Il 29 ottobre 2026 la Procura di Siracusa ha avviato un’indagine che ha portato all’arresto di un uomo di 37 anni, originario del Bangladesh, accusato di aver tradotto in modo deliberatamente errato i colloqui svolti nella Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. L’accusa si basa su una presunta falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale, per la quale il braccialetto elettronico è stato imposto come misura cautelare.
Secondo le ricostruzioni operative della Sezione Operativa dei Carabinieri, l’interprete avrebbe sistematicamente modificato il contenuto dei verbali, alterando sia le domande poste dai funzionari sia le risposte fornite dai richiedenti asilo, orientando di fatto le decisioni a sfavore dei migranti. Le autorità hanno ritenuto che tale condotta possa aver influito sulla valutazione dei casi di protezione internazionale, sollevando gravi dubbi sul rispetto dei diritti fondamentali.
Il ruolo ufficiale dell’interprete nella Commissione per la protezione internazionale
L’interprete di lingua bengalese ricopre nella Commissione territoriale una posizione che, per le disposizioni di legge, lo equipara a un pubblico ufficiale. Il suo compito principale è garantire una traduzione fedeli dei colloqui tra i funzionari della Commissione e i richiedenti asilo, registrando puntualmente le dichiarazioni nei verbali di audizione.
In questo contesto, la precisione linguistica è essenziale perché ogni dettaglio può determinare l’esito della domanda di protezione.
Qualifica di pubblico ufficiale
Essendo riconosciuto come tale, l’interprete partecipa direttamente alla redazione dei documenti ufficiali. La legge impone che le sue traduzioni debbano essere veritiere e complete, poiché i verbali costituiscono la base probatoria per le decisioni amministrative. Qualsiasi discrepanza o omissione rischia di compromettere l’intero iter procedimentale.
Le accuse di traduzioni deliberatamente alterate
Le indagini hanno messo a fuoco un modus operandi sistematico: l’interprete avrebbe sostituito parole chiave, omesso informazioni cruciali e, in alcuni casi, attribuito ai richiedenti dichiarazioni mai espresse. Questa manipolazione avrebbe condotto le autorità della Commissione a credere di aver ricevuto informazioni diverse da quelle realmente fornite, spostando il bilancio delle valutazioni verso esiti negativi per i migranti.
Come venivano modificati i verbali
Secondo gli atti di accusa, le modifiche includevano la trasformazione di domande aperte in domande chiuse, la cancellazione di riferimenti a persecuzioni subite e l’inserimento di affermazioni contraddittorie. Tali interventi hanno consentito di indurre in errore i funzionari della Commissione, che si sono affidati a una traduzione infondata per prendere decisioni cruciali.
L’intervento delle forze dell’ordine e le misure cautelari
I Carabinieri della Compagnia di Siracusa, su ordine della Procura, hanno eseguito il fermo dell’indiziato, confermando l’accusa di falsità ideologica e materiale. L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari, con l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico e con il divieto di comunicare con chiunque al di fuori del nucleo familiare o del proprio difensore. La misura cautelare è pensata a prevenire ulteriori presunte manipolazioni e a garantire la correttezza delle future procedure di asilo nella città.
