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Delitto di Garlasco, le scarpe di Stasi sotto la lente: indizi e assenze che complicano l’inchiesta

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Garlasco sotto i riflettori: perizie su sangue, computer e le scarpe di Stasi potrebbero ridefinire la ricostruzione della morte di Chiara Poggi.

Il delitto di Chiara Poggi a Garlasco torna sotto i riflettori, mentre l’inchiesta, a quasi vent’anni dall’omicidio, entra in una fase cruciale. Le nuove perizie ematiche e informatiche potrebbero chiarire dettagli controversi, come quelli legati alle scarpe di Alberto Stasi, elementi chiave che continuano a far discutere magistrati, avvocati e opinione pubblica.

Nuove perizie sul delitto di Garlasco: sangue, computer e ricostruzione

Il delitto di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007, torna al centro dell’attenzione mentre l’indagine si avvicina a un passaggio decisivo. La Procura sta completando le verifiche finali, con una serie di consulenze tecniche che potrebbero incidere profondamente sulla ricostruzione dei fatti. Gli esperti si stanno concentrando soprattutto sui depositi del Ris di Cagliari e sulla Bloodstain Pattern Analysis (Bpa), l’analisi delle tracce ematiche rilevate sulla scena del crimine.

Secondo quanto emerge, questi approfondimenti tecnici potrebbero “riscrivere” tempi e modalità dell’omicidio, aggiungendo nuovi elementi a un’indagine rimasta aperta per troppo tempo. Non solo le tracce di sangue: nei prossimi giorni è atteso anche il deposito della consulenza della dottoressa Cattaneo, mentre prosegue l’esame informatico dei computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi.

L’analisi dei dispositivi digitali punta a chiarire contatti, movimenti e sequenze temporali nelle ore precedenti al delitto, riportando sotto la lente investigativa l’alibi informatico già discusso negli anni passati. Come sottolinea il giudice Vitelli, intervistato da Federica Panicucci a Mattino Cinque: “Se l’alibi informatico fosse stato accertato subito… ci si sarebbero posti fin dall’inizio maggiori problemi”.

Delitto di Garlasco, le scarpe di Alberto Stasi sotto la lente: “Ecco cosa c’era”

Uno degli aspetti più dibattuti del caso riguarda le scarpe di Alberto Stasi e le tracce ematiche ad esse collegate. Il giudice Vitelli a Mattino Cinque invita a considerare non tanto la presenza del sangue, quanto la sua assenza, che apre scenari investigativi diversi:

Voglio dire una cosa che non viene detta, e che è importante perché si collega a una grande questione logica sul problema delle scarpe, qui noi non guardiamo se c’è come normalmente si fa la presenza del sangue della vittima sulla sua giacca ad esempio, qui noi ci poniamo il problema del fatto che non c’è sangue sulle suole, questa circostanza negativa porta delle difficoltà, i genitori di Alberto Stasi dichiararono che il giardino aveva l’irrigazione automatica ogni mattina si bagna l’erba e Alberto Stasi passava sull’erba, tant’è vero che quando sono state prese le scarpe ad Alberto Stasi non è stata trovata una traccia di dna, ma è stato trovato un arbusto, io ovviamente non lo so se quell’arbusto è l’arbusto del giardino di casa, ma questo si collega al grosso problema che le alternative logiche e ragionevoli sono tante”.

Il quadro complessivo suggerisce che le nuove perizie – ematiche e informatiche – rappresentano probabilmente gli ultimi tasselli di un’indagine complessa, segnata da perizie contrastanti e da un dibattito pubblico costante. Come emerge chiaramente, la questione delle tracce, della loro presenza e soprattutto della loro assenza, resta uno dei nodi più delicati e controversi di un caso che continua a dividere l’opinione pubblica italiana.

 

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