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Emendamento sul telemarketing bocciato: cosa cambia nel decreto fiscale

Emendamento sul telemarketing bocciato: cosa cambia nel decreto fiscale

Il tentativo di estendere il divieto di telemarketing alle società di telecomunicazioni è stato accantonato; la norma diventerà ordine del giorno e sarà riproposta in futuro

Il governo ha deciso di non procedere con l’emendamento che avrebbe esteso il divieto di telemarketing selvaggio anche alle società di telecomunicazioni, mantenendo la disciplina attuale riservata ai contratti di energia elettrica e gas. La proposta, riformulata per inserirla nel decreto fiscale, non ha ottenuto l’appoggio necessario in commissione e rischiava rilievi di inammissibilità per mancata attinenza con il resto del provvedimento, tema sensibile nelle valutazioni delle istituzioni.

Alla fine la norma non è passata in quella forma: verrà trasformata in un ordine del giorno di maggioranza e, come annunciato dai relatori, sarà ripresentata nel primo provvedimento utile. Nel frattempo l’aula del Senato ha accolto il dl fiscale dopo una giornata di scontri politici e scambi duri in commissione, dove la richiesta di unanimità sui temi sensibili è stata al centro del confronto.

Perché l’emendamento non ha superato l’esame

La mancata approvazione deriva da due elementi fondamentali: da un lato la valutazione tecnica sulla materia che lo rendeva estraneo al contenuto principale del decreto, dall’altro la mancanza di un consenso unanime tra i gruppi. Il presidente della commissione Finanze, Massimo Garavaglia (Lega), ha richiamato le osservazioni del Colle e sottolineato che la questione poteva essere risolta solo con l’unanimità dei gruppi, pratica che in passato è stata invocata per evitare contenziosi istituzionali.

In assenza di questo via libera, gli ostacoli di procedura hanno prevalso sulle intenzioni politiche.

Il ruolo del Quirinale e l’unanimità

La possibile interferenza del Quirinale nelle valutazioni di ammissibilità ha pesato sulla decisione. L’argomentazione politica secondo cui alcuni emendamenti potevano incorrere in rilievi ha spinto la maggioranza a preferire la strada dell’ordine del giorno per non esporre il testo a osservazioni formali. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha ricordato che la prassi dell’unanimità viene spesso applicata per temi non omogenei, mentre opposti schieramenti hanno interpretato la scelta come una rinuncia a interventi più strutturali contro il disturbo telefonico.

Reazioni dei gruppi parlamentari

Le opposizioni hanno contestato la decisione, accusando la maggioranza di aver usato il Quirinale come alibi. Cristina Tajani, capogruppo del Pd in commissione, ha definito “inaccettabile” il ricorso all’argomento istituzionale e ha denunciato il respingimento degli emendamenti originali proposti dal Pd sulla stessa materia. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso forte contrarietà: dopo aver temporaneamente abbandonato i lavori, i 5 Stelle hanno denunciato il rischio che il decreto fiscale diventi un contenitore di norme prive di attinenza, con conseguente mortificazione del ruolo del Parlamento.

Il confronto interno alla maggioranza

All’interno della maggioranza è emerso un bilanciamento fra la volontà di intervenire sul problema della pubblicità telefonica e la necessità di evitare problemi di ammissibilità. Il gruppo di Fratelli d’Italia (FdI) ha annunciato che riproporrà la materia nel primo provvedimento utile, mentre la conversione dell’emendamento in ordine del giorno testimonia la volontà di non abbandonare del tutto l’iniziativa normativa, pur rimandandone l’effetto pratico.

Altre modifiche approvate nel decreto e impatti pratici

Nel corso dei lavori sono passate altre riformulazioni rilevanti: tra queste un emendamento che interviene sulla ritenuta d’acconto sulle provvigioni percepite, con un’effetto di favore per le agenzie di viaggio e il settore turistico. La relatrice di FdI ha spiegato che la misura riprende scelte inserite nella legge di bilancio e mira a sostenere un settore sotto pressione per l’aumento dei costi a livello internazionale. Si tratta di un intervento mirato a favorire un comparto ritenuto vitale per l’economia nazionale.

Rottamazione quinquies ed estensioni

Un altro intervento approvato estende la Rottamazione quinquies anche a Regioni ed enti locali, introducendo una tolleranza di 5 giorni per il pagamento. La norma permette la definizione agevolata di cartelle esattoriali del periodo 1 gennaio 2000 – dicembre 2026, con modalità di versamento che prevedono un’unica soluzione entro la scadenza indicata o 54 rate bimestrali. È prevista inoltre la possibilità di sanare multe stradali non pagate, limitatamente a interessi e aggi, secondo un calendario di importi predeterminato.

In sintesi, sebbene l’emendamento sul telemarketing non abbia trovato posto definitivo nel dl fiscale, la maggioranza non ha abbandonato l’intento di intervenire sul tema e ha ottenuto modifiche su altri fronti fiscali e amministrativi. La materia resta sul tavolo politico e potrebbe tornare in un prossimo provvedimento, mentre le misure approvate oggi avranno impatti concreti su contribuenti, enti locali e settori come il turismo.