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K-NOW! Korean Video Art Today: la nuova scena della videoarte coreana arriva al MASI di Lugano

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Il Museo d’arte della Svizzera italiana (MASI) apre la stagione espositiva con K-NOW! Korean Video Art Today, una mostra immersiva che rimarrà aperta fino al 19 luglio attraverso la quale porta a Lugano alcune tra le voci più interessanti della videoarte contemporanea sudcoreana.

Ospitata nella sala ipogea del LAC Lugano Arte e Cultura, l’esposizione offre uno sguardo articolato sulla produzione artistica di una nuova generazione cresciuta in un Paese segnato da profonde trasformazioni sociali, tecnologiche e politiche.

Curata da Francesca Benini e Je Yun Moon, la mostra riunisce opere di Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, il collettivo 업체eobchae, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun. Attraverso installazioni video, proiezioni multicanale e realtà virtuale, il progetto esplora i linguaggi più attuali della videoarte, un medium che negli ultimi anni si è affermato come uno dei più dinamici della scena artistica internazionale.

Il percorso espositivo si sviluppa come un’esperienza immersiva che intreccia memoria storica, speculazioni tecnologiche e riflessioni sulla società contemporanea. Le opere presentate affrontano temi che attraversano il nostro tempo globale: il rapporto tra tecnologia e corpo, la costruzione della memoria collettiva, la migrazione, le nuove forme del lavoro e le trasformazioni dell’identità nell’era digitale.

La mostra si apre con Citizen’s Forest (2016) di Chan-kyong Park, una monumentale installazione video multicanale che richiama l’orizzontalità dei rotoli della pittura tradizionale asiatica. In una dimensione sospesa e stratificata, rituali sciamanici popolari si intrecciano con episodi tragici della storia recente coreana, tra cui il naufragio del traghetto Sewol del 2014, rivelando il ruolo della tradizione come strumento di memoria e resistenza. Il tutto si chiude con le opere Offering (2023) e Wreckage (2024) di Jane Jin Kaisen, presentate in una doppia proiezione di forte intensità visiva. Attraverso immagini evocative e poetiche, l’artista esplora il legame con l’isola di Jeju e con le memorie sommerse nelle sue acque, tra cui il massacro dei civili del 1948, evocando allo stesso tempo la cultura delle Haenyeo, le celebri pescatrici apneiste simbolo di resistenza femminile.

Tra storia e futuro si colloca anche Delivery Dancer’s Sphere (2022) di Ayoung Kim, proiettato su un grande LED wall al centro dello spazio espositivo. L’opera segue i percorsi di una giovane corriere in motocicletta attraverso una Seoul trasformata in un paesaggio dominato da algoritmi e dati. Nato durante la pandemia di COVID-19, il lavoro riflette sulla gig economy e sulle nuove dinamiche di un mondo del lavoro sempre più accelerato e performativo.

Le trasformazioni tecnologiche e i modelli economici contemporanei sono al centro anche della ricerca con ROLA ROLLS (2024) e la scultura TREE OF ROLA (2024), il gruppo immagina scenari futuri in cui la crisi delle risorse fossili porta alla nascita di nuove forme di vita ibride e autosufficienti, raccontate attraverso un’estetica digitale ironica e distopica.

Uno sguardo critico sulla società competitiva contemporanea emerge invece nei lavori di Sungsil Ryu. Il video BJ Cherry Jang 2018.9 (2018) ruota attorno a una streamer virtuale che promette ai suoi follower una fantomatica “cittadinanza di prima classe”, trasformando aspirazioni e desideri sociali in un sistema di consumo e appartenenza simbolica. Il rapporto tra tecnologia e percezione è indagato da Heecheon Kim con Ghost1990 (2021), un’esperienza in realtà virtuale che mette il visitatore nei panni di un atleta infortunato, esplorando la tensione tra vulnerabilità, controllo e ossessione per la performance fisica.

In Made in Korea (2021), Onejoon Che utilizza il linguaggio del videoclip musicale per riflettere sui fenomeni migratori e sulle nuove comunità nate in Corea del Sud. Realizzato insieme al musicista nigeriano Igwe Osinachi, il lavoro affronta con leggerezza ma profondità le contraddizioni sociali di un Paese in rapido cambiamento. La dimensione politica dei territori è infine al centro di Green Screen (2021) di Sojung Jun, girato lungo la zona demilitarizzata tra Corea del Nord e Corea del Sud. Il video restituisce l’immagine di un luogo carico di storia e tensione, ma anche di sorprendente rigenerazione naturale, invitando a ripensare il significato stesso dei confini. Con una durata complessiva di circa un’ora e quaranta minuti, la mostra propone un viaggio attraverso alcune delle questioni più urgenti del nostro presente. Come sottolineano le curatrici, la videoarte si rivela qui non solo come mezzo espressivo, ma come strumento capace di ampliare lo sguardo sul mondo e mettere in dialogo esperienze culturali diverse.

K-NOW! Korean Video Art Today rappresenta così un’occasione unica per scoprire la vitalità della scena artistica coreana contemporanea e per esplorare le nuove frontiere della videoarte internazionale.