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Andrea Sempio torna a parlare del delitto di Chiara Poggi e del controverso scontrino del parcheggio, fulcro del suo alibi. In un’intervista a Quarta Repubblica, respinge tutte le versioni contrastanti dei presunti testimoni e conferma con fermezza: “Quello scontrino l’ho fatto io“. Le sue dichiarazioni riaprono il dibattito su una vicenda giudiziaria e mediatica ancora avvolta da dubbi e misteri.
Giornata del delitto a Garlasco: telefonate e memoria selettiva
Sempio ha spiegato il motivo per cui non contattò Marco Poggi né l’amico Biasibetti la sera del delitto: “Non ho chiamato il Marco, perché in quella situazione non sapevo cosa dire, è vero, non ho chiamato neanche Biasibetti, è vero, non c’è una ragione particolare, semplicemente non abbiamo chiamato né io né gli altri“. Sul mancato utilizzo del telefono durante il presunto viaggio a Vigevano, ha aggiunto di non ricordare se lo avesse impiegato, evidenziando che i dati acquisiti riguardavano solo le celle di Garlasco.
Un altro punto di discussione riguarda la nuova perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, che potrebbe rivedere l’orario della morte, un elemento cruciale nella ricostruzione dei fatti. Sempio ha confermato la propria versione dei fatti: “Io ho raccontato quello che ho fatto quella giornata, l’orario può cambiare come vuole, io ho detto come è andata, non cambio versione“. Ha anche contestato la validità di alcune prove genetiche, citando la perizia Albani che avrebbe escluso l’utilizzabilità del materiale raccolto, e ha negato qualsiasi rapporto personale con Chiara Poggi: “L’avrò vista penso meno di dieci volte nella mia vita. Non c’è mai stato un dialogo tra me e lei, un discorso o qualcosa di simile“.
In merito all’impronta rilevata in cantina, Sempio ha chiarito che l’area era normalmente frequentata e che, secondo le consulenze, l’impronta non sarebbe certamente attribuibile a lui. “Non si tratta di un’impronta insanguinata e la ricostruzione secondo cui mi sarei appoggiato come l’assassino non ha logica rispetto alla scala“, ha spiegato.
Andrea Sempio: la gogna mediatica e la condanna di Alberto Stasi
Sempio ha commentato il trattamento mediatico riservato a chi è coinvolto in casi giudiziari di alto profilo. Interpellato sulla possibile condanna ingiusta di Alberto Stasi, ha risposto: “Non lo so. Di sicuro però posso parlare a livello mediatico: anche lui ai tempi, prima ancora di essere condannato, ha vissuto la gogna mediatica e il fatto di essere additato come colpevole. È una cosa che non dovrebbe succedere in ogni caso, anche se poi, nel tempo, c’è stata la sua condanna“.
Le dichiarazioni di Sempio sottolineano il peso della narrazione pubblica nella costruzione di colpevolezze percepite e le difficoltà di chi, secondo lui, viene giudicato più dai giornali e dai media che dai tribunali. Come ha affermato lui stesso, “È importante raccontare i fatti come sono realmente accaduti, senza farsi travolgere dalle indiscrezioni e dalle versioni contraddittorie“.
Delitto Garlasco, Andrea Sempio replica alle accuse: “Lo scontrino l’ho fatto io, i testimoni dicono balle”
Andrea Sempio ribadisce con decisione la sua versione riguardo lo scontrino del parcheggio, al centro del suo alibi per la sera dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. Durante un’intervista a Quarta Repubblica con Nicola Porro, Sempio ha dichiarato: “Ribadisco, quello scontrino l’ho fatto io. Testimoni che dicono che me l’hanno dato, che sanno, che me l’ha passato qualcun altro, li vorrei vedere. Se ci sono, dicono balle“.
Nel tempo, secondo Sempio, le versioni dei presunti testimoni si sono contraddette più volte: inizialmente un testimone anonimo, poi la pista del vigile del fuoco, l’ipotesi di uno scontrino falso, il ritorno alla sua autenticità e, infine, la voce più recente che parlerebbe di un familiare. “Anche questo discorso della persona che è stata sentita due volte, per me è una delle tante indiscrezioni che girano“, ha precisato, sottolineando ancora una volta il suo punto fermo: “Il punto è, come vi ho detto, che quello scontrino l’ho fatto io“.
Con queste dichiarazioni, Andrea Sempio conferma la propria posizione e respinge tutte le ricostruzioni contrastanti riguardo lo scontrino, l’uso del telefono e la dinamica della giornata del delitto, confermando un quadro coerente secondo la sua versione personale.
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