La protesta parlamentare di Roberto Giachetti ha assunto una forma ancora più drastica nell’Aula di Montecitorio: al termine di un intervento il deputato di Italia Viva ha annunciato di trasformare il suo digiuno in uno sciopero della sete e si è autosequestrato ammanettandosi al proprio banco.
Il gesto e la richiesta
Giachetti ha denunciato il sequestro della Commissione Vigilanza Rai attribuendone la responsabilità alla maggioranza, e ha spiegato che rimarrà in Aula fino a quando non otterrà un impegno pubblico della maggioranza a garantire il numero legale nella prossima convocazione della commissione. Al dodicesimo giorno del suo sciopero della fame, il parlamentare ha quindi deciso di alzare il livello della protesta con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulle regole del confronto istituzionale e sulla tutela del servizio pubblico radiotelevisivo.
Presenza in Aula e condizioni di salute
Nonostante la chiusura dei lavori e il rischio per la propria salute, Giachetti è rimasto solo al banco con la presenza di assistenti parlamentari e di un presidio sanitario che monitora le sue condizioni. Il presidente della Camera si è recato in Aula per un colloquio con il deputato, esprimendo preoccupazione per l’escalation della protesta e invitando a cercare rapidamente una soluzione che scongiuri il peggioramento fisico del parlamentare.
Le cause dello stallo della Vigilanza
La paralisi della Commissione Vigilanza Rai dura da oltre un anno e mezzo a causa della mancanza del numero legale: la maggioranza ha sistematicamente disertato le sedute, impedendo il normale funzionamento dell’organismo di controllo. A ottobre 2026 si è insediato il nuovo consiglio di amministrazione di Viale Mazzini, ma è rimasto senza presidente effettivo; il ruolo è coperto ad interim da un consigliere anziano, mentre la candidata designata dal centrodestra non ha i voti necessari per ottenere i due terzi richiesti per l’elezione in commissione.
Elementi che bloccano l’elezione
La candidata del centrodestra non raggiunge i consensi necessari e mancano due voti determinanti che nessuno sembra disposto a concedere. La commissione si è riunita soltanto in occasione di singole audizioni, tra cui quella dell’amministratore delegato del servizio pubblico, ma il vuoto di poteri e la pratica del boicottaggio hanno attirato anche l’attenzione del Capo dello Stato, che ha definito inaccettabile l’impedimento al funzionamento dell’organo di controllo.
Reazioni politiche e solidarietà
Alla protesta di Giachetti hanno fatto seguito dichiarazioni di solidarietà da parte delle forze di opposizione: esponenti come il presidente di commissione e i leader di vari gruppi hanno definito il blocco della Vigilanza uno «sconcio istituzionale» e hanno richiesto una risposta chiara per ripristinare il corretto funzionamento della commissione. Le critiche si concentrano sull’uso del boicottaggio come strumento politico che mette a rischio la trasparenza e le regole democratiche legate al servizio pubblico.
Richieste istituzionali
Oltre alla manifestazione di vicinanza politica, si è registrata la sollecitazione a interventi istituzionali per trovare una via d’uscita: la speranza è che la maggioranza fornisca un segnale concreto per consentire il numero legale e consentire alla commissione di riprendere le sue funzioni, ripristinando così il normale ciclo di nomine e controlli sul radiotelevisivo pubblico.
Cosa potrebbe accadere e riflessioni finali
La scelta di Giachetti di permanere in Aula e di ammanettarsi mira a costringere la politica a prendersi una responsabilità pubblica sul tema. Se la maggioranza non dovesse reagire con un impegno verificabile, la disputa rischia di prolungarsi con conseguenze non solo per la commissione, ma anche per la credibilità delle istituzioni di controllo. In questo contesto, il gesto del deputato pone l’accento sulla tensione tra atti simbolici di protesta e la necessità di soluzioni istituzionali concrete per garantire il diritto all’informazione e il rispetto delle regole.
Implicazioni per il servizio pubblico
Il blocco della Vigilanza ha ricadute dirette sulla governance della Rai e sulla possibilità di nominare correttamente i vertici, con effetti che si riverberano sulla gestione del servizio pubblico. Ripristinare il funzionamento della commissione è considerato da molti un passo imprescindibile per tutelare l’interesse collettivo e per assicurare che la radiotelevisione pubblica operi sotto il normale controllo democratico.