Il 21 aprile 2026 il governo ha deciso di porre la fiducia sul decreto sicurezza alla Camera, confermando l’intento di convertire il provvedimento nei tempi previsti e contemporaneamente predisporre un testo correttivo. La mossa nasce dal confronto con il Quirinale e dalle critiche sollevate da categorie professionali come il Consiglio nazionale forense e dall’Associazione nazionale magistrati, oltre che dalle contestazioni politiche in aula.
La norma contestata riguarda gli incentivi economici per chi assiste procedure di rimpatrio: una misura che, secondo l’esecutivo, resterà ma sarà riveduta con un decreto ad hoc approvato in Consiglio dei ministri, per rispondere ai rilievi tecnici e istituzionali senza esporre il dl alla decadenza. Nel dibattito parlamentare la decisione ha alimentato tensioni, occupazioni di banchi e accuse incrociate tra maggioranza e opposizione.
Il nodo degli incentivi per i rimpatri
Al centro delle critiche c’è la previsione di un contributo economico, quantificato in 615 euro nella formulazione iniziale, destinato a chi assiste il migrante nel percorso di ritorno. Il governo ha chiarito che l’intento è sostenere procedure di rimpatri volontari assistiti, istituto già presente nell’ordinamento da anni per attuare misure concordate con le norme europee.
Tuttavia, i rilievi del Quirinale e le preoccupazioni delle associazioni di categoria hanno imposto una revisione della platea dei beneficiari e delle condizioni di erogazione.
Cosa prevede il decreto correttivo
La bozza del provvedimento correttivo, che il governo intende approvare in Cdm entro venerdì, introduce due novità sostanziali: il pagamento del compenso anche nei casi in cui la procedura di rimpatrio non si concluda positivamente e l’estensione del contributo oltre gli avvocati, includendo mediatori e associazioni che operano nel percorso di rimpatrio. Questo allargamento della platea implica naturalmente un aumento delle risorse necessarie per le coperture finanziarie del decreto, tema che l’opposizione ha sollevato con forza in commissione bilancio.
Scelte procedurali e tempistiche
Per evitare il rischio che il dl decada per ostruzionismo e per non forzare una terza lettura al Senato, il governo ha rinunciato a inserire un emendamento correttivo direttamente in commissione. L’opzione scelta è stata quella di approvare il testo attuale alla Camera con voto di fiducia e poi adottare un nuovo decreto legge che sostituirà l’articolo contestato. Tale percorso, secondo la maggioranza, consentirebbe di rispettare la scadenza per la conversione del decreto e di rispondere ai rilievi istituzionali senza aprire una fase di incertezza procedurale.
Perché non l’emendamento in commissione
La maggioranza ha motivato la mancata presentazione di un emendamento spiegando che l’accordo con le opposizioni sarebbe stato complesso e che la necessità di una terza lettura al Senato entro il termine fissato al 25 aprile avrebbe potuto mettere a rischio l’intero provvedimento. Secondo la sottosegretaria Matilde Siracusano la strada del decreto sostitutivo è tecnicamente più sicura; opinione contestata dalle forze di opposizione, che hanno definito la scelta un escamotage istituzionale.
Scontro politico e reazioni
La decisione ha scatenato un’accesa reazione politica: il centrosinistra ha parlato di un cortocircuito istituzionale e ha occupato i banchi del governo a Montecitorio per chiedere chiarezza, mentre la maggioranza ha difeso la legittimità della procedura. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che la norma non è un “pasticcio” e che resterà perché di “buon senso”, promettendo correzioni tecniche. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ricordato che l’istituto dei rimpatri volontari assistiti esiste da anni, e che il governo prenderà atto delle sensibilità espresse per avviare la correzione.
Dal fronte opposto il leader del M5s Giuseppe Conte e la segretaria del Pd Elly Schlein hanno parlato di gravi criticità istituzionali; il presidente del Senato Ignazio La Russa e il vicepremier Matteo Salvini hanno difeso l’azione della maggioranza, sostenendo la necessità di risultati concreti su espulsioni e sicurezza. Nei prossimi giorni si attende l’approvazione del decreto correttivo in Cdm e la pubblicazione contestuale dei provvedimenti, in un clima politico ancora teso.