Con il caldo torrido di questi giorni uno degli alimenti più consumati così da combatterlo è il gelato, un must per ogni estate e se non si va in gelateria si ricorre ai gelati confezionati acquistabili presso la grande distribuzione, tuttavia un qualcosa è cambiato rispetto al passato scopriamo cosa e come mai.
Gelati più piccoli, effetto shrinkflation
I gelati confezionati sono più piccoli rispetto al passato, questo dato è il primo che il consumatore nota una volta scartata la confezione del proprio preferito.
Un gesto che se visto da un punto di vista nobile può essere stato fatto dalle aziende produttrici per indurre a consumare meno grassi e zuccheri ma ciò è smentito dalla lista dei valori nutrizionali.
Leggendo l’etichetta ci si accorge immediatamente come i valori non siano affatto cambiati pur mangiando una porzione ridotta e sono identici, in particolare i grassi sia totali che saturi, ai valori del 2021 quando erano più consistenti.
Aumento di prezzi del 43% rispetto al 2021
Altroconsumo ha compiuto un test su tre dei gelati più consumati dagli italiani – Magnum Classico (Algida), Coppa del Nonno (Nestlè) e Maxibon (Nestlé).
Difatti questi hanno tutti subito la riduzione di formato ma di pari passo un aumento di prezzi per le confezioni. Come riporta Altroconsumo, nel 2026 il prezzo a porzione del Magnum Classic è salito del 32%, della Coppa Del Nonno l’aumento è stato del 25% e per il Maxibon addirittura del 43%.
L’attenzione del consumatore deve quindi ricadere sul prezzo al chilo, perchè i formati possono trarre in inganno, Altroconsumo porta l’esempio del Cornetto Algida che esiste in due formati : 6×75 e 8×60.
Si sarebbe portati a pensare che il formato con 8 cornetti in confezione da 60g, con quindi meno prodotto, costino meno della confezione da 6, invece la differenza è di oltre 1 euro (1,18 euro per essere precisi) con prezzi finali di 13,32 euro/kg contro 14,50 euro/kg.
