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Difesa, energia e tecnologia: come l'Italia rafforza i legami con gli Stati Uniti

Difesa, energia e tecnologia: come l'Italia rafforza i legami con gli Stati Uniti

Scopri come il governo Meloni sta rafforzando i legami economici e strategici con gli Stati Uniti in settori chiave come difesa, energia e tecnologia

Il recente scambio di dichiarazioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni ha messo in luce le tensioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. Tuttavia, al di là delle parole, i fatti dimostrano un rafforzamento dei legami strategici tra i due paesi, soprattutto nei settori della difesa dell’energia e della tecnologia.

In questo articolo, esploreremo come l’Italia sta incrementando la sua collaborazione con gli Stati Uniti in questi settori cruciali, analizzando le implicazioni economiche e geopolitiche di queste scelte.

Difesa: un aumento delle spese militari e degli ordini per le aziende americane

Uno dei temi più delicati degli ultimi anni riguarda la difesa. Gli Stati Uniti hanno sempre incoraggiato gli alleati europei ad aumentare la spesa militare. Durante il vertice Nato dell’Aja nel giugno 2026, gli alleati hanno assunto l’impegno di destinare entro il 2035 il 5 per cento del Pil alla difesa e alla sicurezza: almeno il 3,5 per cento per le spese militari in senso stretto e fino all’1,5 per cento per infrastrutture, resilienza e investimenti collegati.

Questo incremento potrebbe tradursi in maggiori commesse per i grandi gruppi americani della difesa, soprattutto nei settori in cui l’industria statunitense mantiene una posizione dominante: aerei da combattimento, sistemi missilistici, difesa antiaerea, munizioni, droni, software e tecnologie satellitari.

Il governo Meloni ha destinato ingenti risorse anche all’acquisto di sistemi prodotti dall’industria americana della difesa.

Secondo i dati dell’Osservatorio Mil€x sulle spese militari, dal 2026 il Ministero della Difesa ha approvato finanziamenti per quasi 2 miliardi, a fronte di un costo complessivo previsto superiore a 4 miliardi. Considerando anche i programmi statunitensi già in corso, la spesa programmata tra il 2026 e il 2027 sale a circa 4,4 miliardi.

Tra i programmi figurano lanciamissili, droni, aerei spia, bombe di vario tipo e mezzi destinati alle forze speciali. Inoltre, il governo ha approvato l’acquisto di altri 25 caccia F-35, il cui costo è stimato in almeno altri 7 miliardi di euro.

Energia: il gas naturale liquefatto e il ruolo degli Stati Uniti

Il gas naturale è un altro nodo strategico che avvicina sempre di più Europa e Stati Uniti. Il gas naturale può essere trasportato in due modi: allo stato gassoso, attraverso i gasdotti, oppure come gas naturale liquefatto (Gnl), dopo essere stato raffreddato fino a diventare liquido.

Le esportazioni statunitensi di Gnl sono passate da circa 5,2 miliardi di metri cubi all’anno nel 2015 a 155 miliardi di metri cubi di gas naturale equivalente nel 2026: un incremento del 2.900% in meno di dieci anni, trainato in larga parte dall’abbandono del gas russo da parte dell’Europa dopo l’invasione dell’Ucraina.

Questa crescita ha permesso agli Stati Uniti di diventare il primo esportatore mondiale di Gnl. Nello stesso periodo, il titolo di Cheniere Energy, colosso del gas naturale con sede a Houston e tra i principali esportatori americani di Gnl, è salito di circa il 236% negli ultimi cinque anni.

Anche il mix energetico italiano è cambiato profondamente. Per sostituire le forniture russe, l’Italia ha aumentato le importazioni via gasdotto dall’Algeria, che nel 2026 ha coperto oltre il 36% degli approvvigionamenti. Parallelamente sono cresciute anche le importazioni di Gnl dagli Stati Uniti, che nel 2026 hanno rappresentato circa il 46% di tutto il gas liquefatto importato dall’Italia.

Tecnologia: l’ingresso delle big tech americane nel mercato italiano

Un altro settore strategico è quello della digitalizzazione del Paese. In questo ambito, il dialogo tra il governo e le big tech americane è stato costante. Molto si è parlato del rapporto tra Giorgia Meloni ed Elon Musk. A oggi, però, non risulta concluso il grande accordo nazionale ipotizzato per affidare a Starlink le comunicazioni governative riservate.

Durante il governo Meloni si è progressivamente consolidata una strategia che ha integrato i principali operatori cloud statunitensi nell’ecosistema digitale della pubblica amministrazione. Nel 2026 Amazon Web Services (Aws) ha siglato l’accordo per entrare nel Polo strategico nazionale, l’infrastruttura cloud destinata alla Pubblica amministrazione, affiancandosi a Microsoft, Google e Oracle.

Contestualmente, il gruppo ha annunciato un piano di investimenti da 1,2 miliardi di euro per ampliare i data center dedicati al cloud e all’intelligenza artificiale. L’ingresso nel Polo strategico nazionale consente ad AWS di accedere a uno dei mercati più stabili e redditizi: quello della digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Parallelamente, nel 2026 Microsoft ha annunciato un investimento da 4,3 miliardi di euro per espandere la propria infrastruttura di data center hyperscale e di intelligenza artificiale in Italia. Si tratta del più grande investimento realizzato finora dalla multinazionale americana nel nostro Paese e punta a trasformare la ‘Cloud region Italy north’ in uno dei principali hub europei del gruppo.

L’obiettivo del governo è stato quello di attrarre gli investimenti dei colossi tecnologici americani per accelerare la digitalizzazione del Paese. Per le big tech, però, l’Italia rappresenta anche un mercato estremamente redditizio: una volta realizzati i data center, possono diventare fornitori di riferimento per pubbliche amministrazioni, banche e grandi imprese, offrendo infrastrutture cloud, licenze software e servizi digitali attraverso contratti pluriennali.

Con buona pace del sovranismo.

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