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Come è cambiato il significato di maranza dal 1988 a oggi

Come è cambiato il significato di maranza dal 1988 a oggi

Maranza: dalla slang degli anni 80 al fenomeno TikTok di oggi

Negli ultimi anni il vocabolo maranza è comparso spesso nei titoli dei quotidiani, nei dibattiti politici e nei commenti sui social. Ciò che una volta era una definizione quasi scherzosa si è trasformato in un aggettivo dal valore generalmente negativo, usato per descrivere giovani ritenuti disturbatori o appartenenti a gruppi di strada. Per capire come sia avvenuta questa metamorfosi è necessario ripercorrere le sue radici, analizzare le prime apparizioni e osservare l’influsso dei nuovi media.

Le radici del termine: Jovanotti e gli anni ’80

Il primo utilizzo documentato di maranza risale al 1988, quando il giovane rapper italiano Lorenzo Cherubini, meglio conosciuto come Jovanotti, inserì la parola nella sua canzone “Il capo della banda”. Il verso recita: «Mi chiamo Jovanotti e sono in questo ambiente / di matti di maranza e di malati di mente…».

In quel periodo il termine era sinonimo di “tamarro” o “coatto”, riferendosi a giovani delle periferie urbane che si distinguevano per gusti e comportamenti considerati rozzi. L’ambientazione era fortemente influenzata dal mito “Born in the USA”, che celebrava lo stile americano e la ribellione giovanile.

Ipotesi sull’etimologia

Il percorso etimologico di maranza è avvolto nel mistero.

Una tesi suggerisce una derivazione dal meridionale “maranza”, usato per indicare l’melanzana, conferendo al vocabolo una connotazione di “cosa comune”. Altre ipotesi collegano la parola a “Marrakesh” o “Marocco”, termini presenti nel gergo giovanile per evocare ambienti esotici o lontani. Una spiegazione più tecnica lo fa risalire al marchio “Maranz”, noto negli anni ‘70-‘80 per gli impianti hi-fi, indicando giovani che ascoltavano musica a volume massimo in auto o durante le feste.

Dalla periferia alle pagine dello Zingarelli

Nei decenni successivi, soprattutto negli anni ’90, il significato di maranza si è consolidato nei dizionari. La versione dello Zingarelli 2026 lo definisce come “giovane delle periferie urbane dai gusti e comportamenti rozzi e volgari, che si muove soprattutto in gruppo”. Questa definizione rimane fedele all’uso originario, ma introduce l’idea di appartenenza a “baby gang”, gruppi informali che si radunano per passeggiate notturne o piccoli disordini. La vocazione di gruppo è stata una costante, poiché il termine veniva spesso associato a individui che si aggiravano in compagnia, creando un’immagine collettiva di ribellione e trasgressione.

Rinascita digitale: TikTok e il nuovo volto del maranza

Con l’avvento dei social network, in particolare TikTok a partire dal 2019, il termine maranza ha assunto una nuova vita. I giovani che si identificano con questo label adottano uno stile più riconoscibile: tuta nera, cappuccio, sneakers firmate e accessori di marca. Questo look è diventato quasi un cartellino di appartenenza, facilitando l’individuazione di gruppi “maranza” nelle strade delle città italiane. La stampa ha iniziato a utilizzare il vocabolo per descrivere comportamenti più aggressivi, come l’importunare i passanti o provocare scene di disturbo pubblico. L’evoluzione dimostra come un gergo nato in una canzone possa trasformarsi in un fenomeno sociale, alimentato dalla viralità dei contenuti digitali.

In sintesi, maranza ha percorso un lungo cammino: da un’espressione quasi comica nei testi di Jovanotti, passando per una definizione formale nello Zingarelli, fino a diventare una categoria riconoscibile nel panorama dei social. Il suo percorso riflette i cambiamenti culturali e tecnologici della società italiana, mostrando come le parole possano evolversi, accumulare nuovi significati e influenzare le percezioni generazionali.

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