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Cuore bruciato, il bimbo ha un’emorragia: condizioni disperate. Il Bambin Gesù frena sul nuovo trapianto, decisione al Monaldi

letto ospedale

I medici romani parlano di «condizioni incompatibili» con un ritrapianto immediato. Oggi la riunione decisiva al Monaldi. L’ipotesi del cuore artificiale si allontana.

È una giornata cruciale quella di lunedì 16 febbraio per il bambino ricoverato all’Ospedale Monaldi, dove lo scorso dicembre era stato sottoposto a un trapianto di cuore poi rivelatosi fallimentare. L’équipe multidisciplinare dell’ospedale napoletano si riunisce per rivalutare il quadro clinico aggiornato e stabilire se esistano ancora margini per un nuovo intervento.

La convocazione arriva dopo la consulenza richiesta all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che ha delineato uno scenario definito estremamente compromesso.

Il quadro clinico: emorragia e insufficienza multiorgano

Nel documento inviato al Monaldi, gli specialisti romani parlano di «condizioni sistemiche incompatibili» con un ritrapianto precoce e di «fattori prognostici altamente sfavorevoli». Una presa di posizione netta, che di fatto chiude – almeno per ora – alla possibilità di un secondo trapianto.

Il bambino presenta un’emorragia cerebrale, un’infezione non controllata e un’insufficienza multiorgano che interessa polmoni, fegato e reni. A sostenere le funzioni vitali è l’Ecmo, il sistema di ossigenazione extracorporea a cui è collegato da quasi due mesi. Un supporto indispensabile, ma che nel tempo aumenta il rischio di complicanze.

Il Monaldi non esclude del tutto il ritrapianto

Diversa, almeno formalmente, la posizione del Monaldi. L’ospedale partenopeo ha sottolineato che, allo stato attuale, il piccolo non sarebbe ancora escluso dalla possibilità di un nuovo trapianto.

Proprio per questo la riunione odierna assume un valore determinante: dall’esito del confronto tra cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti e rianimatori dipenderà la scelta se proseguire sulla strada del ritrapianto o prendere atto dell’impossibilità clinica indicata dal Bambin Gesù.

Cuore artificiale, pista sempre più debole

Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore c’è stata anche quella di impiantare un cuore artificiale come soluzione ponte, per guadagnare tempo in attesa di condizioni migliori.

Un’opzione che però appare sempre meno concreta. È stato fatto il nome del cardiologo Claudio Russo dell’Ospedale Niguarda, ma dall’ospedale milanese è arrivata una precisazione chiara: nessuna consulenza formale né presa in carico del caso. L’ipotesi, dunque, resta teorica e priva di sviluppi operativi.

L’inchiesta sul cuore danneggiato

Intanto prosegue l’indagine della Procura di Napoli sul trapianto fallito. Sei tra medici e operatori sanitari sono iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose.

Al centro dell’inchiesta il trasporto dell’organo, prelevato a Bolzano e giunto a Napoli in un contenitore di plastica. Secondo gli accertamenti, l’utilizzo di ghiaccio secco e la mancanza di un sistema di monitoraggio della temperatura potrebbero aver esposto il cuore a valori estremamente bassi, compromettendone la funzionalità prima dell’impianto. Sul caso lavorano i Nas e gli ispettori ministeriali.

La richiesta della famiglia

Il legale dei genitori ha sollecitato l’acquisizione di un ulteriore parere da parte di una struttura europea, mentre la madre del bambino ha ribadito di voler concentrare ogni energia sulla possibilità di cura.

La decisione che verrà presa al Monaldi nelle prossime ore rappresenta un passaggio decisivo: tra il tentativo estremo di un nuovo intervento e la presa d’atto di un quadro clinico che, secondo i consulenti romani, appare ormai incompatibile con un ulteriore trapianto.