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Laura Pausini e il collier Pomellato a Sanremo 2026: anatomia di un gioiello che ha fatto discutere

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Analisi del collier Pomellato indossato da Laura Pausini a Sanremo 2026: caratteristiche tecniche, abbinamenti di stile e la controversia sulla visibilità dei marchi in diretta

Sul palco dell’Ariston, nelle prime serate del festival, a catturare l’attenzione non sono stati solo i brani o gli abiti: il collier indossato da Laura Pausini è diventato il vero protagonista. Non si è trattato di un semplice ornamento scenico, ma di un oggetto subito riconoscibile—e dall’elevato valore economico—che ha riacceso il dibattito sul confine tra scelta d’immagine e pubblicità occulta.

Dietro quel gioiello si nasconde una storia di alta manifattura: lavorazioni artigianali, materiali pregiati e numeri che collocano il pezzo nel mercato del lusso. La genesi dell’oggetto, la provenienza delle materie prime e le pratiche adottate nella sua produzione sono diventate temi centrali, non solo per gli appassionati di moda, ma anche per chi segue le questioni legate alla sostenibilità e alla trasparenza della filiera.

Che cosa lo rende speciale
Il collier è costruito su una struttura modulare in oro rosa, pensata per muoversi con il corpo come se fosse un tessuto lucido. Sono 78 i diamanti che punteggiano la collana, montati per seguire le curve e catturare la luce in modo dinamico. Al centro brilla una tanzanite irregolare da 55,96 carati: una gemma rara, dal blu-viola intenso, che diventa subito il punto focale. La combinazione di peso e rarità della pietra è uno degli elementi che spiega il valore economico e il posizionamento del pezzo nell’alta gioielleria.

Artigianalità e tracciabilità
La maison ha dichiarato circa 700 ore di lavorazione manuale, un dato che sottolinea la dimensione su misura dell’oggetto. Per gli osservatori attenti alla sostenibilità, però, non conta solo la maestria: la tracciabilità dei materiali e le modalità di approvvigionamento pesano sulla reputazione e sul valore percepito del gioiello. Gli accessori che completano il look
Laura Pausini ha scelto altri pezzi della stessa maison per completare il look: un anello della linea Nudo High Jewelry e un altro della collezione Iconica, oltre a cambi d’abito con orecchini e anelli in topazio e lapislazzuli. Le varie stime riportate dalle fonti parlano di singoli componenti valutati a decine di migliaia di euro, cifre che fanno lievitare nettamente il valore complessivo rispetto ai gioielli commerciali standard. Anche qui, la provenienza delle pietre e la trasparenza sulla filiera restano parametri decisivi per il giudizio pubblico e di mercato.

Moda, tv e regole in prima serata
Sanremo è un palcoscenico dove moda e spettacolo si alimentano a vicenda: le scelte d’immagine servono a costruire identità e a raccontare personaggi. Ma la visibilità dei marchi in diretta televisiva è regolata con attenzione dalla Rai, che vieta loghi e messaggi pubblicitari non autorizzati. In passato ci sono già stati richiami e sanzioni per inquadrature o post sponsorizzati, e questo ha reso organizzatori e broadcaster più cauti rispetto a possibili forme di product placement non dichiarato.

Il nodo della riconoscibilità
Un tema controverso è la riconoscibilità: molti pezzi di alta gioielleria sono immediatamente identificabili per stile, materiali e dettagli, anche senza un logo ben visibile. Questo complica le regole sui red carpet: vietare la visibilità rischia di limitare l’espressività di eventi come Sanremo, mentre non intervenire espone a conseguenze legali e regolamentari. Il risultato è una zona grigia che richiede politiche più chiare e accordi contrattuali specifici fra artisti, stylist e produttori.

Precedenti e possibili sviluppi
Le contestazioni passate hanno già portato a procedure di compliance più rigide, trasferendo parte delle responsabilità economiche su artisti e case discografiche. È probabile che nei prossimi anni le regole diventino ancora più stringenti, con impatti su diritti, relazioni commerciali e gestione delle presenze dei brand in eventi di grande audience.

Perché il collier ha fatto discutere
La discussione intorno al collier non riguarda solo il suo valore estetico o monetario: è anche una questione culturale. Da una parte c’è chi vede nell’ostentazione un problema; dall’altra chi difende l’uso di capolavori artigianali nelle occasioni di grande rappresentanza. Nel caso di Pausini, la collana è stata pensata in dialogo con l’abito Giorgio Armani Privé, creando un binomio che mette in luce estetica d’autore e cura del dettaglio.

In definitiva, quel collier ha messo in evidenza una tensione: mostrare l’eccellenza artigiana e, al tempo stesso, garantire trasparenza nella comunicazione pubblica. Per gli organizzatori degli eventi e per i brand significa dover mettere a punto regole e linee guida più precise, così da conciliare la libertà creativa con la correttezza normativa e la responsabilità verso il pubblico.