Il Mar Rosso è tornato al centro dell’attenzione internazionale a seguito delle crescenti minacce contro il traffico marittimo. Circa quaranta per cento del volume commerciale italiano attraversa questo stretto, e la chiusura dello Stretto di Hormuz avrebbe ripercussioni pesanti sia sull’economia italiana sia su quella europea. Per far fronte al rischio, l’Operazione Aspides è stata approvata dal Parlamento a con un mandato strettamente difensivo finalizzato a proteggere le navi in transito senza avviare ostilità contro i ribelli yemeniti.
Richiesta di rinforzo a Bruxelles e il ruolo dell’UE
Il ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, ha inviato una missiva urgente all’Alto rappresentante dell’Unione europea, Kaja Kallas, chiedendo il potenziamento della Missione Aspides. La lettera propone due opzioni: o altri Stati membri mettono a disposizione ulteriori unità navali, oppure l’Italia interviene da sola aggiungendo fino a quattro fregate complementari.
In quest’ultimo scenario, le spese sarebbero a carico dell’Unione, una premessa ribadita più volte dal ministro della Difesa. Kallas, dopo aver ricevuto la comunicazione, ha confermato la disponibilità a sollevare una nota informativa per gli Stati membri, nella speranza di accelerare il coinvolgimento di ulteriori rotte navali europee.
Le reazioni politiche italiane
Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vice premier, ha sottolineato più volte che l’intervento italiano è puramente difensivo. In un’intervista a La7, ha spiegato: “Non andiamo assolutamente in guerra”, aggiungendo che le navi italiane operano all’interno della cornice della missione Aspides dell’UE, con l’obiettivo di proteggere i mercantili in caso di attacco. Tajani ha inoltre ribadito che il commercio rappresenta tra il 30 e il 40 per cento del Pil nazionale, rendendo indispensabile la salvaguardia delle rotte marittime per gli interessi del Paese.
Messaggi di distensione degli Houthi e incidenti recenti
Nel frattempo, la milizia yemenita Houthi ha inviato comunicati che escludono qualsiasi intenzione di coinvolgere l’Italia in un conflitto. Muhammad Mansur, portavoce del ministero dell’informazione Houthi a Sana’a, ha dichiarato che la loro “resistenza armata è legittima contro l’aggressione saudita” e che “non siamo in guerra con l’Italia”. Lo stesso tono è stato ripetuto da Asr al-Din Amer, vice capo dell’Autorità per i media, che ha sottolineato l’assenza di intenzioni ostili verso il Paese. Nonostante ciò, la settimana scorsa un aereo militare italiano è stato colpito durante un attacco alla base saudita di Taif, senza causare vittime tra le truppe italiane.
Operazioni e valutazioni sul campo
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, e il comandante interforze Giovanni Maria Iannucci sono stati incaricati di redigere un rapporto su possibili opzioni operative, dalla potenziamento dei sistemi anti-drone alla valutazione di un eventuale ritiro. Recenti aggressioni contro un deposito di carburante all’aeroporto di Riad e contro impianti petroliferi a Yanbu hanno aumentato la percezione di vulnerabilità, spingendo il governo a considerare il dispiegamento di ulteriori unità navali. L’Italia ha già impegnato due fregate nella missione, con la Carlo Bergamini che ha iniziato a scortare il mercantile “Jolly Oro” nello Stretto di Bab el-Mandeb.
Implicazioni economiche e prospettive future
Il governo italiano rimane fermo sulla necessità di proteggere i mercantili che trasportano beni dal Mediterraneo verso i mercati asiatici. Con il 30-40 per cento del Pil legato alle esportazioni, un’interruzione prolungata nel Mar Rosso comporterebbe un danno significativo per l’intera economia europea. L’Italia è pronta a destinare almeno due fregate aggiuntive, ma insiste affinché i costi siano partecipati dall’Unione europea. Tajani ha concluso affermando che il Parlamento sarà informato tempestivamente su ogni evoluzione e che la presenza italiana nella zona non verrà ridotta finché la sicurezza dei nostri mercantili non sarà garantita.
