La politica britannica è in fermento dopo le dimissioni di Keir Starmer da primo ministro. La decisione apre una fase di transizione che potrebbe portare Andy Burnham ex sindaco della Greater Manchester a Downing Street. Starmer resterà in carica fino alla scelta del nuovo leader laburista, ma gli sviluppi recenti suggeriscono un passaggio di poteri rapido.
Le difficoltà politiche di Starmer, segnate da un crollo dei consensi e tensioni interne al partito, hanno portato a questa svolta. La vittoria di Burnham alle elezioni suppletive di Makerfield il 16 luglio lo ha riportato alla House of Commons rendendolo un candidato forte per la leadership del partito.
La corsa alla leadership del Labour Party
L’iter per la successione si aprirà formalmente il 9 luglio con la raccolta delle candidature che si chiuderà una settimana più tardi. Per entrare nella corsa servirà il sostegno di almeno 81 deputati laburisti. Se dovessero esserci più candidati, la scelta finale verrebbe affidata agli iscritti nel corso dell’estate, con l’obiettivo di avere un nuovo leader entro il primo settembre.
Tuttavia, la decisione di Wes Streeting ex ministro della Sanità e principale rivale di Burnham, di rinunciare alla candidatura e sostenere Burnham, ha ridotto drasticamente le possibilità di una vera competizione interna. Questo potrebbe portare alla nomina di Burnham come nuovo leader già il 17 o 18 luglio senza passare attraverso una consultazione degli iscritti.
Un possibile primo ministro cattolico
L’ascesa di Burnham avrebbe anche un valore storico. Se dovesse varcare la soglia di Downing Street diventerebbe il primo ministro cattolico nella storia britannica. Nel 2015 aveva dichiarato di non essere “particolarmente religioso“, pur sottolineando come la “dottrina sociale cattolica” rappresenti uno dei pilastri della sua visione politica.
Tony Blair si convertì al cattolicesimo soltanto nel 2007 dopo aver lasciato l’incarico di primo ministro, mentre Boris Johnson battezzato cattolico da bambino, aderì successivamente alla Chiesa anglicana. La vittoria di Burnham alle elezioni suppletive di Makerfield ha acceso i riflettori su di lui come possibile nuovo leader del Labour Party.
La sfida elettorale e il futuro del Labour
La vittoria di Burnham a Makerfield ha confermato la sua popolarità e la sua capacità di attrarre consensi. La sua campagna elettorale si è concentrata sulla necessità di migliorare le condizioni di vita delle persone nella zona, vicina a dove vive e dove i suoi tre figli sono andati a scuola. Tuttavia, molti vedono questa vittoria come un passo verso una leadership nazionale.
“Change is coming, but the question tonight is ‘what kind of change?’” ha dichiarato Burnham in un discorso ai sostenitori del partito. “A vote for me is a vote to end 40 years of trickle-down economics that didn’t trickle down much at all to people here.“
Starmer, che ha promesso di combattere contro le avversità, ha visto la sua popolarità crollare rapidamente. La sua decisione di dimettersi è stata influenzata dalla mancanza di sostegno all’interno del partito e dalla necessità di evitare una lunga campagna di leadership che potrebbe ulteriormente alienare gli elettori prima delle elezioni nazionali previste.
Burnham, che ha una lunga storia di attivismo nel partito e ha servito come ministro nei governi di Tony Blair e Gordon Brown ha una vasta esperienza. Tuttavia, la sua assenza da Londra per dieci anni potrebbe rendere difficile replicare il successo ottenuto a Manchester su scala nazionale. Con il sostegno di Streeting e altri esponenti del partito, Burnham sembra destinato a diventare il nuovo leader del Labour Party e, possibilmente, il prossimo primo ministro britannico.
