Il 70° Congresso nazionale degli ingegneri si è aperto oggi nella città di Trieste proclamandosi un momento di svolta per la professione. Il tema scelto, “Nuove frontiere, nuove responsabilità”, riflette l’ambizione di affrontare sfide complesse in un contesto economico e sociale in rapido mutamento. Il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri Angelo Domenico Perrini, ha introdotto l’incontro evidenziando la necessità di un ruolo più attivo e meno protettivo per la categoria.
Trieste non è più vista come semplice città di confine, ma come una vera frontiera tecnologica che collega l’Italia ai mercati dell’Europa centrale e orientale. Il suo porto, il più profondo del Mediterraneo, funge da ponte logistico, scientifico e commerciale collegando i corridoi Ten-T e le rotte del Mar Nero con il Nord-Est italiano.
Questa posizione strategica è stata la motivazione principale per scegliere la città come scenario del congresso.
Trieste, da città di confine a hub di innovazione: motivazioni della scelta
Secondo Perrini, Trieste «non è una città di confine che subisce la periferia: è una città di frontiera che trasforma il confine in valore».
Il porto di Trieste è considerato il punto di ingresso naturale verso i mercati dell’Europa centrale, capace di convertire la sua posizione geografica in opportunità concrete per la crescita nazionale. Il presidente ha sottolineato come il confine, anziché dividere, sia divenuto un “ponte” per connettere le imprese, le università e i centri di ricerca, favorendo lo scambio di tecnologie avanzate.
Il porto e i corridoi europei
Il ruolo del porto è quello di facilitare la mobilità di beni e informazioni rendendo Trieste un nodo cruciale per la digitalizzazione dei processi logistici. Questa centralità ha spinto il Consiglio a porre una maggiore enfasi sulla sicurezza dei flussi, sulla sostenibilità ambientale e sull’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per ottimizzare le operazioni.
Obiettivi della Società 5.0 e le responsabilità degli ingegneri
Il Società 5.0 è descritta come un modello in cui la tecnologia umanocentrica serve direttamente al benessere delle persone, migliorando la qualità della vita, garantendo inclusione e sostenibilità. Perrini ha ribadito che la tecnologia non deve essere fine a sé stessa, ma uno strumento per affrontare sfide sociali, ambientali ed economiche. In questo scenario, gli ingegneri sono chiamati a gestire rischi e opportunità, assicurando che le innovazioni siano conformi a norme cogenti e a principi etici.
Le cinque variabili critiche per la realizzazione del modello
Il congresso ha individuato cinque “variabili critiche” che possono accelerare o ostacolare il passaggio alla Società 5.0
Governance dell’intelligenza artificiale
Il rischio che pochi attori detengano il controllo dei dati e delle capacità di calcolo è al centro del dibattito. Una governance efficace deve tradursi in norme che limitino il potere di monopolio delle grandi aziende, proteggendo la libertà individuale e assicurando che le decisioni automatizzate siano trasparenti e responsabili.
Incentivi alla digitalizzazione e alla transizione energetica
Le iniziative partite nel 2016 con Industria 4.0 e proseguite con Transizione 5.0 hanno sostenuto l’innovazione, ma presentano ancora complesse barriere burocratiche. Il Consiglio richiama l’attenzione sulla necessità di semplificare l’accesso a fondi e di allungare gli orizzonti temporali per permettere alle imprese una pianificazione più efficace.
Sicurezza energetica e tutela del territorio
Un piano integrato di sicurezza energetica recupero sostenibile del patrimonio edilizio e protezione ambientale è essenziale per una crescita resiliente. L’ingegneria, con la sua capacità di coniugare competenze tecniche e visione sistemica, può contribuire a definire strategie che riducano la dipendenza da fonti non rinnovabili e promuovano la riqualificazione del territorio.
Riforma dell’ordinamento professionale
Il disegno di legge delega A.S. 1663, ora in fase di esame alla Camera (A.C. 3068), rappresenta un’occasione per modernizzare il ruolo degli ingegneri. Tra le proposte vi sono la valorizzazione delle specializzazioni la certificazione delle competenze tramite norme volontarie (Uni-Cei EN ISO/IEC 17024) e la revisione delle modalità di elezione e dei criteri di nomina nei consigli territoriali.
Rafforzamento del ruolo dell’Albo e della deontologia
Il Consiglio non chiede nuove tutele, ma propone di estendere la competenza certificata dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, legandola a obblighi di formazione continua, assicurazione professionale e rispetto del codice deontologico. Con più di 253.000 ingegneri iscritti all’Albo e oltre un milione di laureati, colmare la frattura tra formazione accademica e esercizio professionale è fondamentale per garantire la qualità dei servizi e la tutela della collettività.
