L’intervista con Carlo Caprotti, forse per la vicinanza geografica con la terra Elvetica, ci permette di conoscere non solo un rappresentante della nostra piccola Heidi ma ben 3.000 tra ragazzi, giovani e adulti che hanno partecipato e partecipano all’avventura del Rifugio Frassati (Saint-Rhémy AO), la struttura costruita e gestita dall’Operazione Mato Grosso.
Carlo Caprotti, 46 anni, sposato con quattro figli, ha conosciuto l’OMG fin dall’adolescenza tramite campi di lavoro e volontariato. L’Organizzazione Mato Grosso, nata dal cuore e dalla fantasia del sacerdote Salesiano Padre Ugo De Censi, è un movimento spontaneo che educa i giovani attraverso il lavoro gratuito a favore dei più poveri. Come si può leggere sul sito del movimento (come ci tiene a precisare Carlo non prevede tesseramenti) attraverso il lavoro, i giovani intraprendono un percorso che li conduce alla scoperta e all’esperienza di valori essenziali: lo sforzo fisico, la generosità disinteressata, la congruenza tra le parole e le azioni, il senso di appartenenza a un gruppo, il rispetto e la cooperazione interpersonale, l’empatia verso le difficoltà altrui, la ricerca del significato esistenziale e l’apprendimento dell’affetto per gli altri. Un percorso che nasce e si costruisce sui valori del lavoro e del dono. La gratuità è un pilastro fondamentale dell’OMG, sia nelle missioni e sia in Italia: nessuno è stipendiato e i partecipanti donano il proprio tempo, le ferie o persino la vita. Come dichiara Carlo, l’approccio dell’OMG è quello di “mettere le mani in pasta” per aiutare i poveri e migliorare la propria vita, sottolineando come il lavoro faticoso acquisisca un valore profondo, purificando dal “grigiore” della società. Sono i calli sulle mani che dimostrano questo impegno, che ad oggi ha portato l’OMG a supportare circa 130 missioni in Bolivia, Brasile, Ecuador e Perù, con circa 400 tra famiglie e volontari impegnati nell’opera missionaria
L’Operazione Mato Grosso, sin dai primi progetti di Padre Ugo sulle Ande, ha un forte legame con la montagna e in questi anni ha creato rifugi in Val Formazza, Valle d’Aosta (oltre al Frassati nell’alta Valle del Gran San Bernardo, il Rifugio degli angeli in Valgrisenche e il Rifugio delle marmotte in Val di Rhemes), Piemonte Occidentale, Alto Lario, Valtellina, Valsassina, Val Taleggio, Val Camonica e Lago di Garda. Il rifugio infatti non è solo un riparo fisico, ma anche un luogo di crescita personale e solidarietà.
Carlo Caprotti e altre famiglie gestiscono il Rifugio Frassati i cui lavori di costruzione sono iniziati nell’estate del 2008 ad opera dei ragazzi dell’Operazione Mato Grosso che hanno lavorato gratuitamente per tre estati, fino all’inaugurazione del 2011.
Il trasporto dei materiali necessari è stato fatto quasi interamente a spalla dai ragazzi, che hanno regalato una o più settimane delle loro vacanze estive per la realizzazione del rifugio. Immersi nella natura, nel silenzio della Montagna, lontano dal frastuono della città, scegliendo di regalare del proprio tempo per i più poveri, vivendo le settimane seguendo il ritmo naturale della giornata, dall’alba al tramonto: questi gli ingredienti segreti del Rifugio. In linea con lo spirito di avventura ed essenzialità dell’Operazione Mato Grosso, i ragazzi vivevano le settimane di lavoro utilizzando come campo base l’alpeggio Tza di Merdeux, situato a 45 minuti di cammino al di sotto del rifugio. Oggi la gestione estiva, che dura circa 10 settimane estive, coinvolge numerose famiglie e volontari, arrivando a 30-35 gestori a settimana per una struttura che può ospitare fino a 64 persone con un’organizzazione si è sviluppata spontaneamente, sostenuta dall’amicizia e dall’entusiasmo iniziale. La gratuità – come dimostra Carlo – si concretizza nel servizio al rifugio e favorisce un’accoglienza calorosa trasmettendo un senso di familiarità, bellezza e serenità ai propri ospiti. Questa esperienza è contagiosa e stimola riflessioni profonde sul significato della felicità e sulle priorità della vita.
L’esperienza di Carlo e dei suoi amici dell’Organizzazione Mato Grosso cattura perfettamente lo spirito di Pier Giorgio Frassati e del suo motto “Verso l’alto” con la quale esprimeva una dualità con la sua passione per la montagna (simbolo del guardare in alto verso Dio) e il suo instancabile impegno verso i poveri e i malati (il guardare in basso verso il prossimo bisognoso). “Se verrai a i rifugi come cliente aiuterai i poveri. Se verrai come gestore aiuterai i poveri e ti resterà nel cuore il valore del tempo e della fatica che hai regalato loro.”