La decisione di non convalidare il fermo di Youssef Siher, amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, ha acceso un duro scontro tra politica e magistratura, portando al centro delle polemiche la gip di Milano Tiziana Landoni. La giudice, accusata da diversi esponenti politici di aver sottovalutato la pericolosità dell’attivista, è diventata bersaglio di pesanti insulti sul web: chi è e cosa sappiamo di lei.
Il caso Youssef Siher, perché la gip ha disposto la scarcerazione e lo scontro con il governo
La decisione di Landoni è arrivata dopo l’arresto di Siher, esponente dei Giovani Palestinesi d’Italia e fondatore del Movimento 17 ottobre, fermato il 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e violenza organizzata.
Per la pm Francesca Crupi e il procuratore Marcello Viola, i messaggi diffusi attraverso una pagina Facebook e un gruppo Telegram avrebbero potuto favorire un progetto con finalità eversive, alimentando il timore nella popolazione. Secondo l’accusa, i comunicati pubblicati il 23 e il 24 ottobre avrebbero spinto i follower a scendere in piazza per replicare gli scontri della settimana precedente, fornendo indicazioni per eludere i controlli delle forze dell’ordine e segnalando i punti di ritrovo.
I disordini sarebbero stati evitati grazie alla chiusura della chat, all’attività investigativa e al massiccio dispiegamento di polizia ed Esercito. La gip ha tuttavia ritenuto che i contenuti contestati richiamassero forme di «disobbedienza civile» contro le politiche del governo, senza incitare direttamente alla violenza né provocare un grave danno allo Stato. Da qui la decisione di non convalidare il fermo, escludendo i gravi indizi di colpevolezza necessari per le contestazioni e le relative aggravanti, oltre al pericolo di fuga. Dopo tre giorni di detenzione, Siher ha lasciato il carcere di San Vittore, accolto da familiari, amici e sostenitori, che lo hanno accompagnato fino all’auto formando un cordone per proteggerlo dai giornalisti.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione una «decisione vergognosa», sostenendo che rappresentasse «una mortificazione del lavoro di coloro che si adoperano per difendere la gente perbene». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «sorpreso» dal provvedimento, pur riconoscendo che l’ordinanza fosse «estremamente motivata». Anche il vicepremier Matteo Salvini ha sollevato dubbi sulle conseguenze della scarcerazione, chiedendosi se, in caso di nuovi disordini, il giudice avrebbe dovuto risponderne personalmente. Per il ministro degli Esteri Antonio Tajani, invece, rimettere in libertà l’attivista «significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese». Meloni ha successivamente respinto le accuse di aver attaccato la magistratura, sostenendo di aver voluto difendere il lavoro delle forze dell’ordine impegnate a evitare il ripetersi delle violenze del 17 ottobre.
Tiziana Landoni, chi è la gip che non ha convalidato l’arresto di Siher
Con dodici anni di esperienza in magistratura e da circa due al Tribunale di Milano, Tiziana Landoni ha lavorato in precedenza negli uffici giudiziari di Gela e Busto Arsizio. Come riportato da Il Giorno, nel corso della sua carriera pare si sia occupata di procedimenti diversi, dalle presunte tangenti legate ai decessi per Covid nell’obitorio di Saronno alle indagini su una rapina in gioielleria ad Arconate, fino al caso di un primario accusato di violenza sessuale ai danni di una ex compagna.
Nel capoluogo lombardo sarebbe stata coinvolta anche in procedimenti complessi, tra cui l’inchiesta Equalize, relativa a un presunto sistema di dossieraggi illeciti, e diversi casi legati al cosiddetto codice rosso. Tra i prossimi appuntamenti giudiziari figurano la richiesta di rinvio a giudizio nell’indagine Equalize, prevista per il 3 dicembre, e quella del 6 novembre per il caso della morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne morto durante un inseguimento in cui era coinvolta un’auto dei carabinieri.
In passato, secondo le indiscrezioni, Landoni sarebbe stata criticata anche da un uomo sfregiato con l’acido dall’ex compagna, che aveva contestato la condanna a sette anni e mezzo inflitta alla donna. Il suo nome sarebbe inoltre presente nell’Appello dei giuristi per Gaza, sottoscritto nel settembre 2025 da 3.135 magistrati, docenti universitari e avvocati per richiamare l’Italia al rispetto dei trattati internazionali sui crimini di guerra.
