Il 9 ottobre si è conclusa la celebrazione funebre di Michele Beltramone l’uomo che ha dato vita alla famosa casa che gira di Barge, in provincia di Cuneo. L’evento si è svolto alle ore 15:00 nella parrocchia di San Giovanni Battista, con la presenza della moglie Maria, del figlio Roberto e del fratello Antonio.
Oltre a commemorare la sua scomparsa, il rito ha ricordato un’opera architettonica che, da quasi quarant’anni, ruota per catturare la luce solare.
Le radici di un sogno: la genesi della casa rotante
Nel 1983, un ex idraulico di Barge, che aveva abbandonato la scuola dopo la quinta elementare, iniziò a fissare lo sguardo su uno sperone roccioso affacciato sulla pianura piemontese.
L’idea di costruire una dimora su quel promontorio prese forma osservando un palco circolare allestito per una festa di ballo liscio. Un amico geometra gli suggerì di ispirarsi ai funghi porcini tipici delle Langhe, dando vita a una struttura dall’aspetto simile a un fungo. Tra il 1983 e il 1986, Beltramone tracciò la pianta con il gesso direttamente sulla strada e, da solo, mise in opera l’intero edificio.
Il cuore meccanico dell’edificio
Il risultato è un edificio a forma di fungo che si erge per circa 8 metri di altezza e si sviluppa su un diametro di 16 metri. Il peso complessivo sfiora i 4.000 quintali, poggiato su una base fissa di 5 metri. Al centro, un cuscinetto con 98 sfere garantisce la scorrevolezza della rotazione. Un motore elettrico da due cavalli ricavato in parte da una vecchia Mercedes, aziona ingranaggi, pulegge e rotelle, permettendo alla casa di compiere un giro completo in 56 minuti alla massima velocità, o in 24 ore nella modalità più lenta, fermandosi a piacere nella posizione desiderata.
Dati tecnici e meccanismo di rotazione
Il sistema è stato realizzato con parti acquistate e altre recuperate, dimostrando la creatività di un artigiano autodidatta. Beltramone amava sottolineare che, se si resta seduti in cucina tutto il giorno, si è sempre baciati dal sole perché la casa segue il percorso celeste dell’astro del giorno. Il meccanismo, pur semplice, è stato testato e perfezionato più volte, garantendo un movimento fluido e sicuro.
L’artigiano e il suo lascito
Nonostante le numerose offerte di acquisto ricevute nel corso degli anni, Beltramone rifiutò ogni proposta, sostenendo che la sua creazione era unica e che non sapeva attribuirle un valore monetario. Sempre generoso, dichiarava di essere disposto a insegnare a chi volesse replicare il progetto. Parallelamente alla casa, aveva progettato una tomba personale: una cupola semicircolare sorretta da una pietra di circa 160 quintali, pensata per rimanere al fianco della sua opera anche dopo la morte.
Il commiato e il futuro della dimora
Il funerale ha chiuso un capitolo di vita ricco di invenzione e passione. Beltramone aveva predisposto che la casa che gira rimanesse nella proprietà di familiari, i quali avrebbero deciso il futuro dell’edificio. Fino ad oggi, la dimora ha attirato curiosi, giornalisti e osservatori di architettura, confermandosi come unicità nel panorama delle abitazioni italiane. Il ricordo di Michele Beltramone rimane legato a quella singolare costruzione, simbolo di ingegno e dedizione.
