Il 27 ottobre la Repubblica di Israele ha aperto le urne alle ore 7:00 (6:00 per gli italiani) per la formazione della 26ª Knesset, la prima elezione a seguire l’attacco del 7 ottobre. Circa 7,3 milioni di elettori – pari al 71,15% della popolazione totale di 10,305,000 abitanti – hanno ricevuto la scheda elettorale, con chiusura prevista alle 22:00 (21:00 in Italia).
Il contesto elettorale e le forze in campo
Il sistema elettorale israeliano è proporzionale a lista chiusa con un unico collegio nazionale. Per accedere alla Knesset è necessario superare la soglia di sbarramento del 3,25%, corrispondente a quattro seggi. Su 36 partiti registrati, solo una decina supera tale limite secondo i sondaggi più recenti. La competizione principale si concentra tra il Likud di Benjamin Netanyahu e Yashar, il nuovo partito intitolato “Dritto, Onesto” guidato dall’ex capo di Stato Maggiore dell’IDF Gadi Eisenkot.
Principali contendenti e bilanci di potere
Nel sondaggio più recente realizzato da Maariv per Lazar Research, il blocco di Netanyahu raggiunge 48 seggi, mentre le formazioni dell’opposizione totalizzano 54, con 14 seggi attribuiti ai partiti arabi. Yashar è stimato a 21 deputati, rispetto ai 19 del Likud; l’ex premier Naftali Bennett ottiene circa 15 posti.
L’ultradestra rappresentata da Sionismo religioso e Potere ebraico raccoglie 14 seggi, mentre i partiti ultraortodossi (Shas e UTJ) completano la coalizione di destra.
Tensione sul terreno e fattori decisivi
La campagna elettorale è stata segnata da una nuova offensiva militare in Cisgiordania. Dopo l’attacco a un checkpoint a Hebron, nell’area si è registrata la chiusura di Hebron e della vicina Halhul, un blocco totale, perquisizioni e demolizioni. Le autorità palestinesi denunciano una “punizione collettiva”, mentre le forze israeliane affermano di mirare a smantellare le infrastrutture terroristiche.
Affluenza e voto per corrispondenza
Gli analisti prevedono un’affluenza del 74%, leggermente superiore al 70% registrato alle elezioni del 2022. Tale crescita è attribuita al coinvolgimento diretto della popolazione nella guerra e alla percezione di una crisi di sicurezza nazionale. Tuttavia, il conteggio delle “buste doppie” – voti provenienti da soldati, diplomatici e cittadini ospedalizzati – richiederà più tempo e, in passato, ha modificato i risultati degli exit poll.
Il percorso verso la formazione del nuovo governo
Una volta chiuse le urne, gli exit poll saranno diffusi immediatamente, ma i risultati definitivi saranno proclamati il 4 novembre. Dopo la pubblicazione, il presidente Isaac Herzog avrà sette giorni per affidare la nomina del candidato prima di formare un governo. Il titolare del mandato dispone di 28 giorni (con possibile proroga di 14 giorni) per costruire una coalizione che raccolga almeno 61 seggi su 120.
Scenari di impasse e possibili conseguenze
Se il candidato designato non riuscirà a creare una maggioranza, il presidente avrà tre giorni per sceglierne un altro. In caso di ulteriore fallimento, la Knesset si scioglie e si avvia un nuovo ciclo elettorale di 90 giorni. Parallelamente, 61 deputati possono presentare una petizione al presidente per chiedere la nomina di un candidato alternativo.
Tra le questioni più controverse spicca l’esenzione dalla leva obbligatoria per gli ultraortodossi, tema che ha diviso la coalizione di governo e che potrebbe influenzare le alleanze con i partiti arabi e con le formazioni dell’estrema destra.
