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Nuova legge sul tetto del 30% di alunni stranieri

Nuova legge sul tetto del 30% di alunni stranieri

Il provvedimento del 30% di alunni stranieri, le dichiarazioni di Meloni e Mattarella, e i dati che mostrano la diffusione delle classi con alta percentuale di studenti non italiani.

Il 22 settembre 2026 la Presidenza del Consiglio ha annunciato un nuovo decreto che impone un tetto del 30% di alunni non italiani in ogni classe, dalla scuola primaria alle superiori. L’intervento è stato trasmesso dal servizio radiogiornalistico alle 13:06 e rientra nella più ampia strategia governativa volta a creare classi più equilibrate.

Il provvedimento, atteso per l’esame del Consiglio dei ministri giovedì a Roma, vuole contrastare la formazione di gruppi isolati e facilitare l’integrazione linguistica.

Il contenuto della proposta: criteri e eccezioni

Secondo le indicazioni del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, la regola si applicherà solo a quegli alunni che non hanno ancora acquisito una padronanza sufficiente dell’italiano.

La verifica avverrà mediante test e certificazioni che il ministero definisce oggettivi. Sono escluse dal calcolo le bambini che hanno frequentato la scuola dell’infanzia e accedono alla prima elementare, così come chi ha completato più anni di istruzione con risultati positivi in lingua. Anche gli studenti con passaporto europeo saranno soggetti agli stessi criteri, ma potranno beneficiare delle esenzioni previste per chi ha già dimostrato competenza linguistica.

Criteri di valutazione della conoscenza della lingua

Valditara ha specificato che la prova di conoscenza dell’italiano dovrà essere basata su esami scritti e orali standardizzati con soglie di punteggio che garantiscano una reale capacità di comunicazione in aula. Tale approccio, definito dal ministero come metodologico e trasparente intende evitare che la misurazione soggettiva influisca sulla composizione delle classi.

Le reazioni di governo e del presidente della Repubblica

Durante il programma televisivo “Cinque minuti” su Rai 1, la premier Giorgia Meloni ha difeso la misura definendola di buon senso. Ha citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando le circolari redatte durante il suo mandato da ministro dell’Istruzione, nelle quali si invitava a non concentrare gli alunni stranieri nella stessa classe. “È una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”, ha affermato Meloni, aggiungendo che le parole di Mattarella – “la scuola deve superare i ghetti, non creare i ghetti” – erano state fraintese da alcuni interpreti.

Meloni ha poi illustrato il concetto di “ghetto linguistico”, spiegando che la situazione più semplice è quella di un bambino che non parla italiano inserito in una classe dove la maggioranza degli studenti condivide la stessa difficoltà. “Questo è il ghetto”, ha sostenuto, sottolineando che una distribuzione più equa dei ragazzi non bilingui è fondamentale per prevenire la segregazione. Ha inoltre collegato la proposta a norme di sicurezza, citando le restrizioni sul volto coperto a scuola già presenti in diversi paesi europei e islamici.

Dati statistici sul fenomeno delle classi con alta percentuale di alunni stranieri

Il ministro Valditara ha presentato le cifre attuali: meno di mille classi presentano una percentuale superiore al 20% di alunni neo-arrivati che non conoscono l’italiano, soprattutto nelle scuole elementari. Al contempo, sono circa 34.000 le classi in cui la quota di studenti stranieri supera il 30%, fenomeno concentrato prevalentemente al Nord e nella capitale, Roma. Questi dati giustificano, secondo il governo, l’adozione di un limite vincolante, contrariamente a una semplice circolare che non è stata mai attuata.

Il presidente Mattarella, nella cerimonia di apertura dell’anno scolastico, ha ribadito che la scuola è aperta a tutti come sancito dalla Costituzione e deve svolgere il ruolo di unire e non lacerare. Il suo richiamo a non formare ghetti si allinea con l’obiettivo del nuovo decreto, che intende rendere la normativa più incisiva e rispettare i principi costituzionali di eguaglianza e integrazione.

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