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Femminicidio di Manuela Petrangeli: arriva la condanna all’ergastolo per l'ex Gianluca Molinaro

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Gianluca Molinaro, ex compagno di Manuela Petrangeli, condannato all’ergastolo per averla uccisa con un fucile a canne mozze il 4 luglio 2024 a Roma.

La morte di Manuela Petrangeli ha scosso profondamente l’opinione pubblica. Il 4 luglio 2024, la fisioterapista è stata barbaramente uccisa dall’ex compagno Gianluca Molinaro, che oggi è stato condannato all’ergastolo per il femminicidio, premeditazione e stalking.

La morte di Manuela Petrangeli: un femminicidio premeditato

Il 4 luglio 2024, a Roma, Manuela Petrangeli, fisioterapista di 50 anni, è stata assassinata con colpi di fucile a canne mozze poco dopo aver terminato il turno presso la clinica Villa Beatrice.

L’aggressione è avvenuta in strada, nel quartiere Spinaceto, quando l’ex compagno Gianluca Molinaro, 53 anni, l’ha affiancata a bordo di un’auto e ha aperto il fuoco, colpendola mortalmente al torace. Manuela è morta sul colpo davanti ai colleghi, in un tragitto quotidiano verso casa.

Molinaro si è poi costituito presso una caserma dei Carabinieri, consegnando l’arma del delitto. Secondo quanto emerso dalle indagini, la coppia aveva avuto una relazione durata circa tre anni, dalla quale era nato un figlio, ma Molinaro non aveva mai accettato la fine del rapporto, manifestando comportamenti ossessivi e persecutori nei confronti della donna, tra pedinamenti e messaggi minacciosi: “Io non la mando giù questa cosa. Né oggi né mai. Mi devi dire chi sta, chi è. Tanto prima o poi me lo dici. Con le buone o con le cattive – vengo al lavoro tuo, faccio un macello”.

Femminicidio Manuela Petrangeli, Gianluca Molinaro condannato all’ergastolo: la sentenza

La Prima Corte d’Assise di Roma ha condannato Gianluca Molinaro all’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, stalking, detenzione illegale di arma e ricettazione. Il pubblico ministero, nella requisitoria del 25 novembre 2025, aveva sottolineato: “Manuela era una donna forte, solare, determinata che è stata barbaramente uccisa, strappata ai suoi affetti più cari per mano del padre di suo figlio, Gianluca Molinaro, un uomo vittima di sé stesso e delle sue ossessioni patologiche”.

In aula sono stati ricostruiti i messaggi violenti e le minacce continue inviate alla vittima fino a pochi minuti prima del femminicidio, confermando la pianificazione fredda e lucida del delitto. Gli investigatori hanno evidenziato anche l’uso di un fucile modificato, segato per aumentarne la letalità e facilitarne il trasporto, a conferma della premeditazione. Come ha sottolineato la pm, “l’omicidio di Manuela non è stato un raptus ma la cronaca di una morte annunciata, un’esecuzione fredda, lucida e premeditata”. Oggi, la sentenza rappresenta un momento di giustizia per la vittima e un monito contro la violenza di genere.