del contributo commerciale al prodotto interno lordo (PIL). Ciò indica che il commercio ha fornito poco o nessun apporto alla crescita nel quarto trimestre. Nel mercato immobiliare la location è tutto: analogamente, nei flussi commerciali la domanda di beni tecnologici rimane un fattore determinante per il saldo.
I dati di compravendita mostrano pressioni continue sul deficit commerciale, sostenute dall’aumento delle importazioni di componenti ad alta intensità tecnologica. Il mattone resta sempre un bene rifugio, ma nel ciclo attuale la bilancia commerciale risente maggiormente delle dinamiche industriali e della domanda di tecnologia avanzata. I prossimi mesi determineranno se le esportazioni riusciranno a recuperare terreno e a ridurre il disavanzo.
La dinamica mensile e le aspettative
Il deficit commerciale di dicembre è aumentato del 32,6% rispetto al mese precedente, raggiungendo i 70,3 miliardi di dollari.
La cifra supera le previsioni di molti economisti, che ipotizzavano una riduzione verso i 55,5 miliardi di dollari.
Il rapporto è stato pubblicato con ritardo a causa dello shutdown del governo avvenuto l’anno precedente, circostanza che ha posticipato la diffusione delle statistiche ufficiali.
La variazione mensile complica le stime sulla traiettoria del disavanzo per il primo trimestre.
I prossimi report sulle esportazioni e sulle importazioni definiranno se il saldo potrà ridursi nei mesi successivi.
Composizione delle importazioni: tecnologia e materie prime
A seguire, la composizione delle importazioni conferma la concentrazione su tecnologia e materie prime. Le importazioni totali di dicembre sono salite del 3,6% a 357,6 miliardi di dollari. Gli acquisti di beni sono aumentati del 3,8% a 280,2 miliardi di dollari. Tra le voci in crescita spiccano le materie prime industriali, aumentate di circa 7 miliardi principalmente per l’ingresso di oro non monetario, rame e greggio. Si segnala anche l’incremento delle importazioni di beni capitali, salite di 5,6 miliardi per accessori per computer e apparecchiature di telecomunicazione.
Connessione con l’intelligenza artificiale
La crescita delle importazioni di componenti tecnologici è collegata all’espansione della capacità di calcolo destinata all’intelligenza artificiale e alla costruzione di data center. Questa dinamica segue l’incremento recente delle importazioni di beni capitali, comprese le attrezzature per computer e le apparecchiature di telecomunicazione.
Secondo Veronica Clark di Citigroup, l’aumento delle importazioni di computer dovrebbe tradursi in una crescita degli investimenti in attrezzature aziendali e delle scorte. Tale processo è destinato a sostenere la domanda interna nei prossimi trimestri, contribuendo a mitigare parte della debolezza della domanda estera.
Variazioni regionali e l’effetto dei dazi
Dopo la recente ricomposizione degli scambi, il quadro mostra segnali di riallineamento. Il precedente aumento della domanda interna ha attenuato parte della perdita di mercato estero.
Il deficit commerciale con Cina è diminuito di quasi il 32% raggiungendo i 202 miliardi di dollari nel 2026. La riduzione riflette cali simultanei di esportazioni e importazioni verso quel mercato.
Parte degli scambi sembra essere stata reindirizzata verso altri paesi asiatici. Il gap con Taiwan è raddoppiato a 147 miliardi, mentre quello con Vietnam è aumentato del 44% a 178 miliardi.
Nel mercato immobiliare la location è tutto, e la posizione delle catene globali di produzione determina oggi la destinazione dei flussi commerciali. I dati di compravendita mostrano analoghe dinamiche di riallocazione delle attività produttive.
A seguito delle ricomposizioni degli scambi, tuttavia, gli effetti attesi della campagna di tariffe non si sono materializzati.
L’occupazione in fabbrica è diminuita di circa 83.000 posti.
Secondo Chad Bown del Peterson Institute for International Economics, la letteratura non offre evidenza robusta che i dazi (oneri alle importazioni) abbiano storicamente ridotto in modo significativo i deficit commerciali quando sono stati adottati.
Le analisi disponibili indicano impatti differenziati per settore e regione; sono necessari studi comparativi per chiarire gli effetti su produzione e occupazione nei prossimi trimestri.
Effetti su determinati settori
Le importazioni di beni di consumo sono diminuite nel mese, spinte al ribasso soprattutto dalle preparazioni farmaceutiche. La dinamica di import/export di questo segmento ha mostrato ampie oscillazioni legate alle misure tariffarie. Sul fronte delle esportazioni, dicembre ha registrato un calo dell’1,7% a 287,3 miliardi, con segnali positivi per i beni capitali dovuti alle vendite di semiconduttori.
Nel complesso, il quadro evidenzia un’economia che importa tecnologia e materie prime per sostenere una rapida espansione degli investimenti tecnologici. Le politiche protezionistiche non hanno finora invertito i saldi commerciali tradizionali. Nel mercato immobiliare la location è tutto: con una metafora mutuata dal real estate, si osserva che la diversificazione dei partner commerciali determina la resilienza delle catene di approvvigionamento.
I dati indicano la necessità di studi comparativi per valutare gli effetti settoriali e regionali su produzione e occupazione nei prossimi trimestri. La sterilizzazione degli effetti dei dazi e la rinegoziazione delle rotte commerciali saranno temi centrali nei negoziati internazionali attesi. Un prossimo dato di riferimento atteso dagli analisti è l’andamento delle esportazioni di beni tecnologici nei trimestri successivi.