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Deportazioni di massa e decisione giudiziaria: USA e i nuovi accordi con paesi terzi

Deportazioni di massa e decisione giudiziaria: USA e i nuovi accordi con paesi terzi

Scopri i dettagli sugli accordi segreti, i volumi di deportazione e la recente sentenza della Corte d’Appello che ha fermato la politica di invio immediato.

Dal gennaio 2025, quando l’amministrazione Trump ha assunto la presidenza, gli Stati Uniti hanno avviato una rete di accordi riservati con 35 paesi in via di sviluppo per trasferire migranti che non possono essere rimpatriati legalmente. L’iniziativa, chiamata Deportation Project è stata portata alla luce da un’indagine condotta da Forbidden Stories che ha coinvolto oltre ventitré testate giornalistiche.

Numeri, rotte e finanziamenti dei trasferimenti

Entro il 31 agosto 2026, il numero totale di persone espulse verso paesi terzi ha superato i 25.447 individui. La maggior parte, circa 20.000 è stata inviata in Messico, mentre il resto è stato distribuito in 27 ulteriori stati dell’America Latina, dell’Africa e dell’area del Pacifico.

Gli accordi includono anche sette nazioni aggiuntive, portando il totale a 35 paesi beneficiari.

Il documento ricavato dall’inchiesta indica che il governo statunitense ha stanziato 410 milioni di dollari destinati direttamente ai paesi riceventi o ad agenzie delle Nazioni Unite per facilitare i trasferimenti. Fino ad oggi sono stati registrati più di 100 voli verso 28 paesi diversi; gli osservatori temono che questo dato rappresenti una stima al ribasso, poiché sono stati contabilizzati solo i voli verificati in maniera indipendente.

La frequenza di questi spostamenti è aumentata notevolmente. Dopo una prima ondata nei primi mesi della seconda amministrazione Trump, il ritmo delle espulsioni è ripreso a crescere ad agosto, quando un record di 16 voli ha trasportato migranti verso 13 paesi diversi, secondo le analisi di Human Rights First.

Il quadro giuridico: la sfida della Corte d’Appello

Nel frattempo, una causa collettiva promossa da migranti soggetti a ordini di espulsione è arrivata davanti al 1° Circuito della Corte d’Appello di Boston. Il 18 settembre 2026, la corte ha respinto la politica dell’amministrazione che consentiva di deportare rapidamente persone verso paesi terzi senza offrire loro la possibilità di sollevare preoccupazioni per la loro sicurezza.

Il giudizio ha confermato in gran parte una decisione di febbraio di un giudice di grado inferiore, che aveva dichiarato la normativa del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) incostituzionale. La sentenza, che probabilmente sarà presentata alla Corte Suprema, sottolinea che i migranti hanno diritto a un giusto processo e che le protezioni contro persecuzioni e torture non possono essere aggirate semplicemente imbarcandoli su un aereo diretto a un paese non previsto dal loro procedimento di rimozione.

Tra i protagonisti legali figura Trina Realmuto avvocato della National Immigration Litigation Alliance, che ha dichiarato: “Questa decisione conferma che il dovuto processo e le protezioni del Congresso contro persecuzioni non possono essere eluse.” Il Giudice Brian Murphy nominato dal presidente Joe Biden, aveva già annullato la politica nel 2025, ritenendola priva di garanzie procedurali adeguate.

In appello, l’amministrazione ha sostenuto che l’ordinanza di Murphy avrebbe limitato la sua capacità di eseguire migliaia di ordini di deportazione verso paesi terzi. Tuttavia, il giudice Seth Aframe scrivendo per la maggioranza della corte, ha ritenuto che la posizione di Murphy fosse “sensata” perché richiedeva ai migranti una opportunità significativa di esprimere le proprie preoccupazioni prima del trasferimento.

Questioni procedurali rimaste aperte

Il 1° Circuito ha comunque annullato una parte della sentenza di Murphy per motivi procedurali, ponendo la domanda se il governo debba prima tentare di rimandare i migranti verso paesi con cui hanno legami prima di ricorrere a destinazioni senza alcun rapporto preesistente.

Il Consigliere legale generale del DHS, James Percival ha dichiarato su X che la politica rimane attiva poiché la decisione della corte non è ancora divenuta efficace, sostenendo il diritto del dipartimento di inviare persone “altrove” se esse temono persecuzioni nei loro paesi d’origine.

Impatto e prospettive future

Nel complesso, gli accordi con paesi come Messico, Uganda, Guinea Equatoriale, Liberia e la Repubblica Centrafricana hanno consentito agli Stati Uniti di spostare più di 25.000 migranti verso destinazioni terze, spesso senza un preavviso adeguato. L’attuale dibattito giudiziario mette in dubbio la legittimità di tale approccio e potrebbe portare a una revisione o a un arresto definitivo della pratica.

Le organizzazioni di diritto umano, tra cui Refugees International e Human Rights First continuano a monitorare la situazione, sottolineando il rischio di violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Fino a quando la Corte Suprema non abbia emesso una sentenza definitiva, la questione rimane aperta, con possibili ulteriori ricorsi da parte del governo e nuove azioni legali da parte dei difensori dei migranti.

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