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Decreto sicurezza 2026: cosa aspettarsi dal nuovo intervento sulla sicurezza?

decreto sicurezza 2026

Il decreto sicurezza 2026 arriva in Consiglio dei ministri con fermo preventivo, zone rosse, nuove regole sui controlli e una stretta su armi, ordine pubblico e legittima difesa.

L’ultima bozza del pacchetto per il decreto Sicurezza 2026, attesa domani sul tavolo del Consiglio dei ministri, conferma le anticipazioni circolate nelle ultime ore.

Decreto sicurezza 2026, il testo che arriva in Consiglio dei ministri

È il Corriere della Sera a poter visionare e raccontare i contenuti del decreto legge, che contiene misure destinate a far discutere.

E non poco.

Dentro c’è il cosiddetto fermo preventivo. La definizione tecnica è “accompagnamento”, ma la sostanza cambia poco. Le forze di polizia potranno trattenere una persona fino a 12 ore, senza convalida preventiva del magistrato. Basterà una comunicazione. Il perimetro è circoscritto: soggetti con precedenti specifici, in occasione di manifestazioni considerate a rischio. Una misura che, nelle intenzioni del governo, dovrebbe prevenire disordini. Ma che già divide, anche tra addetti ai lavori. Qualcuno parla di strumento necessario. Altri di confine sottile con la compressione delle libertà.

Sempre nel decreto sicurezza 2026 entra la stretta sulle armi bianche. Quindi questo vuol dire: divieto di vendita ai minori di 18 anni di coltelli e strumenti atti a offendere… Vale per i negozi fisici e per quelli online, le sanzioni sono pesanti: fino a 12 mila euro, più la revoca della licenza per i venditori che violano il divieto. Una norma secca, scritta così. Senza giri di parole.

C’è poi il capitolo sullo scudo penale. La bozza prevede garanzie legali rafforzate per gli operatori delle forze dell’ordine durante il servizio. Ma nella versione finale, sempre secondo quanto anticipato dal Corriere, l’estensione riguarda anche i cittadini comuni. Un allargamento della legittima difesa, spiegano fonti di governo, pensato per “equilibrare” il sistema. Dettaglio non secondario, anche se passato quasi sotto traccia.

Dal decreto sicurezza 2026 al ddl: zone rosse, blocco navale e pene più dure

Nel testo del decreto trovano spazio anche le cosiddette zone rosse urbane. Prefetti con più poteri, Daspo urbani rafforzati, aree a divieto d’accesso nelle zone segnate da episodi ripetuti di illegalità. Quartieri, piazze, stazioni. Nomi che chi vive le città conosce bene.

C’è anche un nuovo reato specifico: chi non si ferma all’alt delle forze di polizia e fugge in modo pericoloso potrà essere perseguito penalmente. Non solo sanzioni amministrative, quindi. Qui il segnale è netto.

Accanto al decreto legge, però, il governo prepara anche un disegno di legge. Un altro binario. Tempi più lunghi, passaggio parlamentare obbligato. Le misure riguardano soprattutto immigrazione e inasprimento delle pene. La novità più rilevante è il blocco navale. Una misura che consente l’interdizione delle acque territoriali per periodi da 30 giorni fino a sei mesi, in presenza di minacce all’ordine pubblico o alla sicurezza nazionale. Tema sensibile, già visto nel dibattito politico degli ultimi anni. E che torna, quasi inevitabilmente.

Nel ddl finirà anche l’aumento dei minimi e dei massimi edittali per alcuni reati contro il patrimonio, come i furti in abitazione. E un capitolo dedicato alla criminalità giovanile. Oltre alla norma sui coltelli già nel decreto sicurezza 2026, arrivano misure strutturali sulla responsabilizzazione dei genitori dei minori coinvolti in atti di delinquenza. Le chiamano “anti-maranza”. Nome informale, effetti tutt’altro che leggeri.

Il quadro è questo. Bozze, conferme, anticipazioni. Tutto pronto per domani. Poi inizierà un’altra partita. Quella politica.