Quattro morti e undici feriti: è il bilancio dello schianto di un elicottero militare CH-47, precipitato in Bosnia-Erzegovina durante una missione di addestramento. A perdere la vita sono stati due militari italiani dell’Esercito e due membri della Croce Rossa Italiana. Ecco chi erano Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
Le condizioni dei feriti, le cause dello schianto e il cordoglio delle istituzioni
Gli undici sopravvissuti sono stati trasferiti negli ospedali di Brčko e Tuzla, dove hanno ricevuto assistenza medica. Il ministro Crosetto ha assicurato che il personale sanitario militare italiano è già stato inviato nelle strutture per seguire da vicino le condizioni dei feriti.
La dinamica resta da ricostruire: secondo le prime testimonianze, il CH-47 avrebbe volato a bassa quota effettuando alcune virate prima di precipitare. Tra le ipotesi riportate figura anche un possibile impatto con cavi dell’alta tensione, mentre le condizioni meteorologiche non sembrerebbero aver avuto un ruolo. Non è ancora chiaro, tuttavia, cosa abbia provocato la caduta.
Il ministero della Difesa ha confermato che gli accertamenti sono in corso e che l’analisi dei rottami sarà uno dei primi passaggi dell’indagine.
Il velivolo, partito da Viterbo e transitato dall’aeroporto militare di Pratica di Mare, si trovava in Bosnia per un’attività che Eufor ha definito un «addestramento di routine». Il CH-47 Chinook è un elicottero da trasporto pesante prodotto da Boeing, utilizzato da diversi Paesi per la sua capacità di carico, che può arrivare fino a 50 persone. L’operazione Eufor Althea, attiva dal 2004, è stata avviata per contribuire alla stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina dopo il conflitto del 1992-1995, subentrando alla precedente missione NATO. Attualmente coinvolge circa 1.600 militari provenienti da 24 Paesi, con l’Italia tra i principali contributori.
La tragedia ha suscitato reazioni di cordoglio da parte delle più alte cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha scritto al generale Luciano Portolano, capo di Stato Maggiore della Difesa, esprimendo «sentimenti di cordoglio e di commossa solidarietà al dolore provocato da questo tragico evento». Vicinanza è stata manifestata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal presidente del Senato Ignazio La Russa. Il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, ha ricordato i due colleghi scomparsi: «Il dolore per la scomparsa improvvisa dei nostri due colleghi è indicibile, stiamo già supportando le loro famiglie».
In segno di lutto, Crosetto ha infine annunciato modifiche alle iniziative previste per la Festa delle Forze Armate del 4 novembre: il Villaggio Difesa, la cui inaugurazione era prevista per il giorno successivo, non sarà aperto come inizialmente programmato. Lo spazio diventerà invece un luogo di raccoglimento e commemorazione, dove cittadini e istituzioni potranno manifestare la propria vicinanza ai quattro caduti, alle loro famiglie e alle Forze Armate con «una preghiera, un fiore, un biglietto o la presenza».
Elicottero precipitato in Bosnia, quattro italiani morti: chi erano e cosa facevano in missione
Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci sono le quattro persone che hanno perso la vita nell’incidente che ha coinvolto un elicottero militare italiano CH-47 nel tardo pomeriggio di giovedì 29 ottobre, in Bosnia-Erzegovina. Il velivolo, impegnato nell’ambito dell’operazione internazionale Eufor Althea, è precipitato nella zona di Brčko, vicino al confine con la Serbia. A bordo si trovavano complessivamente 15 persone: oltre alle quattro vittime, altre 11 sono rimaste ferite, ma non sarebbero in pericolo di vita. Due dei deceduti appartenevano all’Esercito Italiano, mentre gli altri due facevano parte del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.
A comunicare ufficialmente l’identità dei caduti è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, attraverso un messaggio pubblicato su X. Si tratta del sergente Simone Ruggia, 30 anni, originario di Salerno, e del sergente Claudio Marchesi, 35 anni, di Orvieto, entrambi in servizio presso il Comando Aviazione dell’Esercito (AVES) di Viterbo. I due erano assegnati al primo reggimento Antares del Centro Addestrativo: Ruggia ricopriva il ruolo di pilota, mentre Marchesi era lo specialista di bordo, responsabile degli aspetti tecnici dell’aeromobile. Le altre due vittime erano il tenente Franco Adriano Zecchillo, medico del Corpo Militare della Croce Rossa, che avrebbe compiuto 65 anni il 31 ottobre, e il sergente Laura Procacci, 24 anni, infermiera originaria di Andria. Per quest’ultima si trattava della prima missione internazionale. La sindaca della città pugliese, Giovanna Bruno, l’ha ricordata sui social come una ragazza «conosciuta per il suo temperamento e la sua testimonianza di forte positività; una vita intrisa di volontariato e sani princìpi». Profondo il cordoglio espresso da Crosetto: «Hanno perso la vita servendo l’Italia, la Difesa e l’Esercito».
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