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Negli ultimi mesi, un caso inquietante ha riacceso l’attenzione sulla guerra in Bosnia, in particolare sull’operato dei cosiddetti cecchini del weekend. Questi individui, pagati per uccidere, si sono resi protagonisti di atti di violenza indiscriminata tra il 1992 e il 1995, prendendo di mira civili inermi a Sarajevo. Oggi, un uomo di 80 anni, ex autotrasportatore residente in provincia di Pordenone, è stato chiamato a rispondere di omicidio volontario continuato e aggravato.
Il contesto dell’indagine
Le indagini, condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dal pubblico ministero Alessandro Gobbis della Procura di Milano, sono state avviate dopo un esposto presentato dallo scrittore Ezio Gavazzeni. Questo documento ha sollevato interrogativi e ha portato alla luce testimonianze inquietanti. Gavazzeni, supportato dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, ha messo in evidenza le attività di cecchini che operavano dalla collina attorno a Sarajevo, dove, secondo le accuse, venivano effettuati veri e propri ‘safari’ di caccia all’uomo.
Testimonianze chiave
Un ex agente dei servizi segreti bosniaci, Edin Subasic, ha fornito una testimonianza cruciale, affermando di aver avuto contatti con i servizi segreti italiani durante il conflitto. Subasic ha rivelato che l’agenzia italiana, il Sismi, era a conoscenza della partenza di questi ‘tiratori’ da Trieste e che, in un secondo momento, aveva interrotto tali operazioni. Questa informazione ha spinto gli inquirenti a cercare documenti che possano confermare le interazioni tra i servizi segreti bosniaci e italiani.
Le accuse contro l’indagato
Il 9 febbraio è stato fissato un interrogatorio per l’80enne indagato, accusato di aver partecipato a un disegno criminoso che ha portato alla morte di numerosi civili, tra cui donne, anziani e bambini. Le indagini hanno rivelato che l’uomo si vantava di aver preso parte a queste operazioni di omicidio, sparando con fucili di precisione dalle alture circostanti la città assediata.
Le prove raccolte
Durante le perquisizioni effettuate dagli investigatori, sono state rinvenute sette armi regolarmente detenute nella casa dell’indagato, tra cui due pistole e quattro fucili. Questa scoperta ha ulteriormente inasprito le accuse a suo carico, in quanto suggerisce un potenziale uso di queste armi nel contesto degli omicidi avvenuti durante il conflitto.
Un caso complesso e le sue implicazioni
La questione dei cecchini del weekend non si limita a questo singolo indagato. Le indagini hanno portato alla luce numerosi nomi e testimonianze, tra cui quelle fornite dall’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, che ha indicato almeno cinque persone coinvolte. Inoltre, nel documentario ‘Sarajevo Safari’, sono state presentate ulteriori informazioni sui cecchini, contribuendo a costruire un quadro più ampio di quanto accaduto in quegli anni.
Nonostante le difficoltà nel raccogliere prove concrete, le autorità stanno collaborando con organismi internazionali, come la Procura del Meccanismo Residuale per i Tribunali Penali Internazionali, per fare luce su questa vicenda. Il coinvolgimento di personaggi pubblici, come il presidente serbo Aleksandar Vucic, è stato sollevato da un giornalista investigativo croato, il quale ha denunciato un suo presunto ruolo in passato. Queste affermazioni sono state supportate da testimonianze di soldati che hanno riportato la presenza di volontari italiani in loco.
Il caso dei ‘cecchini del weekend’ rappresenta un capitolo oscuro della storia recente, e le indagini in corso potrebbero finalmente portare a una maggiore chiarezza su eventi che hanno segnato profondamente la memoria collettiva della Bosnia e dell’Europa.