> > La Stazione dell’Acqua

La Stazione dell’Acqua

elena stazione dellacqua

La storia di un luogo generativo

L’incontro di questa settimana non è con una singola Heidi ma ben due: Elena e Marco della “Stazione dell’acqua” a Introd (AO). Come piace alla nostra piccola “rivoluzionaria” questa non è la storia stereotipata del cittadino che, innamorato della montagna, decide di cambiare vita, lascia i lussi della città e si trasferisce tra le vette innevate.

Non è assolutamente una storia di contrapposizione tra città e montagna, non è la storia di Klara che ritrova la salute tra i pendii fioriti: una montagna salvifica in antitesi alla città malsana. Potremmo quasi dire che è la storia di un “ luogo”: è lui il vero protagonista del nostro dialogo.  La storia “generativa” di Elena e Marco non è nata da un desiderio di cambiamento radicale, ma da un “colpo di fulmine”, durante una passeggiata nel 2009. La “Stazione dell’acqua” – composta da un edificio principale e un ampio magazzino è stata costruita nel 1920 a servizio del bacino di carico che alimenta la centrale idroelettrica di Champagne 1 a Villeneuve (AO). L’antica struttura, un ex edificio industriale isolato (una rarità in Val d’Aosta), si trova in una zona remota, al confine del parco del Parco del Gran Paradiso e a soli 20 minuti da Aosta. Prima di restare abbandonato per quasi 40 anni, fino agli anni 70 l’edificio principale ha ospitato i guardiani del bacino e le squadre adibite alla sua manutenzione.  Da qui la decisione di dar vita alla “Stazione” con i lavori nell’edificio principale iniziati nel 2011 e terminati nell’autunno del 2013 e la ristrutturazione del vecchio magazzino dal novembre 2016 all’estate 2017 trasformato in sala per praticare yoga, mindfulness e ritiri spirituali con appartamento per vacanze,

È stato quindi il luogo a generare un percorso di rigenerazione e a spingere Elena e Marco  a trasferirsi definitivamente da Milano a Introd. Un percorso che ha coinvolto le loro vite, il luogo che è rinato dopo anni di abbandono, la Comunità locale che ha riscoperto un sito e la sua storia industriale, e gli ospiti che si recano alla “Stazione dell’acqua” non solo per la bellezza del paesaggio (si possono ammirare sia il Monte Bianco e sia il Monte Rosa) ma soprattutto per vivere un’esperienza di immersione nella natura ricca di pace e silenzio. La struttura offre 12 posti letto e ampi spazi comuni pensati appositamente, come una sorta di ossimoro, per favorire la condivisione e incoraggiare gli ospiti a costruire un “silenzio condiviso”. Nonostante l’assenza totale di lussi come TV o frigobar, la struttura vanta infatti un alto punteggio su Booking: Elena attribuisce questo successo alla “bella energia” del luogo e al perfetto incontro tra domanda e offerta, dove relax e disconnessione sono una ricchezza e non una mancanza.

Sono due le parole chiave che colpiscono nel dialogo con Elena e Marco:condivisione e collaborazione. La prima che si concretizza nell’ospitalità, vissuta non solo come business, inevitabile per la sostenibilità economica della struttura,  ma come volontà di condivisione di un sogno e di ciò che questo luogo può trasmettere. La seconda è la volontà di non competere con gli altri soggetti che si occupano di ospitalità sul territorio, ma bensì di lavorare per il bene comune trasformando la concorrenza da scontro a stimolo per il progresso condiviso, dove l’impresa diventa fonte di valore materiale, culturale e sociale per tutta la comunità, mirando al benessere collettivo e non solo alla somma dei singoli interessi. È questa la magia di un luogo generativo.