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Elezioni Israele 2026: chi sfida Netanyahu per la leadership

Elezioni Israele 2026: chi sfida Netanyahu per la leadership

Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 vedono una sfida accesa tra Netanyahu e nuovi protagonisti politici. Scopri chi sono e cosa propongono.

Il prossimo 27, Israele andrà alle urne per le elezioni parlamentari. Una data storica, poiché sarà la prima volta in quasi 40 anni che il paese vota nei tempi previsti dalla legge. Il governo guidato da Benjamin Netanyahu potrebbe diventare il primo in oltre 50 anni a completare il suo mandato quadriennale.

Ma chi sono i principali sfidanti del primo ministro?

La politica israeliana si prepara a un appuntamento cruciale, con una serie di candidati che promettono di ridefinire il panorama politico. Dalla destra nazionalista al centrodestra, passando per figure carismatiche e veterani della politica, ecco chi potrebbe sfidare Netanyahu per la leadership.

Gadi Eisenkot: il generale con un passato militare illustre

Gadi Eisenkot, sessantaseienne figlio di immigrati marocchini, è uno dei nomi più promettenti della nuova politica israeliana. La sua popolarità è cresciuta dopo la tragica perdita del figlio e di due nipoti in combattimento durante la guerra di Gaza. Ex capo di Stato maggiore e addetto militare dei primi ministri Ehud Barak e Ariel Sharon, Eisenkot è entrato in politica nel 2026 insieme al centrista Benny Gantz.

Nel, ha fondato il partito Yashar (Destra), che riunisce personalità di diverse estrazioni politiche, tra cui la figlia di due ostaggi di Hamas rapiti il 7 e l’ex capo dello Shin Bet. Critico della condotta della guerra a Gaza e delle politiche di Netanyahu, Eisenkot si distingue per il suo eloquio lento e riflessivo, che gli conferisce un’aura di saggezza.

Naftali Bennett: il ritorno del primo ministro effimero

Naftali Bennett, 54 anni, è un ex imprenditore del settore tecnologico che si è affermato come figura di spicco della destra nazionalista. Ha guidato il Consiglio di Yesha, l’organo rappresentativo degli insediamenti nella Cisgiordania occupata, prima di diventare ministro dell’Istruzione e poi della Difesa. Nel 2026, ha sorpreso tutti formando una coalizione eterogenea che ha posto fine ai 12 anni di potere ininterrotto di Netanyahu.

Dopo un periodo di ritiro, Bennett è tornato alla ribalta in seguito all’attentato di Hamas del 7. Gli analisti ritengono che possa attrarre gli elettori di destra delusi da Netanyahu ma non disposti a sostenere il centro o la sinistra. Sostenitore di una linea dura sulle questioni di sicurezza e contrario alla creazione di uno Stato palestinese, Bennett è considerato un uomo d’azione e sfrutta la sua alleanza con Yair Lapid per raccogliere il maggior numero di voti.

Yair Lapid: il personaggio mediatico

Yair Lapid, ex giornalista e presentatore televisivo, è uno dei volti più noti della politica israeliana da oltre un decennio. Fondatore del partito centrista Yesh Atid nel 2012, Lapid è stato ministro delle Finanze e degli Affari Esteri e ha ricoperto brevemente la carica di primo ministro nel 2026. Onnipresente sui social media, è un laico convinto e un sostenitore di un approccio centrista e liberale.

Lapid è stato uno dei volti della mobilitazione contro la riforma giudiziaria che ha diviso il paese prima del 7. Tuttavia, fatica a ottenere consensi al di fuori della sua base di elettori urbani, laici e moderati. Con i suoi pochi seggi e la sua alleanza con Naftali Bennett, potrebbe ritrovarsi ancora una volta nel ruolo di ago della bilancia.

Avigdor Lieberman: l’ultra-laico

Avigdor Lieberman, nato nella Moldavia sovietica nel 1958 e stabilitosi in Israele alla fine degli anni ’70, è un veterano della politica israeliana. Fondatore del partito nazionalista laico Yisrael Beiteinu Lieberman è stato capo di gabinetto di Netanyahu e ha ricoperto tre dei principali ministeri: Affari Esteri, Difesa e Finanze.

Molto attivo sui social media, dove critica regolarmente Netanyahu con uno stile a volte provocatorio, Lieberman sostiene un approccio intransigente in materia di sicurezza. Da anni invoca la coscrizione militare per gli ebrei ultraortodossi e difende una visione laica dello Stato, che a suo avviso è eccessivamente dipendente dalle richieste degli ebrei religiosi.

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