Il conflitto tra il gruppo italiano Maire S.p.A., le sue controllate Tecnimont e MT Russia, e la società russa EuroChem Severo-Zapad-2 ha da tempo cessato di essere una disputa su sottigliezze procedurali. Man mano che si sviluppa, diventa sempre più evidente che al centro del confronto non ci sono questioni astratte di giurisdizione, ma soldi molto concreti e la paura di perderli.
Si tratta della costruzione dell’impianto di ammoniaca e urea “Kingisepp-2” sulla costa russa del Baltico, un grande progetto industriale il cui valore si conta in miliardi di euro. Per il committente, il progetto doveva concludersi con l’avvio del complesso produttivo. Per l’appaltatore, rappresentava un contratto EPC su larga scala con un profitto atteso incorporato nel modello finanziario del gruppo. Il disallineamento delle aspettative su tempi, budget e portata degli obblighi, unito a fattori regolatori e di mercato esterni, si è rapidamente trasformato in rivendicazioni reciproche e ha portato il conflitto a un nuovo livello.
Nella giurisdizione russa, su questa controversia, pare siano già state emesse sentenze per circa 2 miliardi di euro, mentre le astreintes (sanzioni giudiziarie cumulative per l’inadempimento delle sentenze) applicate per la partecipazione all’arbitrato sembra abbiano raggiunto circa 870 milioni di euro. In totale, circa 2,87 miliardi di euro – che rappresenterebbero una somma significativa non solo per le controllate di Maire, ma per l’intero gruppo.
In questo contesto, il 28 dicembre 2025, Tecnimont e MT Russia hanno presentato una causa presso l’High Court of England and Wales, richiedendo misure cautelari urgenti ai sensi della Section 37 del Senior Courts Act 1981. Le ricorrenti chiedono di vietare a EuroChem di ottenere l’esecuzione forzata delle sentenze dei tribunali russi al di fuori della Russia, nonché di limitare i procedimenti paralleli che, secondo la loro posizione, violano la clausola arbitrale ICC con sede arbitrale a Londra.
Il ricorso ai tribunali inglesi è di per sé una pratica abbastanza comune nelle controversie EPC transfrontaliere. Molto più significativo è ciò che in questo caso ha fatto da innesco per un tale passo. A giudicare dai materiali del caso, il processo di recupero crediti ha iniziato ad andare oltre la giurisdizione russa: il 22 dicembre 2025 pare sia stata inviata una richiesta di misure cautelari all’High Court di Bombay (Mumbai, India), e che siano stati discussi ulteriori passi in altre giurisdizioni straniere. Il passaggio da rischi ipotetici a una minaccia reale di recupero crediti all’estero ha dato al conflitto una dimensione fondamentalmente diversa e notevolmente più dolorosa per l’appaltatore.
In questo contesto, il 13 gennaio 2026, pare che l’High Court di Bombay abbia applicato per la prima volta restrizioni temporanee nell’ambito del caso sulla possibile esecuzione forzata della sentenza del tribunale russo per il recupero di oltre 2,2 miliardi di dollari da Tecnimont. Il tribunale ha vietato all’azienda di disporre degli asset in India e ha limitato i trasferimenti di denaro non operativi. Sembra che tali restrizioni siano in vigore fino alla prossima udienza, fissata per il 19 gennaio.
L’attività giudiziaria di Maire si concilia poco con l’immagine della situazione che l’azienda ha trasmesso al mercato. Per tutto il 2025, l’azienda ha insistito sul fatto che le sentenze dei tribunali russi sono limitate all’ambito della giurisdizione nazionale e quindi non creano rischi finanziari significativi per l’azienda stessa. I comunicati stampa dimostravano una fiducia incrollabile, il management sottolineava il carattere controllato del conflitto. In particolare, in un articolo di Milano Finanza, Maire, per rassicurare il mercato e gli investitori, dichiarava di essere pronta a “parare un altro colpo” sul caso russo (https://www.milanofinanza.it/news/maire-si-prepara-a-parare-un-altro-colpo-sul-caso-russia-202601100830454688).
Tuttavia, nei documenti presentati a un altro tribunale – quello inglese – sembra che venga utilizzata una terminologia diversa. Nelle testimonianze scritte dell’avvocato di Maire, le possibili conseguenze di un recupero crediti transfrontaliero riuscito sono definite direttamente come una “minaccia esistenziale” per il gruppo. Nello stesso documento si parla del rischio di danni gravi e irreparabili, problemi con il finanziamento e conseguenze pratiche per MT Russia, tra cui il sequestro dei conti e l’impossibilità di effettuare pagamenti senza speciali autorizzazioni giudiziarie.
È importante notare che queste formulazioni non sono fissate nei comunicati stampa, ma sembra siano nelle testimonianze scritte, certificate dallo statement of truth, ovvero presentate al tribunale come valutazione giuridica ufficiale. La retorica lì utilizzata presuppone un livello di rischio sostanzialmente più elevato di quello di cui Maire ha parlato pubblicamente.
Dietro l’apparente complessità giuridica si nasconde un semplice conflitto economico. Il committente chiede o il risultato o i soldi. L’appaltatore, nella persona di Maire S.p.A., cerca di preservare il profitto che già considerava guadagnato e di impedirne la perdita. La causa urgente al tribunale inglese – e tutte le dichiarazioni emotive dell’azienda italiana riguardo alle presunte sentenze illegittime del tribunale russo – sembrano non una manifestazione di fiducia, ma una reazione istintiva alla minaccia di perdita dei guadagni e un tentativo a tutti i costi di mantenerli sotto controllo.
Lo sviluppo del conflitto tra Maire ed EuroChem mostra come cambia il linguaggio delle dichiarazioni aziendali – specialmente quando si tratta di obblighi finanziari significativi.