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Desenzano, fermato l’uomo sospettato di aver ucciso il capotreno: le sue parole agli agenti

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Dopo l’omicidio del capotreno, il presunto responsabile è stato fermato a Desenzano e identificato tramite comparazione delle impronte digitali.

Dopo poco più di 24 ore di fuga, le forze dell’ordine hanno fermato Marin Jelenik a Desenzano del Garda, sospettato di aver ucciso il capotreno Alessandro Ambrosio. L’arresto, avvenuto davanti alla stazione ferroviaria e senza opposizione da parte dell’uomo, è stato reso possibile grazie a un sistema avanzato di identificazione delle impronte digitali e a un’accurata attività di coordinamento tra le pattuglie.

Capotreno ucciso a Bologna: indagini e contesto del delitto

Le autorità avevano rapidamente individuato Jelenik grazie alle telecamere di videosorveglianza della stazione di Bologna, che lo avevano immortalato mentre seguiva la vittima per un tempo prolungato “e apparentemente senza motivo”. Subito dopo il delitto, l’uomo aveva preso un treno verso Milano, mostrando comportamenti aggressivi a bordo, ed era stato fatto scendere a Fiorenzuola, identificato dai Carabinieri e poi rilasciato perché non ancora emessa la nota di ricerca.

Jelenik, già noto alle forze dell’ordine per precedenti relativi al porto di armi da taglio, sarebbe una persona senza fissa dimora e senza legami in Italia, spesso individuato in ambito ferroviario nel Nord del Paese.

Il padre di Ambrosio, Luigi, ha commentato sconvolto: “Mio figlio non aveva nemici, non aveva litigato con nessuno… Mai fatto del male a una mosca, mio figlio”. Le autorità continuano a chiarire i dettagli del movente e della dinamica dell’aggressione, ancora avvolta da mistero.

Desenzano, fermato l’uomo accusato di aver ucciso il capotreno: “Non so perché sono ricercato”

Si è conclusa dopo poco più di 24 ore la fuga di Marin Jelenik, il 36enne croato sospettato di aver ucciso Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato all’addome lo scorso 5 gennaio nel parcheggio riservato ai dipendenti della stazione di Bologna.

L’uomo sarebbe stato fermato davanti alla stazione ferroviaria di Desenzano del Garda dalla polizia, privo di documenti. Gli agenti del commissariato locale lo hanno identificato grazie a un sistema avanzato di comparazione delle impronte digitali, dopo che la sua foto segnaletica era stata inviata a tutte le pattuglie. Come riportato da Mediaset Tgcom24, secondo le prime ricostruzioni, Jelenik si trovava in stato confusionale e, al momento dell’arresto, non avrebbe opposto resistenza, dichiarando: “So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa”.