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La Spagna nega le basi e chiude i cieli agli aerei Usa: "Guerra profondamente illegale e ingiusta"

Guerra Iran Spagna Usa

La Spagna rafforza la propria linea di opposizione al conflitto tra Iran e Usa, vietando l’uso di spazio aereo e basi militari.

Nel pieno dell’escalation militare tra Usa, Israele e Iran, la decisione del governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez di negare l’uso del proprio spazio aereo e delle basi strategiche rappresenta un elemento di forte impatto sugli equilibri operativi e diplomatici. La scelta di Madrid, motivata dall’assenza di un mandato internazionale e dal rifiuto politico dell’intervento, si inserisce in uno scenario in rapido deterioramento, in cui le dinamiche militari sul campo e le posizioni dei singoli Stati stanno incidendo direttamente sulla gestione logistica e sulle prospettive di contenimento della guerra.

Guerra Iran: escalation militare e dinamiche geopolitiche

Sul fronte militare, la situazione si è ulteriormente aggravata con un’intensa offensiva condotta dall’aeronautica israeliana su Teheran, che ha impiegato oltre 80 ordigni per colpire infrastrutture legate alla produzione di armamenti. Secondo fonti militari, gli obiettivi includevano impianti per l’assemblaggio di missili antiaerei e strutture dedicate allo sviluppo di sistemi balistici, in un’operazione che si inserisce in una campagna più ampia che ha già interessato decine di siti industriali. Parallelamente, il conflitto si è esteso al Libano, dove attacchi mirati hanno colpito la periferia sud di Beirut dopo ordini di evacuazione preventiva, aumentando il rischio di un allargamento regionale. In questo contesto, la missione ONU ha segnalato un grave incidente che ha coinvolto il contingente UNIFIL, con la morte di un casco blu indonesiano, episodio che evidenzia l’elevato livello di instabilità sul terreno.

Sul piano internazionale, si moltiplicano anche le tensioni legate agli equilibri energetici e diplomatici. Il presidente statunitense Donald Trump ha intensificato la retorica contro infrastrutture strategiche come l’isola di Kharg, snodo cruciale per le esportazioni petrolifere dell’Iran, ventilando possibili operazioni militari e perfino un controllo prolungato delle risorse energetiche. Nonostante ciò, ha anche riferito che i canali negoziali restano attivi e che il transito di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz continua, segnale di una fragile apertura diplomatica.

In parallelo, fonti come il New York Times hanno riportato l’impiego di nuovi sistemi d’arma avanzati, contribuendo ad accrescere le preoccupazioni sulle vittime civili, come nel caso dell’attacco che ha colpito strutture civili a Lamerd. Sul fronte diplomatico, colloqui tra Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, tenutisi a Islamabad, hanno ribadito la necessità di privilegiare il dialogo per evitare un ulteriore deterioramento della stabilità nel Golfo.

Guerra in Iran, la Spagna blocca gli aerei Usa: la drastica decisione che cambia tutto

Il governo guidato da Pedro Sanchez ha adottato una linea particolarmente rigida, bloccando l’utilizzo dello spazio aereo nazionale a qualsiasi velivolo coinvolto in operazioni militari contro l’Iran. Come riportato dal quotidiano El País, il divieto non riguarda soltanto l’accesso alle basi di Rota e Morón, ma si estende anche al transito di aerei da rifornimento e velivoli di supporto, compresi quelli provenienti da altri Paesi alleati.

La misura include anche restrizioni al sorvolo per bombardieri e asset logistici impiegati nelle operazioni, con l’unica eccezione concessa in casi di emergenza. La ministra della Difesa Margarita Robles ha ribadito pubblicamente la posizione dell’esecutivo affermando: “Fin dall’inizio, è stato chiarito in modo inequivocabile all’esercito americano e alle forze americane che, né le basi sono autorizzate, né, ovviamente, è autorizzato l’uso dello spazio aereo spagnolo per qualsiasi azione correlata alla guerra in Iran. Per una guerra a cui siamo totalmente contrari, in cui non crediamo, che ci sembra profondamente illegale e profondamente ingiusta“.

La decisione è stata maturata dopo una serie di confronti con Washington e si fonda sull’assenza di una cornice giuridica internazionale, in mancanza di un mandato da parte di ONU, NATO o Unione Europea. Questa scelta ha avuto effetti concreti sulla logistica militare, costringendo al riposizionamento di diversi aerei cisterna statunitensi e complicando le rotte operative dei bombardieri a lungo raggio, come i B-2 impegnati in missioni intercontinentali senza scalo.

Nonostante ciò, Madrid continua a rispettare gli obblighi all’interno dell’Alleanza Atlantica, mantenendo attive le missioni difensive, il supporto ai sistemi di allerta missilistica e la cooperazione con partner europei e alleati in ambito di sicurezza regionale. Restano inoltre operative le attività di assistenza tecnica alla navigazione aerea da parte del centro di controllo di Siviglia, limitatamente ai voli che non attraversano lo spazio aereo spagnolo.