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Nel corso degli anni ’60 e ’70, i rappresentanti degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica si sono riuniti in importanti città europee per discutere il controllo degli armamenti, dando vita a trattati che hanno avuto un impatto duraturo sulla sicurezza globale. Tuttavia, con la scadenza del trattato New START, il panorama nucleare si fa nuovamente incerto, evocando timori simili a quelli della Guerra Fredda.
Quando il trattato New START scadrà, il 2 febbraio, non ci sarà più un accordo reciproco tra le due potenze nucleari più grandi del mondo riguardo alla limitazione dei loro arsenali. Questo evento segna un punto di svolta significativo e preoccupante nella storia della diplomazia nucleare.
Il contesto storico del trattato New START
Firmato nel 2010 dai presidenti Barack Obama e Dmitry Medvedev, il New START era l’ultimo di una serie di accordi volti a limitare le armi nucleari. Il trattato stabiliva dei limiti sul numero di testate nucleari schierate, fissandoli a 1.550, e sul numero di sistemi di lancio a 800. Anche se i missili non schierati non avevano restrizioni, i due paesi si impegnavano a ispezionare i propri arsenali in un clima di reciproca trasparenza.
Le conseguenze della scadenza del trattato
Con l’avvicinarsi della scadenza del New START, i leader delle due nazioni sembrano non preoccuparsi eccessivamente della mancanza di un accordo. Il presidente russo Vladimir Putin ha addossato la responsabilità della sospensione della Russia dal trattato al supporto militare occidentale in Ucraina, mentre Donald Trump ha espresso interesse per un accordo più ampio che includa anche la Cina, ma senza fornire dettagli concreti.
Questo disinteresse per il destino del trattato è preoccupante, poiché potrebbe spingere verso una nuova corsa agli armamenti nucleari, aumentando il rischio globale. Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’Associazione per il Controllo degli Armamenti, ha avvertito che l’assenza di un accordo lascia il mondo in una posizione vulnerabile, con il potenziale di malintesi e escalation.
Le sfide per il futuro della sicurezza nucleare
Il pericolo reale risiede nel fatto che, senza limitazioni concordate, gli Stati Uniti e la Russia potrebbero iniziare a incrementare i loro arsenali nucleari. I dati rivelano che la Russia possiede circa 5.459 testate nucleari, mentre gli Stati Uniti ne hanno 5.177. Insieme, queste due nazioni detengono circa il 90% delle armi nucleari esistenti nel mondo.
Il ruolo della Cina nel nuovo panorama nucleare
Il desiderio di Trump di coinvolgere la Cina in un eventuale nuovo accordo è una mossa strategica, ma presenta diverse complessità. Gli esperti avvertono che un aumento delle armi nucleari da parte di Stati Uniti e Russia potrebbe indurre la Cina a rafforzare ulteriormente il proprio arsenale, intensificando così la competizione nucleare. Pavel Podvig, direttore del Progetto sulle Forze Nucleari Russe, suggerisce che sarebbe stato possibile mantenere i limiti del New START mentre si cercava di avviare colloqui con Pechino.
La situazione attuale è quindi caratterizzata da una crescente incertezza. La fine del New START non solo segna un passo indietro nel controllo degli armamenti, ma crea anche un clima di tensione in cui è difficile prevedere le reazioni delle potenze nucleari mondiali.
Come sottolineato da Dmitry Medvedev, ex presidente russo, la scadenza del trattato potrebbe accelerare il “Doomsday Clock”, un simbolo del rischio di autodistruzione dell’umanità. Senza meccanismi di verifica e ispezione, il rischio di malintesi e conflitti aumenta, portando a possibili scenari catastrofici.
Il futuro degli armamenti nucleari, quindi, appare nebuloso e carico di sfide. La comunità internazionale deve essere pronta a rispondere a queste nuove dinamiche per garantire un ambiente di sicurezza duraturo e prevenire un’escalation pericolosa.