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Inflazione in Russia: Calo Drastico Previsto per il 2026

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Nel 2026, l'inflazione in Russia ha registrato un significativo miglioramento, caratterizzato da una diminuzione dei tassi e da una revisione strategica delle politiche monetarie.

Nel 2026, la Russia ha registrato un significativo calo dell’inflazione, secondo i dati forniti dall’agenzia statale di statistica, Rosstat. Questo cambiamento è il risultato delle misure adottate dalla Banca Centrale, che ha cercato di controllare la crescita dei prezzi in un contesto economico complesso.

Le misure della Banca Centrale

Per quasi due anni, la Banca Centrale ha mantenuto i tassi d’interesse intorno al 20% in risposta a un’inflazione elevata, alimentata da spese militari considerevoli.

Queste spese, inizialmente portatrici di una certa crescita economica, hanno anche contribuito a un’inflazione galoppante. Tuttavia, nel 2026, si è registrato un abbassamento dei tassi d’inflazione, scesi al 5,6%, una diminuzione notevole rispetto al 9,5% dell’anno precedente e inferiore alle previsioni della Banca Centrale e degli analisti.

Effetti delle politiche monetarie

Con il rallentamento della crescita dei prezzi, la Banca Centrale ha iniziato a ridurre gradualmente i tassi d’interesse. Questa decisione è stata presa tenendo conto delle lamentele delle imprese, che si trovavano a fronteggiare costi di prestito elevati, ostacolando così la crescita economica. Tuttavia, nonostante questi sforzi, l’economia ha mostrato un tasso di crescita vicino allo zero nel terzo trimestre dell’anno.

Le sfide economiche rimanenti

Nonostante il calo dell’inflazione, la Russia deve affrontare sfide significative, tra cui le tensioni sui finanziamenti pubblici. Il governo ha dovuto aumentare le tasse per colmare un deficit di bilancio di circa 50 miliardi di dollari registrato nel 2026. Questa situazione ha comportato un onere maggiore per i cittadini e le imprese, generando preoccupazioni per la sostenibilità economica a lungo termine.

Previsioni future

Secondo gli analisti, l’inflazione potrebbe riprendere a salire all’inizio del 2026, a causa dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA). Questa misura, annunciata dal governo, potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui prezzi, complicando l’obiettivo di mantenere un’inflazione del 4% entro il 2027.

Impatto delle sanzioni internazionali

Negli ultimi quattro anni di conflitto in Ucraina, la spesa per la difesa russa ha subito un notevole incremento, mentre i ricavi derivanti da petrolio e gas hanno risentito delle sanzioni internazionali. Secondo le stime del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), la spesa militare russa è aumentata del 3% nel 2026, rappresentando circa il 7% del prodotto interno lordo (PIL) del paese.

Le sanzioni statunitensi, introdotte nel, hanno ulteriormente penalizzato il settore energetico russo, in particolare le due maggiori aziende petrolifere, Rosneft e Lukoil. Queste misure mirano a limitare le entrate di Mosca e a costringere il governo a porre fine al conflitto in Ucraina.

Prospettive economiche

La costante pressione delle sanzioni rende sempre più difficile per le aziende russe operare a livello internazionale e recuperare le proprie entrate. Si prevede che tali misure restrittive possano influenzare ulteriormente la bilancia commerciale della Russia, contribuendo a un ulteriore indebolimento del rublo e complicando la capacità del paese di affrontare le sfide economiche future.