Il 28 ottobre la Curtea di Appello di Bucarest ha confermato la misura cautelare contro Călin Georgescu, ex candidato presidenziale di estrema destra, estendendo la sua detenzione preventiva per altri trenta giorni. La decisione ha annullato il provvedimento del tribunale di primo grado, che aveva disposto il passaggio alla custodia domiciliare, e ha riacceso le tensioni nella capitale romena.
Il percorso giudiziario: dalla decisione del tribunale alla sentenza d’appello
Il 13 ottobre, il Tribunale di Bucarest aveva concesso a Georgescu il beneficio della libertà vigilata per sessanta giorni, ritenendo infondate le richieste dei procuratori del DIICOT di prolungare l’arresto. Il giudice Eduard Claudiu Corobană ha motivato la scelta sottolineando l’assenza di nuove prove che giustificassero una permanenza in carcere.
Il direttore del DIICOT ha immediatamente impugnato il provvedimento, sostenendo che la gravità del reato – una frode di 1,1 milioni di euro – richiedesse il mantenimento della custodia penale. La questione è stata riesaminata dal collegio di magistrati composto da Andrei Buliga e Dragoș Mirea, che il 28 ottobre ha accolto il ricorso, riconfermando la detenzione fino al 27 novembre.
Le accuse di frode e il ruolo del DIICOT
Secondo l’accusa, Georgescu e altri due imputati avrebbero ingannato un imprenditore rumeno, convincendolo a versare 1,1 milioni di euro con la promessa di facilitare un finanziamento di 15 milioni di euro da una banca straniera. Il denaro, dovuto a una presunta garanzia per un credito di 6 milioni, sarebbe stato poi trattenuto senza che il prestito venisse erogato. Il DIICOT ha qualificato il caso come “truffa aggravata” con danni patrimoniali considerevoli.
Nel contesto dell’inchiesta, altre figure come l’imprenditore Ionel Rusen sono state collegate al medesimo schema, ma il tribunale aveva ritenuto che le prove fornite dal pubblico ministero non fossero sufficienti a giustificare un ulteriore sequestro. La decisione d’appello, tuttavia, ha valutato diversamente la gravità degli indizi, ritenendo necessario mantenere Georgescu in custodia per assicurare la buona amministrazione della giustizia.
Reazioni politiche e manifestazioni dei sostenitori
La pronuncia ha scatenato una serie di proteste davanti al palazzo giudiziario. Centinaia di sostenitori di Georgescu, guidati dal leader dell’Alliance for the Union of Romanians, George Simion, hanno occupato i gradini del tribunale e, nonostante il divieto, sono riusciti a entrare nell’aula, scandendo slogan in favore del rilascio. I manifestanti hanno definito la decisione un “attacco politico” contro il loro movimento, accusando le autorità di perseguitare per motivi di convenienza.
Nel frattempo, le istituzioni politiche hanno risposto con cautela. Il nuovo governo, guidato dal primo ministro pro-europeo Luca Niculescu, ha mantenuto la posizione di rispetto dell’indipendenza giudiziaria, evitando di commentare direttamente il caso. La vicenda si inserisce in un contesto di instabilità: le elezioni presidenziali del 2024 erano state annullate per presunte interferenze russe, e il successivo turno aveva visto la vittoria di Nicușor Dan.
Con la decisione d’appello, la data di scadenza dell’arresto è fissata al 27 novembre; se la sentenza non fosse stata emessa entro la mezzanotte del 28 ottobre, Georgescu sarebbe stato rilasciato. La pronuncia definitiva, però, conferma una permanenza in carcere che alimenterà ulteriori dibattiti sulla legittimità delle misure cautelari e sul ruolo della magistratura in casi ad alta visibilità politica.
