La Somalia sta rapidamente entrando in una fase critica di insicurezza alimentare: le valutazioni pubblicate il 24 e il 25 indicano che fino a 6,5 milioni di persone potrebbero affrontare livelli acuti di carenza di cibo tra febbraio e marzo. L’emergenza nasce da quattro stagioni consecutive con precipitazioni scarse, dall’aumento dei prezzi e da tagli ai finanziamenti umanitari.
La situazione sul territorio Le analisi recenti mostrano un deterioramento diffuso e rapido. Gran parte delle aree rurali segnala riduzioni significative nella produzione agricola e un peggioramento dei pascoli; la siccità ha compromesso raccolti e scorte di foraggio, mettendo in difficoltà sia agricoltori sia allevatori. Allo stesso tempo, l’impennata dei prezzi alimentari ha eroso l’accesso ai beni di prima necessità per molte famiglie.
Perché la crisi si è acuita La crisi è il risultato di più fattori che si sommano. Innanzitutto la lunga siccità, che ha determinato insuccessi delle colture e perdite di bestiame, riducendo redditi e risorse locali. A ciò si aggiungono violenze e conflitti locali che ostacolano l’accesso umanitario: restrizioni di sicurezza limitano i corridoi logistici e rallentano le forniture. Infine, la pressione inflazionistica sui generi alimentari — sia a livello interno sia per le importazioni — ha ulteriormente ridotto il potere d’acquisto delle famiglie già fragili.
Impatto su agricoltori e pastori Contadini e pastori sono tra i più colpiti. Il bestiame, che in molte comunità rappresenta la principale fonte di reddito e nutrizione, è in forte sofferenza: molte famiglie vendono gli ultimi animali per far fronte a spese immediate, una pratica che compromette la capacità di ripresa economica a medio termine. Aumentano inoltre gli spostamenti verso centri urbani o zone dove è disponibile acqua, con conseguente pressione sui servizi locali e crescita degli sfollati interni.
Bambini e nutrizione Uno degli aspetti più allarmanti riguarda i bambini: oltre 1,8 milioni di minori sotto i cinque anni rischiano malnutrizione acuta nei prossimi mesi, e circa 483.000 potrebbero sviluppare forme gravi che richiedono trattamento terapeutico urgente. Le valutazioni dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) e di altre organizzazioni segnalano che la malnutrizione tende a manifestarsi in ritardo rispetto agli shock alimentari — quando i tassi aumentano, è spesso già troppo tardi per interventi limitati. Senza un potenziamento delle risposte nutrizionali e sanitarie, il rischio di mortalità infantile cresce e i servizi pediatrici subiranno una pressione sempre maggiore.
Conseguenze sociali e impatto di genere La crisi colpisce in modo sproporzionato donne, ragazze e altri gruppi vulnerabili. In molte famiglie le donne sono le ultime a ricevere il cibo, con un aumento del rischio di malnutrizione femminile. La scarsità di risorse e la carenza di servizi idrici e sanitari favoriscono anche la diffusione di malattie infettive e incrementano la vulnerabilità a violenze di genere, sfruttamento e matrimoni precoci. Gli operatori umanitari segnalano un aumento delle segnalazioni di protezione, ma risorse e capacità di intervento rimangono limitate.
Il ruolo dei finanziamenti umanitari Una delle leve decisive per evitare il collasso della risposta è il finanziamento. Le riduzioni di budget hanno già costretto le organizzazioni a tagliare servizi essenziali: diminuiscono le distribuzioni alimentari, i trattamenti nutrizionali per madri e bambini, i servizi idrici d’emergenza e l’assistenza sanitaria di base. Senza un aumento di risorse flessibili, la copertura resterà insufficiente, soprattutto durante il picco della stagione secca quando le necessità aumentano rapidamente.
Interventi prioritari raccomandati Le agenzie sul campo chiedono un rapido potenziamento degli aiuti e misure mirate, tra cui: – programmi di nutrizione rafforzati e trattamenti terapeutici per i casi gravi; – sostegno in contanti per permettere alle famiglie di acquistare cibo; – approvvigionamento idrico d’emergenza (per esempio water trucking); – supporto diretto alle organizzazioni locali, con particolare attenzione a quelle guidate da donne.
Queste azioni, insieme a una migliore accessibilità ai territori e a un coordinamento più stretto tra operatori, possono accelerare la risposta e raggiungere comunità altrimenti isolate.
Cosa avverrà nei prossimi giorni Le agenzie internazionali e le ONG sollevano l’allarme: il tempo per evitare un peggioramento catastrofico è ridotto. I donatori sono chiamati a decidere in fretta per aumentare i finanziamenti e facilitare l’accesso alle zone colpite. Se le risorse non verranno incrementate, le proiezioni prevedono un peggioramento della sicurezza alimentare, un aumento degli sfollati interni e un impatto sociale pesante, soprattutto su famiglie vulnerabili e bambini. Le organizzazioni sul terreno continuano a monitorare la situazione e a chiedere urgenti incrementi di risorse per evitare che la crisi si trasformi in una catastrofe umanitaria.