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Dimissioni di Tommaso Mieli nel contesto dell'inchiesta sul Ponte dello Stretto

Dimissioni di Tommaso Mieli nel contesto dell'inchiesta sul Ponte dello Stretto

Tommaso Mieli si è dimesso dalla presidenza del Collegio dei Revisori dei Conti del Csm a due giorni dalle perquisizioni della Procura di Roma nell'inchiesta sul Ponte dello Stretto; nel registro risultano iscritti anche Francesco Saccomanno e Vincenzo Virgiglio, mentre gli investigatori analizzano materiale sequestrato e device per ricostruire le comunicazioni sui provvedimenti del 29 ottobre e del 17 novembre.

La decisione di dimettersi presa da Tommaso Mieli, ex presidente aggiunto della Corte dei Contiarriva in un clima di indagine giudiziaria che riguarda l’iter amministrativo sul Ponte dello Stretto. Mieli ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio di Revisori dei Conti del Csm a distanza di due giorni dalle perquisizioni ordinate dalla Procura di Romanell’ambito del procedimento in cui il magistrato — andato in pensione nel febbraio scorso — è iscritto nel registro degli indagati per corruzione.

Nel fascicolo compaiono, insieme a Mieli, altri due soggetti iscritti: l’avvocato Francesco Saccomannogià membro del cda di Stretto di Messina Spa e commissario della Lega in Calabria dal 2026 al 2026, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglioindicato come responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria. Le accuse includono anche la contestazione di rivelazione del segreto d’ufficio.

Indagini, sequestri e analisi di dispositivi

Sul piano investigativo, i magistrati della Procura di Roma stanno lavorando sul materiale sequestrato nei giorni precedenti e sull’analisi dei cellulari e pc nella disponibilità dei tre indagati. L’obiettivo dichiarato è ricostruire le comunicazioni intercorrenti nelle settimane antecedenti alla decisione della Corte dei Conti del 29 ottobrequando non fu ammessa al visto e alla registrazione la delibera Cipess relativa all’opera infrastrutturale.

Ricostruire la rete di contatti

Gli inquirenti intendono delineare la rete di contatti degli indagati, con particolare attenzione alle attività di avvicinamento compiute da Saccomanno e Virgiglio. Secondo gli atti, oltre a Mieli, i due avrebbero cercato di stabilire contatti con almeno due giudici contabili che si stavano occupando del dossier sul Ponte, proponendo inviti a eventi e conferenze che gli investigatori interpretano come tentativi di creare un approccio per ottenere informazioni e favori in cambio di utilità.

Intercettazioni, scambi e promesse

Tra gli elementi riportati negli atti figurano intercettazioni trasmesse alla Procura di Roma dalla Procura di Catanzaro. In tali conversazioni, Mieli avrebbe riferito quasi in tempo reale ai due coindagati l’andamento delle discussioni all’interno del Collegio, descrivendo la situazione come “in salita” e valutando il rigetto del 17 novembre come una «logica conseguenza» del precedente rigetto del 29 ottobre. In più, vi è il riferimento a un report riservato predisposto per i privati coinvolti: «l’importante che tu dai comunque il report… che io sto sul pezzo… noi stiamo sul pezzo».

Secondo l’impianto accusatorio, lo scambio corruttivo sarebbe stato legato a promesse di nomine e altre utilità dopo il pensionamento di Mieli: in cambio di informazioni e valutazioni favorevoli durante il processo di controllo contabile, il magistrato avrebbe ottenuto disponibilità per incarichi o appoggi futuri. Nei documenti emerge anche la stretta vicinanza tra Mieli e Virgiglio, che include contatti personali e richieste pratiche.

Stato delle audizioni e ruolo della procura

I due giudici contabili avvicinati, che avrebbero respinto le sollecitazioni, non sono ancora stati ascoltati dai pm coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco. Le attività di acquisizione e analisi dei dispositivi proseguono con l’obiettivo di ricostruire dinamiche, tempistiche e responsabilità, mentre i difensori hanno annunciato ricorso al Riesame sul materiale sequestrato.

Rilevanze istituzionali e richiesta di chiarimenti dal Cdm

Parallelamente alla vicenda giudiziaria, il Consiglio dei ministri ha rivolto richieste di chiarimento alla Corte dei Conti in relazione a una delibera promozionale che ha interessato la progressione a presidente di Sezione di dieci magistrati a fronte di nove posti disponibili. Pur ritenendo formalmente legittimi i provvedimenti, il Cdm ha sollevato un tema di opportunità, sottolineando in un allegato dell’adunanza del 4 giugno che le dieci promozioni non tengono conto della legge di riforma n. 1/2026che prevede la riduzione delle posizioni dirigenziali.

È un quadro che intreccia profili giudiziari, rapporti personali e riflessioni istituzionali: il caso resta aperto e gli sviluppi dipenderanno dall’analisi del materiale sequestrato e dalle audizioni che la Procura riterrà necessarie per chiarire i ruoli e i fatti contestati.

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