> > "Non siamo gli assassini": la morte dell’ex pizzaiolo Mikel Rroku e le rice...

"Non siamo gli assassini": la morte dell’ex pizzaiolo Mikel Rroku e le ricerche prima dell’omicidio

"Non siamo gli assassini": la morte dell’ex pizzaiolo Mikel Rroku e le ricerche prima dell’omicidio

Le ricerche sulla sorte della casa e su ChatGPT, il discorso funebre scritto prima della morte e il piano per fuggire dall’Italia: cosa emerge dalle indagini sulla morte dell’ex pizzaiolo Mikel Rroku.

Un delitto che, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stato preparato con settimane di anticipo. Prima della morte dell’ex pizzaiolo Mikel Rroku, la moglie e il suo nuovo compagno avrebbero effettuato ricerche sull’eredità, sulle modalità per uccidere l’uomo e persino preparato un discorso per il suo funerale. Poi sarebbe maturato anche un piano per lasciare l’Italia.

Oggi entrambi sono in carcere con l’accusa di omicidio.

Ex pizzaiolo trovato morto, ucciso dalla moglie e dal nuovo compagno: le ricerche sull’eredità e il discorso per il funerale

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il progetto ai danni di Mikel Rroku sarebbe stato preparato con largo anticipo rispetto alla sua morte.

Il 55enne di origine albanese è stato trovato senza vita il 6 luglio nel suo appartamento di via Verolengo, a Torino, con gravi lesioni alla testa. Per l’accusa, l’omicidio sarebbe stato commesso il 30 giugno, quando la vittima sarebbe stata aggredita alle spalle e poi colpita ripetutamente mentre si trovava già a terra.

Al centro dell’inchiesta ci sono la moglie Laura Bordello, 45 anni, e il nuovo compagno Duccio Fragiacomo, 52, arrestati con l’accusa di omicidio premeditato.

Gli investigatori ritengono che la coppia avesse iniziato a valutare l’eliminazione di Rroku già nei mesi precedenti, prendendo in considerazione diverse possibilità. Come riportato da Dentro La Notizia, tra gli elementi raccolti figurano anche le conversazioni e le ricerche effettuate online: in una chat con ChatGPT sarebbe comparsa la domanda «Quanti ml di metadone sono necessari per uccidere un uomo di 120Kg x 56 anni». Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbero state effettuate anche ricerche per capire chi avrebbe ereditato la casa del marito in caso di sua morte o di un suo arresto.

La ricostruzione assume un ulteriore elemento inquietante nelle ore successive alla morte. Sempre secondo gli investigatori, la donna avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per preparare un discorso da pronunciare al funerale del marito, quando l’uomo era ancora vivo. Il dettaglio è riportato nell’ordinanza e negli approfondimenti sull’inchiesta: prima le richieste relative all’avvelenamento e alle conseguenze della morte o dell’arresto di Rroku, poi la preparazione anticipata delle parole per il suo funerale.

Ex pizzaiolo trovato morto, la dichiarazione in Aula: “Non siamo gli assassini”

Per gli inquirenti, il movente sarebbe legato sia alla nuova relazione sentimentale sia all’abitazione popolare assegnata a Rroku. La coppia avrebbe infatti voluto liberarsi di quello che considerava un ostacolo alla propria relazione e, secondo l’ipotesi investigativa, puntava anche a subentrare nell’assegnazione dell’alloggio. L’indagine avrebbe inoltre individuato una fase preparatoria iniziata già a maggio 2026, durante la quale sarebbero state valutate anche l’ipotesi dell’accoltellamento e quella dell’avvelenamento.

Dopo il delitto, il quadro investigativo si sarebbe arricchito di un altro elemento: la pianificazione di una fuga dall’Italia. I due avrebbero consultato portali dedicati all’immigrazione verso il Nord America e cercato Paesi privi di accordi di estradizione con l’Italia. Il Gip ha quindi disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere, ravvisando, secondo la ricostruzione riportata dalle fonti, anche un rischio di fuga.

Nel frattempo, i due arrestati sono comparsi davanti alla giudice per l’interrogatorio di garanzia. Bordello ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mentre Fragiacomo ha reso dichiarazioni spontanee, ribadendo la propria posizione e sostenendo: «Non siamo assassini».

Le indagini, coordinate dalla Procura di Torino e dai carabinieri del Nucleo investigativo, erano partite dal ritrovamento del corpo, avvenuto dopo le segnalazioni dei vicini per il forte odore proveniente dall’appartamento. Gli accertamenti medico-legali avevano evidenziato una grave lesione alla testa compatibile con l’uso di un corpo contundente; successivamente, testimonianze, analisi scientifiche e verifiche sui dispositivi dei due indagati avrebbero contribuito alla ricostruzione dell’accaduto.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app