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Casi di epatite A tra Campania e Lazio, Nas e Procura avviano accertamenti: le prime scoperte

Epatite A Campania Lazio

Epatite A in Campania e Lazio: i casi legati ai frutti di mare contaminati crescono, scattano i controlli della Procura e del NAS.

Un focolaio di epatite A ha colpito Campania e basso Lazio nei primi mesi del 2026, collegato al consumo di frutti di mare contaminati. La Procura di Napoli e il NAS hanno avviato un’indagine per chiarire l’origine dei lotti pericolosi e verificare eventuali irregolarità nella vendita, con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica e bloccare la diffusione del contagio.

Situazione dei casi di epatite A in Campania e nel Lazio

Secondo i dati di sorveglianza epidemiologica in Italia, l’epatite A è in forte aumento nel 2026, con un contributo significativo delle regioni Campania e Lazio alla crescita dei casi rispetto agli anni precedenti. Nel corso del 2025 sono stati segnalati 631 casi di epatite A in tutta Italia, in aumento rispetto ai 443 casi del 2024; nei primi tre mesi del 2026 si osserva un ulteriore rialzo, con un picco a marzo in cui circa 160 persone hanno manifestato i sintomi e 262 casi nei primi mesi dell’anno associati al consumo di frutti di mare rispetto a 43 nello stesso periodo del 2024, secondo il bollettino del sistema di sorveglianza (Seieva) dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nella regione Lazio, dall’inizio del 2026 sono stati contati circa 120 casi di epatite A, di cui circa una cinquantina nella città di Roma e diversi nella provincia di Latina. Gli esperti locali sottolineano che, nonostante l’incremento dei contagi, “la situazione è monitorata e i casi circoscritti”; inoltre, pochi pazienti risultano ricoverati e in genere non si registrano forme gravi, con la sorveglianza epidemiologica rafforzata fin da febbraio per tracciare i casi e individuare i possibili legami con i focolai campani.

In Campania, l’aumento dei casi è stato legato prevalentemente al consumo di molluschi contaminati, che ha portato a numerosi contagi tra la popolazione e a una serie di controlli e sequestri dei lotti sospetti.

Epatite A tra Lazio e Campania, via all’indagine di Nas e Procura: cosa è emerso

La Procura della Repubblica di Napoli, insieme al Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS) della città, ha avviato un’inchiesta sulla vendita di frutti di mare contaminati, ritenuti responsabili di un aumento esponenziale dei casi di epatite A tra la Campania e il basso Lazio, in particolare nei mesi di febbraio e marzo 2026. Gli inquirenti, coordinati dalla VI sezione con il pm Valentina Rametta e il procuratore aggiunto Antonio Ricci, ipotizzano il reato, ancora contro ignoti, di “commercio e detenzione, per vendita o distribuzione, di alimenti pericolosi per la salute”. Secondo il comandante del NAS, Alessandro Cisternino, non si esclude che sul mercato siano finite cozze italiane miscelate con lotti dello stesso prodotto, ma contaminati, importati dall’estero.

Le indagini si concentrano anche sulla tracciabilità dei fornitori e sulla verifica della catena distributiva. Come evidenziano gli investigatori, “il consumo di questi frutti di mare ha determinato centinaia di contagi, tra cui anche bambini ricoverati al Santobono di Napoli e al Bambin Gesù di Roma”.

Epatite A tra Lazio e Campania: controlli e campionamenti

Parallelamente, i NAS, con l’ausilio degli ispettori dell’ASL, stanno effettuando controlli serrati in pescherie, mercati rionali e ristoranti, estendendo le verifiche anche ai grossisti. I campioni prelevati, tra cui cozze, ostriche e altri molluschi, sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per analisi approfondite. Come riportato da Fanpage, delle 142 verifiche iniziali, sette cozze e ostriche provenienti dalle zone di Bacoli, Nisida e Varcaturo sono risultate contaminate, mentre tutti gli altri campionamenti – comprendenti frutti di bosco, verdure e ulteriori frutti di mare – sono risultati negativi.

Gli allevamenti coinvolti sono stati temporaneamente sospesi e sottoposti a ulteriori accertamenti. Come ricordano le autorità sanitarie, “la priorità resta la tutela della salute pubblica, con controlli serrati e monitoraggio costante dei prodotti a rischio”, e invitano la popolazione a prestare attenzione all’acquisto e alla preparazione dei frutti di mare.