> > Discorsi di Trump all’ONU: Iran, Groenlandia e la Corte Penale

Discorsi di Trump all’ONU: Iran, Groenlandia e la Corte Penale

Discorsi di Trump all’ONU: Iran, Groenlandia e la Corte Penale

Trump scuote l’ONU con minacce all’Iran, piani militari in Groenlandia e un invito a abbandonare la Corte Penale.

Il presidente degli Stati Uniti donald trump, si è tolto dalla consueta retorica diplomatica per offrire un discorso che ha diviso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Inserito nella 81ª sessione dell’ONU, il suo intervento ha toccato temi sensibili: la minaccia di annientamento dell’Iran, la creazione di basi militari in Groenlandia e un invito a lasciare la Corte Penale Internazionale.

Il dibattito è iniziato con le parole ufficiali del Segretario Generale Antonio Guterres e del presidente dell’Assemblea Khalilur Rahman, proseguite poi con gli interventi di leader come Luiz Inácio Lula da Silva, il re Abdullah II di Giordania e Recep Tayyip Erdogan. Quando è arrivato il turno di Trump, la platea ha percepito un cambiamento di tono decisivo, con il leader americano che ha dichiarato apertamente la sua intenzione di difendere gli interessi degli Stati Uniti a qualunque costo.

Il discorso di Trump alla 81ª Assemblea dell’ONU

Nel suo intervento, Trump ha affermato che la sua amministrazione sta “costruendo una presenza militare massiccia in Groenlandia” promuovendo la costruzione di due basi strategiche. La decisione è stata accompagnata da un accordo di sicurezza firmato con la Danimarca, un paese tradizionalmente legato alla gestione della Groenlandia.

Il presidente ha sottolineato che la mossa è necessaria per garantire la sicurezza dell’Atlantico del Nord e per contrastare le azioni dell’Iran nella regione.

Minaccia di annientamento e dialogo con l’Iran

Una delle frasi più discusse è stata: “Io e Zelensky troveremo una soluzione per finire la guerra” seguita da un avvertimento diretto: “l’Iran sarà annientato se non rispetterà i termini del nostro dialogo”. Trump ha citato un incontro durato tre ore tra i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner e mediatori iraniani, definendolo “prodotivo” e suggerendo che le “premesse per un accordo” fossero già in atto. Tuttavia, ha anche affermato che se l’Iran persiste nella sua politica, gli Stati Uniti agiranno con forza, usando il termine “annientare”.

Il dialogo con l’Iran è stato inserito in un contesto più ampio di relazioni diplomatiche: il ministro degli Esteri iraniano, Araghchi, ha incontrato l’inviato americano Witkoff per discutere le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo le dichiarazioni iraniane, il rilascio del blocco navale richiederebbe la revoca immediata delle sanzioni e lo sblocco di tutti i beni congelati.

Le proposte di sicurezza: basi in Groenlandia e accordo con la Danimarca

Durante la sessione, Trump ha dichiarato: “Invierò subito una massiccia presenza militare in Groenlandia, costruiremo due basi”. L’annuncio è stato accolto con sorpresa da molti delegati, tra cui il premier britannico Andy Burnham, che ha difeso le sanzioni contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania accanto al presidente americano. La mossa di Washington segnala una volontà di rafforzare la strategia di difesa contro eventuali minacce provenienti dal Nord Atlantico, ma ha anche suscitato preoccupazioni sul rispetto del diritto internazionale.

L’accordo con la Danimarca, firmato a margine dell’Assemblea, prevede la condivisione di infrastrutture logistiche e il coordinamento di esercitazioni congiunte. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire una risposta rapida a potenziali crisi, anche se l’operazione ha sollevato interrogativi sul rispetto delle sovranità locali e sulle implicazioni per le relazioni con la Russia.

Richieste contro la Corte Penale Internazionale

Un altro punto focale del discorso è stato l’appello rivolto a tutti i Paesi: “Invito tutte le nazioni a ritirarsi dalla CPI”. Trump ha sostenuto che la Corte sta “limitando la sovranità nazionale” e ha accusato l’organismo di agire con una “legge del più forte”. L’Italia, rappresentata dal ministro della Difesa Guido Tajani, ha risposto che “l’Italia non vuole lasciare la CPI” ribadendo l’impegno del Paese a sostenere la giustizia internazionale.

La posizione americana ha trovato eco in alcune nazioni, mentre altre hanno difeso la Corte come elemento fondamentale per contrastare l’impunità. Il dibattito ha evidenziato una spaccatura crescente tra gli alleati tradizionali, e ha messo in luce come le dichiarazioni di Trump possano influenzare le dinamiche diplomatiche future.

Infine, la giornata si è conclusa con la promessa di ulteriori incontri tra le delegazioni statunitense e iraniana, la quali “avremo molto presto un altro incontro”. Resta da vedere se queste parole si tradurranno in azioni concrete o se, come gli osservatori temono, saranno solo un’altra dimostrazione di forza retorica in una sede dove la diplomazia è messa a dura prova.

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