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Indagine in Valle d'Aosta: la perizia tecnica contesta la ricostruzione dei poliziotti

Indagine in Valle d'Aosta: la perizia tecnica contesta la ricostruzione dei poliziotti

La ricostruzione tecnica svela incongruenze nella versione dei poliziotti sull’incidente mortale di Davide Suvilla.

Il 27 aprile scorso, lungo la strada statale 26 a Chatillon, si è consumata una tragica ostinata inseguimento che ha portato alla morte del milanese Davide Suvilla, 43enne. Suvilla, insieme a due complici, aveva sottratto un camion Iveco da una cava di Verrayes e, spinto dal desiderio di fuggire, ha intrapreso una corsa spericolata contro le forze dell’ordine.

La dinamica dell’accaduto è stata fin da subito al centro di un’indagine penale che coinvolge cinque agenti della Questura di Aosta, sospettati di omicidio stradale.

Fatti dell’inseguimento e della morte di Davide Suvilla

L’azione di polizia è iniziata poco dopo il furto, con gli agenti della squadra mobile che hanno dotato le proprie auto di lampeggianti e hanno iniziato una inseguimento su più chilometri.

Il veicolo rubato, un pesante camion Iveco a cambio manuale, è stato tenuto in contatto visivo per tutta l’operazione. Alla fine dell’inseguimento, Suvilla è stato trovato a terra, privo di vita, con una profonda lesione cranica. I primi rilievi sul luogo hanno indicato che il corpo era stato rinvenuto a circa 15 metri dal camion.

Il ruolo del camion rubato e dei complici

I due complici di Suvilla sono stati intercettati poco dopo, al casello autostradale di Quincinetto, dove sono stati fermati e posti sotto custodia. Il camion, però, è rimasto nella zona di Chatillon, dove la polizia ha proseguito le indagini. Il cambio manuale del mezzo ha assunto un ruolo centrale nella ricostruzione degli eventi, poiché le sue caratteristiche meccaniche hanno consentito di verificare se fosse stato possibile per il conducente lanciarsi dal veicolo in marcia.

La perizia tecnica della procura mette in dubbio la versione dei poliziotti

Su ordine della procura di Aosta, l’ingegnere Simone Cipriani è stato incaricato di condurre una consulenza tecnica finalizzata a ricostruire la dinamica dell’incidente. Le prime conclusioni, comunicate a breve, hanno evidenziato una forte incompatibilità tra la narrazione fornita dai cinque agenti – che sostenevano che Suvilla si fosse gettato da un camion in movimento – e le evidenze tecniche emerse.

Motivi tecnici: cambio manuale e impossibilità di salto

Il perito ha spiegato che il camion Iveco possiede un cambio a leva che, quando la marcia è impostata in retromarcia, blocca la levetta finché il motore è spento. Per poter inserire la retromarcia è necessario spegnere il motore, operazione incompatibile con il veicolo in marcia. Questo significa che Suvilla non avrebbe potuto lanciarsi fuori dall’abitacolo mentre l’automezzo era in avanzata, come invece sostenuto dai carabinieri. La posizione della leva del cambio è stata indicata come prova decisiva a dimostrare l’impossibilità del salto.

Indagini in corso e prospettive legali

Parallelamente, la polizia scientifica e la Digos di Aosta hanno avviato accertamenti “irripetibili” per capire se, prima dell’impatto, Suvilla avesse subito un trauma cranico per una violenta collisione con la portiera di una delle auto della polizia. Una delle ipotesi è che, dopo essere stato colpito, l’uomo sia stato ammanettato nonostante fosse già deceduto. Una seconda perizia medico-legale, affidata al dottor Roberto Testi, dovrebbe valutare una ferita a forma circolare riscontrata sul fianco della vittima; il risultato è atteso per dicembre.

Nel frattempo, i cinque agenti non sono stati sospesi, ma hanno ricevuto un trasferimento in altre sedi. La loro posizione, già delicata, rischia di aggravarsi qualora le perizie definitive confermassero le discrepanze emerse. La comunità di Chatillon e la Valle d’Aosta attendono con tensione l’esito dei lavori peritali, che potrebbero determinare la configurazione di un eventuale processo per omicidio stradale contro i sospetti.

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