Nel pieno delle tensioni legate alla guerra in Iran, Giorgia Meloni interviene per chiarire la posizione italiana sullo Stretto di Hormuz: nessuna ipotesi di intervento militare diretto, ma un impegno orientato alla de-escalation e alla tutela della sicurezza della navigazione in un contesto internazionale condiviso.
Tensioni interne all’UE: Ucraina, Ungheria e nuovi equilibri
Il sostegno europeo all’Ucraina resta compatto sul piano politico, ma incontra ostacoli concreti sul piano decisionale. Il veto dell’Ungheria guidata da Viktor Orbán ha bloccato il prestito da 90 miliardi, generando forti tensioni tra i partner. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato apertamente di “atto di grave slealtà“, sottolineando come questa posizione rischi di avere “conseguenze ben oltre questo singolo episodio“. Il tema della riforma dei meccanismi decisionali, come il possibile passaggio alla maggioranza qualificata, resta però complesso a causa dei vincoli imposti dai Trattati europei.
Meloni ha cercato di smorzare le polemiche, prendendo le distanze da alcune ricostruzioni mediatiche: “ho letto delle ricostruzioni bizzarre“ e ribadendo che una soluzione è possibile attraverso il dialogo: “credo che la situazione sia risolvibile… serve flessibilità“. Tra le ipotesi sul tavolo figura anche la riapertura del gasdotto Druzhba come elemento negoziale. Intanto, il vertice ha segnato il rafforzamento dell’intesa tra Emmanuel Macron e Merz, che hanno rilanciato la cooperazione franco-tedesca su energia, difesa e competitività, anche in incontri bilaterali a Bruxelles. In questo contesto, l’Italia si posiziona come attore di mediazione, cercando di bilanciare le divisioni interne all’Unione e mantenere un ruolo attivo sia nelle dinamiche europee sia negli equilibri internazionali.
Guerra in Iran, Giorgia Meloni frena: “Nessuna missione militare per forzare il blocco di Hormuz”
Al termine del primo giorno del Consiglio europeo, Giorgia Meloni ha ribadito con decisione la posizione italiana sullo Stretto di Hormuz, chiarendo che non esiste alcuna ipotesi di intervento militare diretto: “nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz“. L’eventuale coinvolgimento europeo verrebbe preso in considerazione solo in una fase successiva al conflitto e con il consenso delle parti, con l’obiettivo di assicurare la sicurezza dei traffici marittimi. In questo senso, l’Unione europea si conferma orientata a una gestione diplomatica della crisi, puntando sulla de-escalation e sul ruolo delle Nazioni Unite, anche attraverso il confronto diretto con il segretario generale António Guterres.
Nel dibattito è emersa con forza anche la questione energetica, aggravata dagli attacchi alle infrastrutture: è stata infatti sostenuta l’idea di una moratoria per limitare ulteriori danni e contenere l’instabilità dei mercati. Parallelamente, cresce l’attenzione sulle possibili ripercussioni migratorie. In una lettera firmata insieme a Mette Frederiksen, Meloni ha avvertito: “Non possiamo rischiare che si ripeta il fenomeno dei flussi di rifugiati e migranti verso l’Ue a cui abbiamo assistito nel 2015-2016″, evidenziando il rischio di una nuova emergenza umanitaria e di sicurezza. Da qui la richiesta di un coordinamento preventivo tra gli Stati membri e il rafforzamento delle frontiere esterne. Sul piano interno, il governo italiano ha inoltre adottato misure temporanee per contrastare l’aumento dei prezzi energetici, mantenendo un approccio prudente legato all’evoluzione incerta della crisi.