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Coronavirus: scarcerazioni boss, sopravvissuto strage Chinnici ‘da Bonafede presa in giro’ (2)

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(Adnkronos) – Per Paparcuri, che addosso porta i segni del tritolo di Cosa nostra, il ritorno a casa dei capimafia ha inevitabilmente una duplice lettura. "Da semplice cittadino non posso non indignarmi e provare un grande dolore – ammette – Da servitore dello Stato rispetto la legge e, anche se a malincuore, devo accettare la decisione dei giudici".

Subito dopo, però, si fa strada una domanda, che "forse non troverà mai risposta". "Il diritto alla cura va assicurato a tutti, ma davvero non poteva essere garantito nelle strutture carcerarie che lo Stato ha predisposto in questi casi? Dietro queste vicende e dietro le rivolte in carcere c’è qualcosa che non sappiamo?".  

"A differenza di Massimo Giletti io non mi vergogno affatto di essere italiano – dice -. Anzi sono orgoglioso di esserlo, ho servito lo Stato, ho fatto il mio dovere e se qualcuno in questa vicenda ha sbagliato non devono essere certo gli italiani a vergognarsi.

Se qualcuno ha preso decisioni con leggerezza un giorno ne risponderà davanti alla propria coscienza".

Al di là dell’indignazione la scarcerazione dei boss, per Paparcuri, pone il Paese davanti a un rischio altissimo. "I mafiosi non smettono mai di esserlo – conclude -. Il carcere non annulla lo status di boss. Tornando a casa riprenderanno in mano le redini del loro potere. Eccolo il pericolo maggiore: torneranno a riappropriarsi del ‘loro’ territorio".         

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