Da mesi circolano voci secondo cui il Cremlino potrebbe ordinare un nuovo richiamo alle armi per sostenere l’invasione dell’Ucraina, ora che il partito di stato United Russia ha conquistato una maggioranza record alle elezioni parlamentari di settembre. Gli attivisti anti-guerra e gli avvocati specializzati nell’esenzione dal servizio militare, che da tempo assistono i cittadini russi, avvertono un clima di crescente ansia.
Le esperienze della mobilitazione parziale del 2022, quando furono convocati 300.000 riservisti, mostrano quanto rapidamente possa intensificarsi l’allarme sociale: più di 20.000 uomini mobilitati sono stati confermati morti e decine di migliaia di persone hanno lasciato il Paese in fuga.
Il ricordo della mobilitazione del 2022: numeri e tensioni
Nel il governo russo ha attuato la prima mobilitazione di massa dalla Seconda guerra mondiale, affiancando l’annuncio una serie di proteste in molte città e un massiccio esodo verso i confini. 300.000 riservisti sono stati chiamati alle porte, ma almeno 20.468 delle loro vittime sono state contabilizzate entro questo mese da fonti indipendenti.
Le autorità hanno impiegato metodi violenti: uomini prelevati direttamente dal posto di lavoro, trattenuti per strada o rapiti di notte per essere imbarcati verso il fronte.
Questa prima ondata di reclutamento ha lasciato una ferita profonda nella popolazione: gli avvocati segnalano che i contratti militari firmati sotto costrizione non possono più essere annullati finché il decreto di mobilitazione rimane in vigore, vincolando sia i soldati a contratto che i coscritti a servire fino alla fine del conflitto.
Tyva, la regione più vulnerabile: testimonianze e impatto demografico
Il territorio della Repubblica di Tyva situato nella Siberia meridionale e di dimensioni comparabili a Tunisia, ospita meno di 350.000 abitanti, la maggior parte dei quali di origine indigena. Con più di 2.100 morti registrati, la Tyva registra la più alta perdita per capita di qualsiasi altra regione russa. Sholbaana Kuular, attivista di New Tuva, racconta che durante la mobilitazione del 2022 uomini sono stati sottratti alle loro famiglie, spesso di notte, senza preavviso.
“Quasi tutti hanno parenti o amici già colpiti dalla bozza”, dice Kuular, rimanendo anonima per motivi di sicurezza. La paura persiste: molti giovani che possono permettersi di fuggire hanno attraversato il confine verso il Kazakistan, mentre chi resta si rifugia in zone più remote nella speranza di sfuggire a un nuovo richiamo.
Meccanismi di reclutamento e la prospettiva di una nuova bozza
Il governo ha sostituito la semplice leva con incentivi finanziari: i contratti militari possono offrire fino a 5,5 milioni di rubli (circa $70.000) per un anno di servizio, oppure costringere i giovani a firmare sotto pressione. Gruppi come Idite Lesom denunciano che le autorità intensificano le incursioni nelle amministrazioni, minacciando di “piantare droghe” o di emettere convocazioni elettroniche attraverso il nuovo registro militare introdotto nel 2024, che rende più facile l’obbligo di permanenza nel Paese.
Nel contesto politico, il presidente Vladimir Putin ha legato le elezioni del 18-20 settembre al sostegno popolare alla guerra, mentre le autorità hanno negato per 18 volte l’esistenza di un nuovo piano di mobilitazione. Analisti occidentali avvertono che una seconda bozza potrebbe essere organizzata in modo più “silenzioso” e con un ricorso più massiccio a contratti obbligatori sfruttando le accuse di debiti o i procedimenti giudiziari come pressione. Se dovesse essere attuata, la combinazione di pressione locale, incentivi economici e il registro elettronico renderebbe più difficile per i cittadini sfuggire al servizio militare, alimentando ulteriormente il clima di timore già presente in regioni come la Tyva.
