Il mondo della cultura italiana piange la perdita di David Riondino, scomparso nella sua abitazione romana dopo una lunga malattia. La notizia, diffusa dall’amica Chiara Rapaccini, ha suscitato immediata commozione tra colleghi e appassionati: Riondino era riconosciuto come un interprete capace di muoversi con disinvoltura tra rappresentazione, musica e scrittura.
Nel corso della sua vita artistica ha sperimentato forme espressive diverse, fondando progetti collettivi e creando personaggi televisivi che hanno segnato l’immaginario degli anni Ottanta e Novanta. Ai familiari, tra cui la figlia Giada, e agli amici vanno le condoglianze di chi ha seguito il suo percorso. I funerali saranno celebrati martedì 31 marzo nella Chiesa degli Artisti a Roma.
Una carriera attraversata da molteplici linguaggi
Nato a Firenze nel 1952, Riondino ha costruito una traiettoria artistica che affonda le radici nel fermento degli anni Settanta: tra le sue prime esperienze c’è il Collettivo Victor Jara, laboratorio di teatro-musica-animazione che rifletteva un forte impegno civile. Nel tempo ha collaborato con figure come Paolo Rossi, Dario Vergassola, Sabina Guzzanti e Stefano Bollani, dimostrando una straordinaria capacità di dialogare con pubblici differenti. Il suo nome è legato a successi musicali ma anche a performance teatrali e partecipazioni televisive che ne hanno ampliato la notorietà.
Musica, televisione e teatro: la versatilità di un artista
Tra i brani più noti rimane Maracaibo, scritto insieme a Lu Colombo e diventato un vero e proprio tormentone. Sul piccolo schermo ha dato vita a personaggi memorabili, come il cantautore brasiliano Joao Mesquinho, ospite ricorrente nei salotti televisivi. In teatro ha condiviso il palco con Paolo Rossi in spettacoli come Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire, mentre al cinema è apparso in film importanti, tra cui Kamikazen di Gabriele Salvatores.
Progetti culturali, libri e regia
Riondino non si è limitato alla performatività: ha diretto film, documentari e ha raccontato culture diverse con attenzione alla tradizione orale. Tra i suoi lavori dietro la cinepresa c’è Cuba Libre, velocipedi ai Tropici (1997) e una serie di documentari sugli improvvisatori in versi dell’isola di Cuba. In ambito editoriale ha pubblicato opere con editori come Feltrinelli e Nottetempo, e nel 2016 è uscito Il Trombettiere, corredato da cento illustrazioni di Milo Manara per Magazzini Salani.
La Scuola dei Giullari e l’eredità formativa
Negli ultimi anni Riondino ha dato vita alla Scuola dei Giullari, un progetto di formazione diffusa pensato per tramandare tecniche di composizione orale e creazione canora, che unisce la tradizione della poesia orale alle istanze contemporanee. Questa iniziativa rappresenta la volontà dell’artista di investire sulle nuove generazioni e di preservare pratiche performative che rischiano di essere dimenticate.
Impegno civile e episodio di censura
La sua partecipazione alla vita culturale è sempre stata connotata da una vocazione critica. Negli anni Ottanta ha collaborato come verseggiatore satirico a riviste di controcultura quali Tango e Cuore, e ha scritto per testate come Linus, Comix e Il Male. Ha inoltre vissuto in prima persona tensioni con i meccanismi del potere mediatico: nel 2003 il programma Raiot di Sabina Guzzanti, di cui faceva parte, fu rimosso dopo la prima puntata, episodio che Riondino commentò sottolineando le dinamiche complesse della censura e il ruolo dei funzionari nell’applicare tagli preventivi.
La scomparsa di David Riondino lascia il segno per la sua onestà artistica e per l’ampiezza delle sue sperimentazioni. Artista impossibile da incasellare, ha saputo declinare la creatività attraverso il canto, la scrittura, la regia e l’insegnamento, costruendo un patrimonio culturale che continuerà a dialogare con chi ama la contaminazione tra generi.
Alla vita privata sono legati momenti importanti: Riondino si è sposato due volte e ha avuto una figlia, Giada; tra le relazioni più note quella con Sabina Guzzanti, che ha ricordato con affetto il loro passato comune. I funerali pubblici nella Chiesa degli Artisti saranno l’occasione per un ultimo saluto collettivo a un protagonista della scena culturale italiana.